La Regione Lazio, con una determinazione del 18 dicembre, ha (ri)autorizzato la società Noovle S.p.A. (del gruppo TIM) un deposito di stoccaggio di oli minerali ad uso industriale in Via Pontina km 29+100, a Pomezia, per una capacità complessiva di 107 metri cubi. Un tassello tecnico, ma pesante, nel progetto del Campus Data Center finito recentemente in stato di stop.
La revoca che ha rimesso tutto in discussione: “fa troppo rumore”
Il precedente via libera definitivo al progetto era stato revocato dalla Città Metropolitana di Roma in autotutela, come da noi ricostruito.
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Il detonatore era stato il parere tecnico negativo del Comune di Pomezia sull’impatto acustico degli impianti di emergenza. Secondo il Comune, il rumore prodotto da generatori e sistemi diesel non sarebbe stato compatibile con i limiti previsti dalla normativa.
Un parere arrivato in tempo ma non valutato per un problema di protocollazione, dalla Città Metropolitana di Roma, che ha portato allo stop e alla riapertura dell’intero procedimento.
Cosa dice la determinazione regionale: serbatoi, prescrizioni e tempi
La determinazione regionale autorizza ora nel dettaglio dieci serbatoi in acciaio con contenuto gasolio, per volumi singoli (da 3 a 15 mc) fino alla capacità complessiva di 107 metri cubi.
Non solo: l’atto richiama prescrizioni di prevenzione incendi e sicurezza (con riferimento a valutazioni progettuali dei Vigili del Fuoco), imponendo il rispetto degli impegni di progetto e la presentazione della SCIA antincendio prima dell’avvio.
C’è anche un cronoprogramma: i lavori devono essere ultimati entro due anni dalla notifica, altrimenti l’autorizzazione perde validità.
Public utility e interesse pubblico: sviluppo digitale sì, ma con regole
Il caso interessa cittadini e imprese per un motivo semplice. Un campus data center è un’infrastruttura strategica per servizi digitali, cloud e continuità operativa, ma porta con sé impatti reali su territorio e qualità della vita. E il “nodo rumore” lo dimostra.
Non basta parlare di innovazione se poi le emissioni sonore dei sistemi di emergenza mettono in tensione la compatibilità ambientale.
La Regione Lazio, autorizzando il deposito, certifica un pezzo di istruttoria tecnica. Ma la questione acustica — che ha già fatto in precedenza saltare l’autorizzazione — resta il vero ago della bilancia.
Il punto decisivo: non dovrà fare rumore
Resta però una domanda chiave, oggi senza risposta ufficiale: TIM/Noovle ha già modificato il progetto per superare le contestazioni sul rumore?

Al momento, dagli atti disponibili e dalle comunicazioni emerse finora, non è possibile sapere se e quali interventi siano stati messi sul tavolo per convincere il Comune di Pomezia a rivedere il parere negativo.
Parliamo, in concreto, di eventuali barriere fonoassorbenti, cabine tecniche insonorizzate, revisione della collocazione dei gruppi di emergenza o limitazioni operative.
È proprio questo il passaggio che farà la differenza nella ripartenza dell’iter. Senza una soluzione tecnica chiara e verificabile, il “nodo rumore” rischia di restare l’ostacolo principale. Anche dopo il primo “sì” arrivato dalla Regione.
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