I terreni si trovano nella zona tra Romanina A-B, Ponte Linari–Campo Romano, Gregna–Osteria del Curato.
L’operazione ha un valore stimato e aggiornato (coefficiente ISTAT a settembre 2025) pari a 934.272,08 euro: è la cifra che Roma pagherà per acquisire le aree.
La finalità, nero su bianco negli atti, è legata a presunte opere e servizi di pubblica utilità: in particolare viabilità/strade già esistenti, ma anche verde pubblico, servizi pubblici, parcheggi previsti nei piani urbanistici di Roma.
In pratica, Roma compra i terreni di Frascati per “mettere ordine” su aree che servono già (o serviranno) alla città e che devono essere nella piena disponibilità giuridica del Campidoglio per realizzare e gestire infrastrutture e servizi.
Un via libera amministrativo che diventa scelta politica
Con la determinazione n. 1279 del 17 dicembre 2025, Frascati ha approvato lo schema del contratto definitivo di compravendita. È un passaggio tecnico, ma il contesto è tutto politico.
Frascati è un Comune che ha dichiarato il dissesto finanziario nel 2022 e oggi ogni pezzo di patrimonio diventa una leva (o un rischio) nella gestione dei conti.
L’atto non “chiude” solo una pratica: mette sul tavolo un tema di interesse pubblico, cioè come si monetizza un bene collettivo e con quali garanzie di trasparenza e utilità concreta.
Terreni dentro Roma, ma storicamente di Frascati: l’anomalia che dura da un secolo
Il documento ricorda che in alcune zone del Comune di Roma esistono ancora appezzamenti appartenenti al demanio collettivo di Frascati, arrivati all’ente dopo lo scioglimento della locale Università Agraria (decreto ministeriale del 10 febbraio 1925).
È una di quelle eredità amministrative che sembrano archeologia, ma incidono sul presente. Roma pianifica, realizza strade e servizi, però per certe porzioni deve fare i conti con titolarità “esterne”. Da qui la necessità di arrivare a una cessione ordinata e definitiva.
Un iter lunghissimo: accordi, perizie, sopralluoghi…
La strada non è stata breve. Nel 2017 Frascati e Roma hanno approvato e poi sottoscritto un accordo procedimentale per gestire l’alienazione di terre civiche coinvolte nei Piani Particolareggiati di zona del PRG romano.
Poi tavolo tecnico, perizie demaniali, e nel 2019 la Regione Lazio ha autorizzato il cambio di destinazione d’uso e la sdemanializzazione per la vendita.
Nel 2025, dopo frazionamenti e verifiche sul campo, i sopralluoghi congiunti hanno “certificato” quali aree fossero davvero libere e coerenti con l’uso convenuto.
Roma Capitale, già nel 2020, aveva messo paletti chiari: al trasferimento le aree devono essere nella piena disponibilità giuridica di Frascati e libere da vincoli, gravami, iscrizioni e persone, con documentazione tecnico-catastale completa.
Proprio per rispettare queste condizioni si arriva ai sopralluoghi e al verbale che quantifica e delimita le porzioni effettivamente cedibili, con destinazione legata soprattutto alla viabilità esistente.
A Frascati quasi 1 milione di € (dopo la firma)
Lo schema di atto notarile è stato predisposto dal notaio indicato da Roma Capitale (citato negli atti). Frascati approva lo schema e rinvia alla stipula eventuali aggiustamenti tecnici necessari al rogito.
Politicamente, però, il punto vero viene dopo: come verrà usato il quasi milione di euro e con quale rendicontazione pubblica?
Perché quando si vende patrimonio collettivo l’operazione non può finire in un fascicolo: deve finire in scelte visibili su bilancio, servizi e priorità.
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