L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha rilevato che la scossa era di grado 2,6 della scala Richter.
L’epicentro esatto è stato individuato nel Comune di Ariccia, per la precisione vicino a Cecchina.

La scossa è arrivata un po’ a sorpresa, visto che da tempo il territorio castellano non mostrava segnali sismici. In questi giorni la zona che ha maggior attività sismica è quella della provincia di Arezzo.
Tenendo in considerazione anche il grado di approssimazione che è in grado di assicurare la misurazione dell’INGV, l’epicentro esatto della scossa delle ore 17:21 sarebbe nella zona di Vicolo dell’Abbadia, nelle campagne appena fuori la frazione di Cecchina.

Un epicentro che l’INGV ha stimato essere circa a 12 chilometri di profondità. Vista proprio la grande profondità dell’origine della scossa, questa si è propagata su un territorio molto ampio ed è stata avvertita in gran parte dei Castelli Romani, fino alla pianura e al litorale, cioè Aprilia, Anzio, Nettuno, Pomezia, Ardea e in parte del Municipio VII di Roma.
Il terremoto è stato avvertito come una unica scossa, secca ma intensa. Vista la bassa intensità non sono al momento segnalati danni a cose o persone.
Negli ultimi anni la fascia tra i Castelli Romani e la pianura è stata teatro di diverse scosse, nessuna delle quali (fortunatamente) di forte intensità. In particolare gli epicentri si sono concentrati nelle colline di Lanuvio, Ariccia e Albano, quasi al confine con i comuni di Ardea e Aprilia.

In tema di sismicità della zona, c’è da segnalare che l’epicentro della scossa, avventa esattamente alle ore 17:20:49, dista circa 3,5 chilometri dal punto dove si vorrebbe costruire l’enorme inceneritore di Roma Capitale. Chissà se i progettisti ne hanno tenuto conto.
La Scala Richter, come misura i terremoti
La scala Richter è uno strumento scientifico utilizzato per misurare la magnitudo di un terremoto, cioè l’energia liberata nel punto di origine del sisma. È una scala logaritmica: questo significa che a ogni aumento di un grado corrisponde un’energia sprigionata circa 31 volte superiore.
È una scala senza limite massimo, anche se nella pratica i terremoti più forti registrati non hanno mai superato magnitudo 9,5.
Per fare alcuni esempi storici, il terremoto del Cile del 1960, il più potente mai registrato, raggiunse magnitudo 9,5, mentre quello dell’Oceano Indiano del 2004, che causò il devastante tsunami, fu di magnitudo 9,1. In Italia, il sisma dell’Irpinia del 1980 ebbe una magnitudo di circa 6,9, mentre il terremoto dell’Aquila del 2009 raggiunse 6,3.
Scala Mercalli: il terremoto di oggi segna il 4°-5° grado
Se volessimo misurare questo terremoto con la scala Mercalli, potremmo classificarlo tra il 4° e il 5° grado.
Diversa è la scala Mercalli, che non misura l’energia del terremoto ma ne valuta gli effetti prodotti sul territorio e sulle persone. La Mercalli si fonda sull’osservazione dei danni a edifici, infrastrutture e sull’esperienza diretta della popolazione, ed è espressa in 12 gradi, da impercettibile a distruttivo.
Ecco cosa indicano i vari gradi della Scala Mercalli:
1° – Impercettibile. Il terremoto non viene avvertito dalle persone. Può essere registrato solo dagli strumenti sismici.
2° – Debolissimo. Avvertito solo da poche persone, soprattutto ai piani alti o in condizioni di particolare silenzio. Nessun danno.
3° – Debole. Percepito da alcune persone all’interno degli edifici. Oscillano lievemente oggetti appesi, come lampadari.
4° – Moderato. Avvertito da molte persone al chiuso. Vibrazioni simili al passaggio di un mezzo pesante. Porte e finestre possono tremare.
5° – Abbastanza forte. Avvertito da quasi tutti. Si spostano piccoli oggetti, cadono oggetti instabili. Nessun danno strutturale rilevante.
6° – Forte. Avvertito da tutti. Lievi danni agli edifici più deboli, come crepe negli intonaci e caduta di calcinacci.
7° – Molto forte. Danni evidenti a edifici mal costruiti. Crolli parziali, crepe nei muri, panico tra la popolazione.
8° – Distruttivo. Gravi danni a molti edifici. Crolli diffusi di strutture deboli, caduta di comignoli e muri.
9° – Rovinoso. Distruzione di numerosi edifici, anche ben costruiti. Terreno che può fessurarsi, gravi danni alle infrastrutture.
10° – Disastroso. Crolli generalizzati. Edifici distrutti, strade deformate, frane e danni importanti a ponti e reti di servizio.
11° – Catastrofico. Quasi totale distruzione delle costruzioni. Profonde fratture nel terreno, infrastrutture completamente compromesse.
12° – Completamente distruttivo. Distruzione totale. Cambiamenti permanenti del paesaggio, grandi frane, spostamenti del terreno e delle opere umane.
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