Tradotto: via libera a una “cabina di regia” e allo scambio di elaborati tecnici per la creazione di questa ciclovia. Ma molto, ancora, da decidere.
Purtroppo la trasparenza non aiuta. Gli elaborati tecnici si possono scaricare online in una sezione dedicata, ma per aprirli occorre una password.
Proviamo a ricostruire quello che sappiamo.
Tracciato: Prenestina, Togliatti, Collatina… e poi Gabii
Il percorso segue soprattutto la via Prenestina, poi “stacca” su viale Palmiro Togliatti e via Collatina, rientra oltre il GRA e si spinge verso Gabii, toccando i Municipi V e VI e (marginalmente) il VII, con un pezzo finale a raggiungere Monte Compatri.
È un tracciato che sulla carta funziona: collega quartieri densissimi, attraversa aree verdi e archeologiche e promette di mettere insieme mobilità quotidiana e turismo lento. Ma la mappa “ufficiale” sta negli elaborati tecnici, non in un rendering da social.
Soldi e tempi: il “libro dei sogni”
Nel provvedimento non compaiono i costi di realizzazione né un cronoprogramma lavori.
L’unico tempo certo è quello burocratico: l’accordo dura 36 mesi e Roma Capitale si impegna a finanziare l’aggiornamento progettuale al PFTE (Progetto di fattibilità tecnico-economica).
Il resto è un “poi vediamo”: prima si rifà la progettazione, poi si valida, poi si approva, poi (forse) si trovano i soldi e si apre il cantiere.
Ma i soldi non sono l’unico problema del progetto.
Castelli Romani: Ciampino, Frascati, Albano… tante piste, ma ognuno pedala da solo
Ai Castelli Romani, sul tema ciclabile, il rischio spezzatino è altissimo.
A Ciampino esiste un programma dedicato alle ciclovie, con atti e lavori su strada.
Tra Grottaferrata e Frascati è partito un intervento ciclopedonale presentato come collegamento tra nuclei urbani dei Castelli.
Tra Castel Gandolfo e Albano esiste una ciclabile tanto bella quanto breve e isolata dal mondo che la circonda: una sorta di cattedrale nel deserto.
Un’altra ciclabile, dovrebbe presto sorgere a Velletri.
Tutto bello. Ma se ogni tratto nasce con il suo finanziamento, il suo Comune, la sua segnaletica e zero cuciture, il risultato è una rete che non è rete: è una collezione.
L’esempio GRAB di Roma e il rischio “spezzatino”
Il punto non è “fare ciclabili”: è renderle usabili (continuità, sicurezza, intermodalità).
Ancora più in generale, c’è difatti il tema GRAB, Grande Raccordo Anulare delle Bici.

Il GRAB viene raccontato come infrastruttura integrata per le bici che circondi Roma tipo il GRA per le auto.
Il GRAB è in corso di costruzione. Pensato per collegare centro e periferie e scambiare col trasporto pubblico.
La biovia da e per i Castelli potrebbe essere una spina dorsale verso est e verso i Castelli, da e per la Capitale. Ma le due strutture saranno nel caso collegate?
Magari in qualcuno dei documenti c’è già la risposta, ma resta segreta, ben protetta da una password.
Insomma, per una vera rete ciclabile serve ancora, a nostro avviso, la decisione più difficile: mettere soldi veri e cucire i pezzi dello spezzatino.
























