La madre aveva chiesto:
“…di accedere, mediante visione ed estrazione di copia, ai filmati registrati nella predetta data, tra le ore 2,00 e le ore 3,30, dalle videocamere in uso alla Polizia Locale, installate in prossimità del luogo dell’incidente”.
Ma il Comune di Grottaferrata, tramite la Polizia Locale, aveva risposto “No”: quelle immagini erano “coperte da segreto d’indagine” e che la richiesta doveva essere rivolta alla Procura della Repubblica.
La madre, dunque, ha presentato in data 17/10/25 un ricorso presso Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Lazio.
Il 07/11/25 è arrivato però il colpo di scena: il Comune di Grottaferrata ha consegnato i filmati.
Ma ai giudici del Tar non deve essere piaciuto il fatto che la donna, per avere quei filmati, abbia dovuto avviare un procedimento giudiziario, prima di convincere la Polizia locale.
La sentenza, pertanto, ha preso atto che non c’era più motivo di portare avanti la ‘causa’, ma ha comunque condannato l’amministrazione comunale di Grottaferrata
“al pagamento delle spese processuali in favore della parte ricorrente, liquidate in € 1.000,00 (Mille/00), oltre gli accessori di legge”.
Il punto vero: chi controlla le telecamere controlla anche la verità
Oggi le telecamere sono ovunque a copertura di pezzi di territorio pubblico. Ma il cittadino spesso resta fuori dalla porta quando chiede “fammi vedere”. Nel caso di Grottaferrata, la richiesta era precisa.
Una fascia oraria notturna, vicino al luogo del sinistro, e filmati utili a ricostruire i fatti. Perché negargli quei filmati?
Probabilmente ai giudici l’atteggiamento della Polizia Locale (e di chi l’ha consigliata) è sembrato eccessivamente ostativo.
Il Tribunale ha poi preso atto che l’interesse della madre è stato soddisfatto, ma solo “in corsa”, quando il Comune ha concesso l’accesso ai video.
La corsa contro il tempo: i video non restano lì per sempre
C’è un dettaglio che bisogna tenere ben presente: i filmati non vengono conservati a lungo.
Le norme sulla privacy obbligano a cancellare i filmati dopo un certo periodo. Per le telecamere in luoghi privati, può andare dalle 24 ore alla settimana. Qualcosa in più per luoghi sensibili, come quelli pubblici.
Insomma, se non ti muovi subito, il video rischia di essere cancellato.
In generale, le regole sulla videosorveglianza spingono per conservazioni brevi e cancellazioni rapide, proprio per ridurre rischi e abusi. Tradotto: se subisci un danno o un incidente, aspettare settimane può voler dire perdere per sempre la prova più importante.
Nel caso specifica accaduto a Grottaferrata, non c’era pericolo che il video andasse perso, perché era già stato acquisito dalla polizia giudiziaria che indagava sull’incidente.
Ma chi è parte in causa ha certamente diritto di avere quei filmati dalle fonti dirette, non passando per la Procura della Repubblica, che potrebbe averne acquisito qualcuno in meno, ad esempio.
I giudici bacchettano il Comune di Grottaferrata
Spesso poi i giudici del Tar del Lazio, quando le parti si accordano prima della sentenza, tendono a non punire nessuno col pagamento delle spese legali della parte avversa: fanno un “pari e patta”, ognuno si paga le proprie.
In questo, caso, così interpretiamo noi, non è però piaciuto l’atteggiamento della Polizia locale che non ha consentito ad una parte in causa dell’incidente stradale di avere accesso immediato ai filmati.
Il pagamento delle spese, infatti, sia quelle legali della controparte che quelle dei cosiddetti “accessori di legge”, sono state accollate all’amministrazione pubblica di Grottaferrata.
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