Il Comune ha revocato “in via cautelativa” temporanea la costituzione di parte civile nel procedimento penale n. 1915 del 2014 pendente al Tribunale di Velletri, legato a presunte violazioni urbanistiche commesse in un ex hotel trasformato in civili abitazioni.
In pratica il Comune di Nemi riconosce implicitamente la bontà delle spiegazioni addotte dal privato e si sfila dal processo penale.
Il “cuore” del caso: Via Nemorense e il cambio d’uso
Dai dati tecnici richiamati nella delibera, l’immobile di Via Nemorense ha una superficie complessiva di circa 1.151 mq e una volumetria di circa 3.717 mc, l’equivalente di 18 appartamenti di 70 mq.
Applicando i parametri urbanistici utilizzati nella relazione tecnica citata dal Comune di Nemi (80 mc per abitante), la trasformazione a residenziale corrisponde a una capienza teorica di circa 47 persone (“abitanti insediabili”). In altre parole: non un piccolo alloggio, ma un edificio di dimensioni importanti.
Permesso di costruire più variante
Il punto centrale, come ricostruito nell’atto, riguarda per l’appunto un palazzo in Via Nemorense: una trasformazione da struttura turistico-ricettiva (tipo B&B/hotel) a destinazione residenziale.
La delibera richiama due titoli edilizi: un Permesso di Costruire del 2008 e un Permesso in variante del 2011. In altre parole, non si discute solo di “muri”, ma di funzione urbana: quante persone può ospitare quell’edificio, quali servizi richiede, quale impatto produce su strade, parcheggi, verde e dotazioni pubbliche.
La perizia di parte (CTP) e la partita degli standard
A spingere la Giunta verso il cambio di passo è una Relazione Tecnica presentata dal CTP (Consulente Tecnico di Parte), protocollata al comune di Nemi il 13 ottobre 2025, che sostiene un punto chiave: nessun aumento di superficie o volumetria.
Da qui, la seconda gamba dell’argomento della perizia di parte: il “carico urbanistico” calcolato con gli standard del Decreto Ministeriale 1444/1968.
Secondo la ricostruzione riportata nell’atto, la destinazione turistica avrebbe richiesto una dotazione di standard perfino superiore a quella residenziale:

“la destinazione d’uso turistico-ricettiva (ante operam) avrebbe richiesto una dotazione di standards (mq 920,80) superiore a quella richiesta per la destinazione residenziale (post operam) (mq 846)”
Tradotto: il Comune di Nemi prende atto che, sul piano dei numeri, il passaggio alle abitazioni “sembrerebbe” non aggravare i bisogni collettivi.
L’uscita dal processo è definitiva?
Il passaggio più netto è giuridico, ma l’effetto è politico.
Il Comune di Nemi decide di uscire dal processo come parte civile, incaricando l’avvocato scelto dall’ente, Giuseppe Trivelloni (studio ad Albano Laziale), di depositare l’atto in sede giudiziaria. Trivelloni è anche un ex consigliere comunale di Albano Laziale, un dettaglio pubblico che intreccia inevitabilmente diritto e rappresentanza istituzionale.
La revoca, come ricorda la delibera richiamando l’art. 82 c.p.p., non impedisce eventuali azioni successive in sede civile: il Comune di Nemi si sfila dal penale, per ora, ma rimane la possibilità di future azioni civili.
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