Sul sito internet del Comune di Albano è possibile avere accesso a tutte le informazioni del Piano Antenne proposto. Per vedere i documenti CLICCA QUI.
Nella pagina che appare bisogna cliccare su “Ambiente – Antenne 2025 – REDAZIONE PIANO E REGOLAMENTO ANTENNE – INVITO AD OSSERVARE”
Le osservazioni dovranno essere essere inviate al seguente indirizzo p.e.c.: [email protected] oppure alla mail [email protected].



Albano, via al Piano antenne dopo il pasticcio di Valle Pozzo
Il punto è semplice: dopo il pasticcio di Valle Pozzo, Albano tenta di rimettere ordine al Piano Antenne comunale, le regole che disciplinano la presenza di antenne sul territorio comunale.
Il Commissario Straordinario Filippo Santarelli apre ufficialmente la fase in cui cittadini, operatori telefonici e “tower company” possono dire la loro sul nuovo Piano antenne e sul Regolamento comunale.
Il maxi traliccio di via di Valle Pozzo non è stato solo una polemica di quartiere: è diventato un caso politico, con proteste, un consiglio comunale straordinario, lo stop del Comune e ricorso al TAR già fissato in calendario per gennaio 2026.

Tradotto: Albano rischia di giocarsi in tribunale credibilità, soldi e perfino autonomia decisionale. Perché quando la città finisce in mano agli avvocati, la partita non la giochi più sul territorio: la giochi a colpi di carte bollate. E intanto la sfiducia cresce.
Il business delle antenne
Intorno al tema delle postazioni delle antenne per i telefonini c’è un grosso interesse economico. Questo perché chi installa l’antenna su un terreno o tetto di un privato o comunale, deve corrispondere pagamenti di canoni annuali.
Gli affitti possono andare dai 3.000 ai 30.000 euro l’anno. Dipende dalla posizione: è chiaro che un’antenna nel centro storico di Roma paga il massimo, mentre un impianto sperduto in mezzo alla campagna paga il minimo.
Dipende, naturalmente anche dal tipo di impianto, da quante antenne è in grado di accogliere. E poi ogni installazione è una singola trattativa privata tra gestore telefonico e locatore.
Per un cittadino avere un’entrata di circa 2.000 euro al mese fissa, sempre, è meglio di una ricca pensione. Per questo c’è una grande lotta quando si tratta di scegliere dove installare un’antenna.
Con un buon piano antenne, miglior servizio e meno inquinamento
La popolazione ha allo stesso tempo timore di questi impianti, a causa dell’inquinamento elettromagnetico, ma ha anche bisogno di loro, perché senza quelle antenne i telefonini non potrebbero operare.
La soluzione perfetta, anche se a prima vista potrebbe sembrare assurdo, è quella di avere tante antenne. Più antenne si hanno e meno è pericoloso l’inquinamento elettromagnetico.
Questo perché con tante antenne, ognuna di esse lavorerebbe a livelli bassissimi. Il livello di onde elettromagnetiche sarebbe quasi costante ovunque, a livelli molto bassi.
Per capire cosa succede, possiamo fare un esempio molto semplice, quello delle lampadine.
Anche la luce è un’onda elettromagnetica. Immaginate allora di voler illuminare un vasto territorio.
Potreste mettere su un palo altissimo un’unica enorme lampadina di migliaia e migliaia di watt, la cui luce illuminerebbe a distanza di decine di chilometri: con un simile impianto illuminereste tutto il territorio, ma chi si trova nei pressi dell’enorme lampada, sarebbe accecato, mentre chi è più lontano avrebbe una luce molto fioca, quasi assente.
Immaginate ora di illuminare invece lo stesso territorio con tantissime piccole lampadine da pochi watt. Il territorio sarebbe tutto illuminato, uniformemente, la luce ci sarebbe ovunque, di pari intensità: nessuno sarebbe accecato, nessune resterebbe nella penombra o al buio.
Con le onde elettromagnetiche dei telefonini funziona allo stesso modo.
L’importanza di un buon Piano antenne
Mettere pochi enormi impianti rischia di inondare chi è vicino e non servire per nulla chi è lontano. Se mettiamo invece tante piccole antenne, tutti sono serviti bene e nessuno rischia di essere inondato da una quantità eccessiva di onde elettromagnetiche.
Perché allora non fanno tutti così?
Semplice, il gestore telefonico deve sostenere dei costi per ogni singolo impianto (struttura, servizi, affitti), a lui quindi convengono pochi impianti, ma potenti.
Ecco che un piano antenne del Comune deve riuscire a imporre una propria visione più a salvaguardia dei cittadini: più impianti e meno potenti.
Un Commissario al timone dopo la caduta politica
In questo clima si inserisce la fase commissariale. Santarelli governa “a tempo”, mentre Albano si prepara al ritorno alle urne, con addosso la scia lunga della crisi che ha travolto l’amministrazione precedente guidata dall’ex sindaco Borelli, poi sfiduciato.
Il Piano antenne, quindi, non è solo un atto tecnico: è anche un segnale politico.
È l’idea di rimettere in carreggiata un Comune che, a causa della crisi politica, negli ultimi mesi è apparso fragile, esposto, spesso costretto a reagire invece di prevenire.
Si tratta di stabilire con anticipo dove si può installare e dove no, indicare siti preferibili, ridurre l’effetto “sorpresa” e provare a evitare che ogni nuovo impianto diventi una miccia tra residenti e società.
Dentro c’è anche la promessa di misurare l’inquinamento elettromagnetico sul territorio comunale. I
l lavoro è affidato a una società incaricata di predisporre Regolamento e Piano, mentre la cartografia allegata viene definita “preliminare” e destinata a essere integrata.
“Parlate adesso, o si va avanti lo stesso”
Qui sta la parte più politica dell’avviso: c’è una finestra di 30 giorni dalla pubblicazione del 22 dicembre per inviare osservazioni formali su Regolamento e Piano.
Poi il Comune promette controdeduzioni in tempi rapidi (10 giorni) e un eventuale giro finale di repliche (altri 10 giorni). Se le posizioni restano lontane, si valuta perfino una conferenza.
Ma il messaggio, tra le righe, è netto: chi resta alla finestra adesso, dopo non potrà poi gridare allo scandalo. E il Comune avverte anche che contributi fuori tema, non documentati o fuori tempo massimo non verranno considerati.
La differenza la farà una cosa sola: se il Piano antenne sarà davvero una mappa di tutele (paesaggio, aree sensibili, prossimità alle case, impatto visivo) oppure l’ennesimo documento che legittima decisioni già prese altrove. Albano, stavolta, non può permettersi di sbagliare.
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