Il sì della Soprintendenza: ok, ma con prescrizioni
Il parere più pesante è quello paesaggistico della Soprintendenza, arrivato nei termini e favorevole, ma corredato da una lunga lista di condizioni:
- strade e parcheggi interni in ghiaia/terra stabilizzata,
- recinzioni leggere e “verdi” al posto di muri invasivi,
- pannelli solari integrati in copertura,
- facciate con finiture e colori coerenti con le “terre naturali”,
- illuminazione calda e non sparata nel cielo.
E sullo sfondo resta l’avvertimento archeologico: l’area è considerata ricca di possibili preesistenze, con richiamo agli obblighi in caso di rinvenimenti fortuiti.
Il silenzio che vale un assenso della Regione Lazio
Nel meccanismo previsto dall’art. 14-bis della 241/1990, anche il non pronunciarsi diventa una scelta che pesa.
Entro la scadenza fissata (12 dicembre 2025) non risultano pervenuti alcuni pareri, e quindi l’atto comunale dichiara acquisito l’assenso senza condizioni.
Tra questi: l’autorizzazione della Regione Lazio legata a eventuali attività di espianto/spostamento di olivi e i pareri interni di compatibilità urbanistico-edilizia e paesaggistica. Una scorciatoia legittima, certo, ma politicamente sensibile: quando il territorio cambia pelle, il “silenzio” è un messaggio.
Villette o palazzine?
Qui si innesta la storia precedente: la lottizzazione in via Fontanile del Piscaro, al confine con Grottaferrata, è stata raccontata come un intervento su circa 10.500 metri quadri oggi segnati da oliveti e da una vista aperta verso Roma.
Il progetto è riconducibile ad una specifica società e, nelle ricostruzioni già pubblicate, prevede cinque edifici con assetto verosimilmente quadrifamiliare e bifamiliare, anche se la documentazione divulgata non scioglie del tutto il nodo “villette o palazzine”.
Si conosce infatti il progetto in fase di presentazione, ma non se sia rimasto immutato al termine dell’iter di approvazione.

Verde pubblico e parcheggi in cambio: il baratto che divide Frascati
La promessa, come spesso accade, è quella dell’equilibrio: nuove unità abitative ma anche opere e dotazioni, tra aree verdi, parcheggi e spazi comuni.
Nelle carte tecniche circolate in precedenza si parla di attenzione a drenaggi, raccolta delle acque meteoriche, prestazioni energetiche e mitigazioni.
Resta però la domanda di fondo: quanta “compensazione” basta davvero, quando si interviene su una delle poche fasce ancora agricole?
E chi controllerà, passo dopo passo, che le prescrizioni non restino sulla carta?
Nuove case mentre i Castelli Romani restano a secco
C’è poi l’emergenza che nessun rendering riesce a cancellare: la ormai drammatica crisi idrica ai Castelli Romani, con il territorio del comune di Frascati dentro il perimetro delle criticità.
Il quadro generale parla di laghi e falde in fortissima sofferenza: per esempio il Lago Albano viene descritto come in calo strutturale, con perdite importanti nel tempo. E recentemente l’allarme si è esteso anche al lago di Nemi, che rischierebbe ancora di più.
Sul piano pratico, i cittadini conoscono già la traduzione quotidiana dell’emergenza: cali di pressione e sospensioni programmate che, periodicamente, vengono comunicate anche su Frascati.
In molte amministrazioni dell’area castellana, inoltre, scattano ordinanze estive che limitano gli usi “non essenziali” dell’acqua potabile.
È qui che il tema pubblico si fa politico: nuove urbanizzazioni significano anche nuova domanda di servizi, e l’acqua è il primo banco di prova. Ma qualcuno si preoccupa dei laghi rimasti a secco?
























