Da una semplice tettoia con pergolato, l’intervento avrebbe creato di fatto una nuova sala chiusa e un ulteriore locale di servizio.
Le due società proprietarie si sono opposte all’ordine di demolizione e hanno fatto ricorso, ma il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Lazio ha respinto tutto: per i giudici l’ordine di demolizione del Comune di Frascati era legittimo e andava eseguito.
Sono 3 le date da tenere in considerazione in questa vicenda:
5 luglio 2023: sopralluogo della Polizia Locale di Frascati, con foto e rilievi. Contestata la chiusura del pergolato trasformato in ambiente fruibile stabilmente e la realizzazione di un locale di servizio aggiuntivo.
9 gennaio 2024: nuovo sopralluogo; verificata la rimozione di una parte della copertura. Ma riscontrate ancora criticità (tra cui la mancata reinstallazione di alcuni infissi indicata dal Comune).
23 dicembre 2025: il Tar del Lazio conferma lo stop imposto dal Comune di Frascati.
Le società hanno ora la facoltà di presentare ricorso al Consiglio di Stato, secondo grado della Giustizia Amministrativa, contro questa sentenza di primo grado.
Da copertura leggera a stanza “vera”
Il nodo non è la tettoia in sé, ma la trasformazione dell’area esterna in un ambiente stabile.
Secondo gli accertamenti comunali disposti dal Comune di Frascati, il pergolato sarebbe stato chiuso sopra e lateralmente, con strutture e teli tali da rendere lo spazio utilizzabile come un’estensione interna del ristorante.
Per il Comune (e poi per il Tar) non si parla più di semplice riparo per sole o pioggia, ma di un ampliamento “di fatto” della superficie del locale.
Il punto politico: regole uguali per tutti
Il caso diventa politico perché tocca un tema che a Frascati (come altrove) divide: sviluppo delle attività e tutela del territorio.
Da un lato c’è chi vede in queste opere una risposta “pratica” alle esigenze di lavoro e clientela, dall’altro c’è un principio che l’amministrazione ha rivendicato con forza: se un’area è soggetta a vincoli e servono autorizzazioni, non può passare l’idea del “poi si sistema”, perché altrimenti chi rispetta le regole si sente doppiamente penalizzato.
Vincoli e paesaggio: la linea dura del Comune di Frascati
Il Tar ha dato peso anche al contesto: l’area è descritta come soggetta a vincoli, in particolare paesaggistici.
In questi casi la pubblica amministrazione è chiamata a intervenire senza troppe zone grigie: se le opere cambiano davvero lo stato dei luoghi e mancano i titoli necessari, la risposta tipica è il ripristino.
È un messaggio chiaro: quando il paesaggio è in gioco, gli “aggiustamenti” non autorizzati diventano un problema pubblico, non una questione privata.
Ricorso bocciato: “Non è una pergotenda”
Le società hanno sostenuto che si trattasse di soluzioni leggere, quasi smontabili, e hanno richiamato l’idea di una copertura retrattile.
Ma il Tar ha seguito la ricostruzione del Comune di Frascati: l’insieme delle opere, tra chiusure, arredi e impianti, avrebbe dato allo spazio una funzione stabile.
Inoltre sarebbe stato realizzato anche un locale in muratura adibito a dispensa, un elemento che pesa nella valutazione: non è più “arredo esterno”, ma edilizia vera e propria.
La sentenza e il conto finale
La decisione è arrivata il 25 novembre 2025: ricorso respinto e condanna alle spese legali in favore del Comune (3.000 euro più oneri). Tradotto: per i giudici l’amministrazione ha agito correttamente e l’ordine di demolizione resta in piedi.
Sul piano politico-amministrativo, la sentenza rafforza una linea. Controlli, contestazione degli abusi e stop alle trasformazioni “furbe” che cambiano l’uso degli spazi senza passare dai canali regolari.
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