Un nuovo atto firmato a fine dicembre mette altri 213.791 euro sul tavolo per tenere in piedi la sede temporanea del Liceo Artistico “Paolo Mercuri”: si continua a pagare l’affitto dei 13 moduli prefabbricati (aule e servizi) installati a Marino.
La proroga copre il periodo dall’8 dicembre 2025 al 30 giugno 2026: tradotto, anche il prossimo anno parte (di nuovo) con l’ipotesi concreta di restare “fuori casa”. Il rientro nella sede storica (nel migliore dei casi) è destinato, quindi, a slittare almeno fino a settembre 2026, anche se avrebbero dovuto durare 14 mesi.
Perché gli studenti non sono nella sede storica
Il Mercuri non è una scuola qualunque: la sede storica è un edificio di grande valore per il centro di Marino, un pezzo di identità cittadina raccontato anche dalla stessa comunità scolastica.

Ma proprio quell’edificio, dopo verifiche tecniche, ha mostrato criticità tali da imporre prudenza: il punto non è “fare polemica sul terremoto”, visto che i Castelli sono un’area ad alta vulnerabilità sismica (come ci ha ricordato la recente scossa), ma garantire che studenti e personale entrino ogni mattina in un posto davvero sicuro.
Da qui la scelta dei prefabbricati come soluzione-ponte. L’onere economico è interamente a carico della Città Metropolitana di Roma.
Il dettaglio che pesa: quanto costa restare nei moduli
Il dato politico è semplice: la provvisorietà sta diventando la norma. Solo questa proroga vale circa 25mila euro al mese per tenere aperte le aule “sostitutive”. E non è la prima volta.
Dal 2022 in poi la soluzione dei moduli è stata prolungata più volte e, sommando i principali contratti indicati negli atti, il conto complessivo supera ormai 1,6 milioni di euro (e sfiora 1,7 milioni includendo opere accessorie e altri lavori). Soldi pubblici che non “spariscono”, ma che fotografano un ritardo: più tempo passa, più la toppa costa.
Il conto “provvisorio”: come si arriva a 1,7 milioni
Dietro la proroga da 213.791 euro c’è un dato che pesa: negli atti pubblici, la soluzione dei prefabbricati per il Mercuri ha già accumulato circa 1,71 milioni di euro.
La voce più grande è il primo pacchetto del 2022: installazione e noleggio dei 13 moduli (24 mesi), poi rettificato a 1.052.034 euro. A questo si sommano 129.921 euro per opere accessorie e allacci (2023) e le successive proroghe del noleggio: 189.358 euro fino ad agosto 2025, 126.238 euro fino a inizio dicembre 2025 e, infine, i 213.791 euro per arrivare al 30 giugno 2026.
In altre parole: l’emergenza si è trasformata in una spesa strutturale.
I lavori: tra promesse e realtà del cantiere
Nel 2024, mentre partivano interventi e cantieri, si parlava di una finestra di circa 14 mesi con modifiche alla viabilità in centro per 429 giorni legati ai lavori.
Eppure, a fine 2025, la proroga dei prefabbricati fino a giugno 2026 dice un’altra cosa: non siamo ancora al traguardo.
Intanto i dati pubblici sul progetto di restauro e messa in sicurezza indicano un finanziamento complessivo di 3,15 milioni e pagamenti registrati per circa 1,21 milioni (circa 38,5%) nell’ultimo aggiornamento disponibile (14 ottobre 2025).
La vita vera: studenti, famiglie e una città che aspetta
Dietro le cifre ci sono persone. Nel tempo la comunità scolastica ha protestato, chiedendo tempi certi e soluzioni concrete, perché studiare “in emergenza” pesa: sugli spazi, sui laboratori, sul senso di normalità.
E pesa anche sulla città: un liceo artistico nel cuore di Marino non è solo didattica, è movimento, servizi, vita nel centro storico. Ogni rinvio si traduce in disagi quotidiani e in una sensazione collettiva: “ma quando si rientra davvero?”.
La domanda politica (e legittima): chi dà una data credibile?
Qui il punto non è cercare un colpevole “da social”, ma pretendere una cosa concreta: un cronoprogramma pubblico e comprensibile, con scadenze, step e aggiornamenti periodici.
Se si prorogano i prefabbricati fino al 30 giugno 2026, i cittadini hanno diritto a sapere: a che punto è il cantiere? Cosa manca? Quali imprevisti ci sono stati? Qual è la prima data realistica per tornare in sede, senza slogan?
Perché una scuola non può restare sospesa così a lungo: sicurezza sì, ma anche tempi certi.
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