Il via libera al progetto è firmato dalla Città metropolitana di Roma.
Tradotto: è uno degli ultimi “colli di bottiglia” tecnici che separano il maxi impianto fotovoltaico dall’aggancio alla rete. Se il cantiere correrà senza intoppi, la tabella di marcia per la realizzazione della maxi condotta elettrica può puntare all’inizio del 2026.
Il progetto: 10mila pannelli e quasi 10 megawatt a terra
L’impianto è un fotovoltaico a terra da 9,984 MW, diviso in due lotti, previsto in località Campo Jemini: parliamo di circa 9,6 ettari di area complessiva, quindi quasi quanto due campi da calcio di serie A.

È il classico progetto che accende due diverse opinioni: da una parte la produzione di energia pulita, dall’altra la paura di trasformare campagne e bordi urbani in distese industriali. Anche la stampa locale lo inquadra così, tra “maxi impianto” e protesta sul consumo di suolo.
Il cavidotto sotto i canali: perché conta così tanto
Il punto non sono solo i pannelli, ma la connessione. Una linea elettrica deve collegare una cabina esistente (“Santa Rita”) a una nuova cabina legata all’impianto (“Bazzani”). Si parla di una distanza di circa 5 chilometri.

Nel percorso, il cavo deve attraversare canali e fossi: qui entra in gioco la tecnica di perforazione “no-dig”: in pratica si passa sotto l’alveo senza aprire lo scavo nel letto del corso d’acqua.
È un passaggio meno visibile, ma decisivo: senza allaccio, il fotovoltaico resta un campo “spento”.
Acqua e piogge: la promessa di “non aumentare i rischi”
Il dossier tecnico allegato al via libera mette nero su bianco un concetto: l’intervento, così come progettato, non dovrebbe peggiorare il rischio idraulico delle aree vicine. L’area interessata è grande, ma le superfici davvero impermeabilizzate sarebbero limitate (si parla soprattutto delle cabine).
E viene previsto un sistema di canalizzazione e piccole vasche di laminazione per trattenere l’acqua piovana e rilasciarla gradualmente, invece di scaricarla tutta insieme nei fossi. Questo è un nodo di interesse pubblico: in un territorio già fragile, “dove finisce l’acqua” conta almeno al pari di “quanta energia produci”.
Pomezia prova a bloccare il progetto
Su Campo Jemini, la politica locale è da mesi in trincea. Il Consiglio comunale ha espresso contrarietà e l’amministrazione ha valutato anche strade legali. Dall’altra parte, le norme nazionali sulle rinnovabili rendono difficile bloccare interventi già avviati.
Il Movimento 5 Stelle ha parlato apertamente di “scempio ambientale” e di impianto troppo vicino a case e aree sensibili, mentre sui giornali locali torna l’idea di un territorio già “sotto pressione”.
Cosa succede adesso: cantieri, tempi e la vera prova della trasparenza
Il via libera del 16 dicembre 2025 non chiude la partita politica: la riapre.
Da qui in avanti la comunità si giocherà tutto su tre domande semplici: quando partono i lavori, quanto dureranno, e quali garanzie ci sono su acqua, suolo e paesaggio.
E quale opere arriveranno in compensazione sul territorio in cambio di questo fotovoltaico? In passato, alcuni articoli hanno già parlato di cantieri “imminenti” e tempi rapidi; ma la realtà, spesso, è fatta di rallentamenti, ricorsi, varianti.
Una cosa però è chiara: con l’ok ai passaggi sotto i canali, il maxi fotovoltaico di Torvaianica ha appena fatto uno scatto in avanti verso la rete.
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