La vicinanza estrema a scuole, case, quartieri residenziali, infrastrutture e siti sensibili non è “mitigabile”, ma un fattore escludente. La discarica non si farà.
L’enorme immondezzaio sarebbe dovuto sorgere proprio davanti al quartiere pometino Roma 2, a soli 200 metri dalla scuola Fabrizio De Andrè e ad un quartiere in cui vivono migliaia di persone.
La verità sulla discarica svelata da Il Caffè
Il progetto aveva incassato una VIA-Valutazione di Impatto Ambientale Positiva positiva nel 2020, durante la giunta Zingaretti bis.
Nell’estate 2025, quell’autorizzazione del 2020 — scaduta — è stata prorogata per altri cinque anni con determinazione regionale, su richiesta del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, con il via libera della giunta regionale Rocca.
A trasformare un ‘semplice’ rinnovo di una maxi discarica in un tema di interesse pubblico è stato proprio Il Caffè, che ha portato alla luce l’esistenza e la portata del progetto, raccontando la collocazione “di confine” e ricostruendo la cornice delle autorizzazioni.
I nostri articoli, soprattutto, honno fatto emergere un punto che in queste storie torna sempre: la narrazione rassicurante (“solo inerti”) contro le carte: la discarica avrebbe dovuto ricevere anche scorie e ceneri di inceneritori e altri impianti industriali ‘pesanti’.
Giacomo Castro (Valore Civico): opposizione, diffida e mobilitazione
Sul terreno politico locale, la miccia è stata accesa dal consigliere comunale di opposizione Giacomo Castro (lista civica Valore Civico) che nel corso della seconda conferenza dei servizi che si è svolta a ottobre scorso (senza che il Comune di Pomezia fosse convocato) aveva denunciato “anomalie procedurali”.
Da qui la pressione istituzionale e, sul piano politico e civico, prima la diffida consegnata in Regione Lazio con 622 firme di residenti, contro la proroga dell’atto regionale. Poi un ricorso al Tar del Lazio contro la proroga concessa dalla Giunta Rocca dell’estate 2025.
Il ruolo di Lupo e Paiano del Comune di Pomezia
C’è poi la partita dentro la maggioranza. Anche il Comune di Pomezia, contestualmente, ha alzato la voce con la Regione Lazio, inviando agli uffici regionali una nota tecnica che ha “fatto rumore”.
Il Comune di Pomezia ha infatti reclamato per il mancato invito in Conferenza dei servizi: esclusa dalle prime due sedute. In questo passaggio emergono due ruoli: Luigi Lupo, commissario cittadino della Lega e l’assessora all’Ambiente Amelia Paiano.
Lupo e Paiano hanno sollecitato un atto concreto di tutela del quartiere e spinto “L’assessore regionale ai Rifiuti, Fabrizio Ghera – così ci riferisce il Commissario Lupo – a interessarsi personalmente della vicenda della discarica di Pomezia. A fare controlli e verifiche molto approfondite che hanno spinto la Regione Lazio all’archiviazione definitiva e irrevocabile del progetto della discarica”.
I numeri del progetto: dimensioni, capacità e rifiuti “non solo inerti”
Le carte raccontano di una discarica degna del nome Malagrotta bis. Area di oltre 305mila metri quadrati e capacità complessiva stimata in 4,45 milioni di metri cubi, con riferimento anche a oltre 5,5 milioni di tonnellate.
Il sito è in località Tor Tignosa, vicino all’area naturale della Solfatara. A circa 3,5 km dall’area dove è previsto il nuovo inceneritore e a meno di 5 km dalla discarica di Roncigliano.

E soprattutto: tra i codici CER indicati nel provvedimento 2020 compare anche il 19 01 12 (ceneri pesanti e scorie da incenerimento), oltre a ceneri leggere e varie tipologie di fanghi.
È anche per questo che oggi lo stop regionale ha un valore politico che supera Pomezia. Riguarda l’idea stessa di “dove” e “su chi” scaricare il costo del ciclo dei rifiuti della Capitale.
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