La novità riguarda il Recup e il modo in cui viene proposta la prima data utile, con effetti diretti sulle liste d’attesa, sugli spostamenti dei pazienti e sull’organizzazione delle agende sanitarie.
Come funziona oggi la prenotazione Recup nel Lazio
Attualmente il meccanismo è semplice. Il cittadino chiama il Recup allo 06.99.39. L’operatore comunica la prima disponibilità in ordine di tempo per quella prestazione. Non conta dove si trovi la struttura. Può essere vicina oppure molto lontana. Può ricadere nella Asl di riferimento del paziente oppure in un’altra area del Lazio.
Questo sistema ha prodotto negli anni un numero elevato di rifiuti.
Molti pazienti rinunciano alla prima proposta. La distanza pesa. Anche la difficoltà negli spostamenti. Spesso incide il fatto di essere già seguiti da una struttura diversa da quella indicata dal Recup.
La novità dal 1° febbraio: conta prima il territorio
Con il nuovo assetto, in attesa del via libera definitivo della Giunta regionale del Lazio, la prima data utile non verrà più cercata su scala regionale. L’algoritmo darà priorità al territorio di appartenenza del cittadino.
Il criterio seguirà una logica a livelli:
- prima ricerca all’interno della Asl di riferimento;
- se non ci sono soluzioni adeguate, estensione ad aree limitrofe omogenee;
- solo in ultima battuta ampliamento del raggio ad ambiti più lontani.
L’obiettivo dichiarato è ridurre lo scarto tra l’appuntamento teoricamente disponibile e quello realmente fruibile dal paziente.
Gli effetti pratici per i cittadini
Non conosciamo esattamente come è stato programmato il nuovo algoritmo. Il timore è che il critero di territorialità sia stato applicato in maniera troppo stretta e soprattutto “cieca”. Spieghiamo meglio.
In alcune zone potrebbe emergere una criticità legata alla conformazione geografica delle Asl.
Facciamo l’esempio di Aprilia. Un paziente residente in città appartiene alla Asl Latina 1. Prenotando una visita, il sistema cercherà prima all’interno di questa Asl. In teoria è una scelta logica. In pratica, però, i comuni più vicini ad Aprilia non sono tutti nella stessa Asl.
Nel raggio di circa 16 chilometri da Aprilia si trovano diversi comuni della Asl Roma 6. Al contrario, alcuni presìdi della stessa Asl Latina 1 possono trovarsi a oltre 100 chilometri di distanza.
Potrebbe verificarsi che il sistema spinga per prenotare la visita a Minturno, a più di 2 ore di auto,, piuttosto che al Nuovo Ospedale dei Castelli, distante 10 minuti da Aprilia. Questo per un problema di appartenenza di Asl territoriali.
Stesso discorso per Anzio o Nettuno, molto vicini alle strutture sanitarie di Latina, ma distanti da quelle di Frascati.
Algoritmo, Intelligenza artificiale e operatori
Naturalmente tutto dipende dalla nuova struttura< informatica.
Se fosse un algoritmo a guidare il tutto, si rischierebbe davvero scelte paradossali.
Se l’operatore (umano) avesse una certa autonomia, si potrebbe ragionare caso per caso.
Se operassimo invece con l’intelligenza artificiale (sempre premesso di appaltarla a persone davvero competenti) il sistema in breve tempo imparerebbe le reali esigenze dei cittadini e riuscirebbe a fornire soluzioni sempre più vicine ai reali bisogni.
Perché la Regione Lazio ha scelto questa strada
Alla base del nuovo criterio c’è un’analisi puntuale dei rifiuti registrati dagli operatori Recup durante le prenotazioni.
I numeri mostrano che il nodo non è legato solo ai tempi di attesa, ma soprattutto alla compatibilità tra proposta del sistema e bisogni reali dei pazienti. Le motivazioni di rinuncia sono state classificate in modo dettagliato:
– nel 29% dei casi il cittadino rifiuta perché la data proposta non è ritenuta adatta, troppo distante o incompatibile con esigenze personali e lavorative;
– nel 15% dei casi la rinuncia è legata alla richiesta di uno specifico medico, spesso collegata a rapporti di fiducia già consolidati;
– in un altro 15% pesa la preferenza per una determinata struttura sanitaria, scelta che in molti casi rimanda a prestazioni già svolte o a percorsi in intramoenia;
– l’11% dei rifiuti è motivato dalla distanza, con appuntamenti collocati in presìdi difficili da raggiungere;
– nel 10% dei casi si tratta di controlli o follow up per pazienti già in carico a una struttura, situazioni che dovrebbero essere gestite dai Cup aziendali e non dal Recup generale;
– l’8% riguarda la richiesta di una data specifica indicata dal medico curante;
– nel 6% dei casi emerge una semplice non gradibilità della struttura proposta, segnale di quanto contino abitudini e percezione della qualità del servizio.
Un dato complessivo aiuta a inquadrare il problema.
Anche quando la prima proposta viene rifiutata, nel 64% dei casi la prestazione viene comunque prenotata entro i tempi di garanzia previsti dalla priorità in ricetta.
Questo conferma che la criticità principale non è la durata dell’attesa, ma l’organizzazione dell’offerta e la sua coerenza con spostamenti, continuità assistenziale e preferenze dei pazienti.
L’obiettivo: meno rinunce e agende più efficienti
Ogni rifiuto rallenta il sistema. L’operatore deve ripartire da capo. Alcuni slot restano inutilizzati. Le agende si frammentano. Il criterio territoriale mira a ridurre questo meccanismo.
Un appuntamento più vicino alla residenza o al luogo di cura:
– ha maggiori probabilità di essere accettato;
– riduce le rinunce successive;
– migliora l’utilizzo delle disponibilità esistenti.
In prospettiva, la misura potrebbe favorire anche la continuità assistenziale, soprattutto per visite di controllo e follow up.
Il nodo delle disdette mancate
Resta un problema strutturale che il nuovo sistema, da solo, non può risolvere. Molti cittadini non disdicono l’appuntamento quando decidono di rivolgersi altrove. Lo slot resta occupato. Nessun altro può utilizzarlo.
Il sistema di recall è già attivo. Prevede telefonate e messaggi. Consente l’annullamento anche tramite app. Nonostante questo, il fenomeno continua a incidere sulle liste d’attesa.
La territorialità può migliorare l’adesione iniziale. Ma l’efficienza complessiva passa anche da comportamenti corretti e procedure semplici.
I prossimi passaggi dopo la Giunta
Con l’approvazione formale, il nuovo impianto entrerà in funzione dal 1° febbraio.
Seguirà una fase di verifica sul campo. Saranno centrali l’informazione ai cittadini e il coordinamento con i Cup aziendali, soprattutto nei casi di presa in carico già avviata.
Il tema delle liste d’attesa resta sensibile, soprattutto per i territori tra Roma e Latina.
Il banco di prova sarà capire se il criterio territoriale riuscirà davvero a trasformare la prima data disponibile in un appuntamento sostenibile per chi deve curarsi, senza creare nuove distanze dove oggi esiste già una prossimità reale.
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