In pratica il piano prevede tre punti principali:
- monitoraggio con fototrappole,
- censimento degli animali,
- cattura selettiva non lesiva con sistemi a rete tipo PigBrig, già usati in altri contesti italiani.
L’obiettivo politico è ridurre rischi e conflitti: meno attraversamenti pericolosi, meno danni, meno “confidenza” dei cinghiali con zone abitate.
Di cinghiali in città provenienti dalla Sughereta esistono numerose segnalazioni.

Quali fondi: quanto può valere l’operazione
Il Comune di Pomezia non mette nella delibera varata nei giorni scorsi un “prezzo finale” già scritto, ma collega il progetto a un bando regionale finanziato con fondi europei della PAC/FEASR per lo sviluppo rurale.
Il punto chiave è questo: per gli enti pubblici il bando prevede copertura fino al 100% della spesa ammessa, con un tetto massimo di 100.000 euro per domanda (e una soglia minima).
Tradotto: se e solo se la Regione Lazio approverà la domanda, l’intervento potrà essere pagato interamente con quei fondi, entro il limite previsto.
Cosa ha fatto il Comune di Pomezia, concretamente
Pomezia ha fatto il primo passo formale e politico: con una delibera di Giunta ha approvato la proposta progettuale e l’ha “messa in pista” per partecipare al bando.
Non è ancora la fase degli appalti o delle installazioni., ma è l’atto che certifica una scelta: il Comune di Pomezia decide che questa è la strada e costruisce una governance attorno al progetto.
Nel documento, infatti, si richiama un lavoro di coordinamento tra uffici comunali, polizie, assessorati e soggetti tecnici, con l’idea di evitare interventi sporadici e scollegati.
Come funzionerà sul campo: prima i dati, poi le catture
La parte “smart” del progetto non è uno slogan: significa che l’azione parte dai dati. Fototrappole e monitoraggi servono a capire dove passano i branchi, a che orari, in quali punti critici (strade, aree frequentate, margini urbani).

È la fase che permette al Comune di Pomezia di dire: “qui interveniamo, qui no”, senza inseguire segnalazioni casuali. Poi arriva la seconda gamba: la cattura selettiva con reti/trappole non lesive, pensate per contenere e gestire la popolazione in modo mirato, senza trasformare l’area in un fronte di scontro.
Perché adesso: sicurezza, danni e il tema sanitario
Nella narrazione istituzionale, i motivi sono tre: sicurezza pubblica, tutela delle attività agricole e rischio sanitario legato alla Peste Suina Africana.
È il punto che pesa di più politicamente: quando entra in gioco la sanità, la pazienza dei cittadini finisce e la richiesta diventa “fate qualcosa, subito”. Il Comune di Pomezia prova a rispondere con un approccio “scientifico e graduale”.
I pericoli dei cinghiali
La presenza di cinghiali nelle zone abitate comporta seri rischi per la sicurezza stradale, con il rischio di incidenti causati dall’attraversamento improvviso di singoli esemplari o di branchi sulle carreggiate.

Le aggressioni dirette a persone e animali domestici sono piuttosto rare, ma si verificano soprattutto se l’animale si sente minacciato o se sono presenti cuccioli.
L’aspetto principale sono le gravi preoccupazioni di carattere sanitario. I cinghiali sono infatti vettori di patologie come la Peste Suina Africana (PSA), che minaccia la filiera suinicola, e più raramente possono trasmettere zoonosi all’uomo come la trichinellosi e la tubercolosi.
Infine, la loro incursione nei centri urbani, spesso causata dalla ricerca di cibo nei rifiuti, provoca degrado, danni ai parchi cittadini e alle proprietà private.
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