Non si tratta di una percezione, ma di un fenomeno reale e documentato, che oggi trova una spiegazione scientifica dettagliata nello Studio di compatibilità geomorfologica redatto dal professor Giuseppe Sappa, ordinario di Geologia Applicata alla Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università La Sapienza di Roma.
Il documento è allegato alla Valutazione di impatto ambientale del grande progetto di ripascimento da oltre 5 milioni di euro destinato a salvare le spiagge di Anzio, in particolare il litorale di ponente, tra i più colpiti dall’erosione.
Perché la costa di Anzio si è così ridotta?
Per capire perché la costa di Anzio si sia ridotta in modo così drastico bisogna guardare al quadro geografico più ampio.
L’area rientra infatti in una vasta Unità Fisiografica che si estende dalla foce del fiume Tevere fino a Capo d’Anzio.
Ed è proprio qui che emerge il primo elemento chiave. Come spiega lo studio
“questa zona si contraddistingue per l’assenza di corsi d’acqua rilevanti, in grado di assicurare un adeguato e significativo apporto di sedimenti al litorale”.
In altre parole, la costa di Anzio non riceve sabbia e materiali sufficienti da fiumi locali in grado di compensare l’azione erosiva del mare.
Il “colpevole” è il Tevere
Il vero protagonista, nel bene e nel male, è il Tevere.
Per decenni il grande fiume ha alimentato naturalmente le spiagge del litorale laziale, trasportando verso il mare enormi quantità di sedimenti fini. Ma questo equilibrio si è spezzato.
“Numerosi studi nel campo dell’idraulica marittima – si legge nel documento – hanno evidenziato che la principale causa dell’arretramento generalizzato del tratto di litorale compreso tra la foce del fiume Tevere e Capo d’Anzio è riconducibile alla drastica riduzione dell’apporto verso il mare di sedimenti fini da parte del fiume Tevere”.
I numeri rendono l’idea meglio di qualsiasi immagine. Negli anni Quaranta del Novecento il Tevere trasportava verso il mare circa 8 milioni di metri cubi di sedimenti all’anno.
Negli anni Settanta questa quantità si era già ridotta a circa 1,8 milioni di metri cubi annui, mostrando “una tendenza alla continua diminuzione”.
Un crollo impressionante, che ha privato progressivamente le spiagge di Anzio del loro naturale “rifornimento” di sabbia.
Il mare, senza più materiale da redistribuire lungo la costa, ha iniziato a mangiarsi la spiaggia, metro dopo metro.
Gli interventi di 14 anni fa
A questo squilibrio strutturale si è cercato di rispondere negli anni con opere di difesa rigida.
Lungo il tratto di costa tra le Grotte di Nerone e la Riserva naturale di Tor Caldara, circa tre chilometri di litorale, sono stati realizzati 15 pennelli a T, suddividendo l’area in 14 celle.
Le opere sono state costruite in due fasi: una prima tra il 2011 e il 2012 nella zona di Tor Caldara, e una seconda, più recente, nel 2024, estendendo il sistema difensivo fino alle Grotte di Nerone.
Queste strutture hanno rallentato l’erosione in alcuni punti, ma non sono bastate a risolvere il problema alla radice.
Il nuovo intervento da oltre 5 milioni di euro
Da qui la scelta di un intervento straordinario di ripascimento e difesa costiera, che sarà gestito dalla Regione Lazio.
Il progetto prevede il ripristino della spiaggia attraverso l’apporto di nuovi sedimenti e opere mirate per stabilizzare il litorale.
Secondo le stime tecniche, i lavori potranno essere completati in 107 giorni naturali consecutivi, poco più di tre mesi, comprese le delicate operazioni di bonifica preventiva da eventuali ordigni bellici, necessarie in un’area storicamente sensibile come quella di Anzio.
La scomparsa della costa, quindi, non è frutto del caso né di un singolo evento, ma il risultato di decenni di alterazioni degli equilibri naturali, in cui la drastica riduzione dei sedimenti del Tevere ha avuto un ruolo determinante.
Oggi la scienza spiega cosa è successo, e il maxi intervento in programma rappresenta un tentativo di invertire la rotta e salvare uno dei tratti di costa più preziosi del litorale laziale.
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