Al centro dello scontro c’è ovviamente Malagrotta (la discarica più grande e vecchia d’Europa) e il business dello smaltimento rifiuti. Fanghi, sabbie, grigliati e materiali di risulta conferiti in discarica per anni, secondo chi fa causa, non sarebbero ma stati pagati come dovuto.
La richiesta da 36 milioni
L’importo messo sul tavolo è da brividi: 36.276.345,54 euro. E non parliamo di una lite tra privati qualunque. Qui entrano in scena nomi e società che hanno segnato la storia dei servizi pubblici romani.
La contestazione riguarda lo smaltimento di materiali legati al ciclo dell’acqua e della depurazione. Rifiuti portati a Malagrotta in un periodo lunghissimo. Dal 1985 al 31 luglio 2009.
È un contenzioso che pesa come un macigno. Perché, a Roma e provincia, quando si parla di rifiuti e acqua, alla fine si parla anche di soldi dei cittadini e di potere politico, economico ed elettorale.
Alla fine pagano sempre i cittadini?
La prima domanda è semplice: se qualcuno dovrà pagare 36 milioni, da dove usciranno? Acea, del resto, è un colosso che gestisce pezzi cruciali della vita quotidiana, soprattutto l’acqua, ma anche rifiuti visto che è intenzionata a realizzare a Santa Palomba (ma al confine con il comune di Albano e la locale discarica di proprietà del Gruppo Cerroni) un maxi inceneritore da 600mila tonnellate annue.
In cause di questo tipo, scatta quindi l’allarme “ricadute” visto che Acea in ogni caso vive coi soldi delle bollette che pagano i cittadini: costi improvvisi possono diventare un problema per i conti e, indirettamente, per le tariffe.
Non è un automatismo, ma è il punto che fa tremare i palazzi: quando una cifra così entra in gioco, la politica teme l’effetto domino su bilanci pubblici e bollette.
Le ricadute, quindi, potrebbero essere scaricate in bolletta da Acea.
Il fantasma di Malagrotta torna a bussare
Poi c’è Malagrotta, certo, che non è solo una discarica: è un simbolo di Roma, un pezzo di storia fatto di emergenze, scelte discutibili e potere economico.
Anche Acea è un simbolo di potere politico, una società pubblica al 51%, ma privatizzata per il restante 49%.
Questa causa appare quindi come una sorta di “resa dei conti” che affonda le sue radici nel passato.
A maggior ragione se si considera che nel 2007 il Gruppo Cerroni costituì, insieme ad Acea e Ama, il Consorzio Co.E.Ma., con l’obiettivo di realizzare proprio all’interno della discarica di Albano un primo progetto di inceneritore.
Un impianto che sarebbe sorto a circa 500 metri in linea d’aria dall’area oggi individuata dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri, insieme ad Acea e Ama, per il “nuovo” impianto di termovalorizzazione.
Un progetto che, nei fatti, appare come la fotocopia – solo più grande – dell’inceneritore immaginato dal Gruppo Cerroni nel 2007.
Una inchiesta giudiziaria della Procura di Roma, portò all’interruzione del primo progetto, ora riproposto dal sindaco Gualtieri.
Proprio a proposito di fanghi, Acea di recente è stata travolta da uno scandalo giudiziario di notevole entità ad Aprilia, con il sequestro dell’impianto ex Kiklos.
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Insomma, in questa causa, non sembra si discuterà solo di carte e fatture, ma anche di come per decenni Roma (e la sua provincia) ha gestito scarti, rifiuti speciali e residui industriali. Spesso senza che i cittadini avessero davvero chiaro chi pagava cosa e perché.
La contromossa dell’ente dell’acqua
Nel frattempo, l’EgATO2 (l’ente che governa l’ambito del servizio idrico nell’area di Roma e provincia) è stato coinvolto nella causa e vuole tutelarsi.
Per difendersi, Acea e la Città Metropolitana di Roma hanno deciso di farsi affiancare da una consulente tecnica di parte, la dottoressa Maria Zagari, dirigente della Città Metropolitana di Roma.
Per questo è stato messo a budget un costo complessivo di 49.806 euro per l’incarico a lei affidato. Mentre in aula si gioca una partita da 36 milioni, fuori dall’aula si prepara la difesa con un esperto che possa “reggere” il confronto sulle questioni tecniche.
Una battaglia che parla anche di potere
Questa, quindi, non è solo una causa tecnica: è un pezzo di politica romana. Perché mette insieme due mondi che a Roma si intrecciano da sempre. Rifiuti e acqua. Cioè due servizi essenziali che valgono milioni e muovono interessi enormi.
Due servizi che troppo spesso sono legati ad azioni che dirigenti e politici che gestiscono le società in ballo compiono lontano dagli occhi di cittadini e giornalisti.
La città guarda e aspetta. Non tanto il tecnicismo delle perizie, ma la risposta alla domanda più concreta di tutte. Chi paga e perché il rischio di extra costi in bolletta?
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