Va avanti da quasi un decennio la complessa vicenda giudiziaria legata al cantiere di via Ombrone, in centro, proprio all’ombra della Torre Pontina.
Una vicenda oggi tornata al centro dell’attenzione per la pesante richiesta di risarcimento danni avanzata nei confronti del Comune di Latina.
Una storia che affonda le radici nel 2016 e che, dopo una lunga sequenza di atti amministrativi e sentenze, espone ora l’ente a una domanda economica complessiva di diversi milioni di euro.
L’ordinanza di demolizione
Tutto nasce dall’ordinanza dirigenziale n. 15879 del 6 febbraio 2017, con la quale il Comune di Latina intimò alla società costruttrice la demolizione di un edificio residenziale di tre piani fuori terra in corso di realizzazione in via Ombrone.
Il provvedimento, adottato sulla base di un’informativa della Polizia locale del settembre 2016 e richiamando la normativa edilizia e regionale vigente, disponeva la demolizione dell’immobile nonostante fosse esplicitamente riconosciuta la conformità delle opere al progetto allegato al permesso di costruire.
Il braccio di ferro in tribunale
La società impugnò l’ordinanza davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) di Latina, che nel 2022, con la sentenza n. 213, accolse il ricorso, ritenendo illegittimo l’ordine di demolizione.
Il Comune di Latina decise di proporre appello, ma anche il Consiglio di Stato, con la decisione n. 9088 del 2024, respinse il gravame, chiarendo un punto centrale della vicenda.
I giudici amministrativi hanno infatti sottolineato come l’annullamento in autotutela del piano urbanistico non produca automaticamente la caducazione del titolo edilizio, che richiede invece una specifica e ulteriore manifestazione di volontà dell’ente.
Nel caso di via Ombrone, questa manifestazione non c’è mai stata, rendendo inspiegabile l’ingiunzione di demolizione di un manufatto ritenuto conforme al permesso di costruire.
La richiesta di risarcimento
Con la sentenza ormai passata in giudicato, la società costruttrice ha presentato un nuovo ricorso al Tar di Latina, acquisito al protocollo comunale il 19 novembre 2025, chiedendo l’accertamento della responsabilità del Comune di Latina e la condanna al risarcimento dei danni subiti.
Le cifre in gioco sono rilevanti. La richiesta principale ammonta a 1.071.420,52 euro per danni patrimoniali diretti, ai quali si aggiunge una domanda per l’inutilizzabilità del cantiere, da quantificare tramite consulenza tecnica d’ufficio, per una somma non inferiore a 1.223.060 euro.
A queste voci si sommano ulteriori richieste: 478.202,54 euro per il ristoro di interessi, spese di lite, penali e altri oneri sostenuti dalla società, oltre al maggior danno derivante dalle maggiorazioni sulle cartelle esattoriali maturate dal 2017 a oggi, quantificato in 377.535 euro.
La società chiede inoltre il riconoscimento dei mancati frutti per il mancato utilizzo degli immobili, stimati in 750.000 euro, e un danno biologico indicato in un importo minimo di 274.618,80 euro.
Sommando tutte le voci indicate nel ricorso, la richiesta complessiva di risarcimento ammonta a 4.174.836,86 euro, al netto di eventuali ulteriori quantificazioni che potrebbero emergere in sede di consulenza tecnica d’ufficio o di rivalutazioni e interessi.
Si va in tribunale
Di fronte a una controversia dal valore economico ben elevato, la dirigenza comunale ha espresso parere favorevole alla costituzione in giudizio dell’ente.
La Giunta municipale ha quindi deciso di assicurare la difesa del Comune di Latina attraverso l’Avvocatura comunale, affidando l’incarico di difensore e procuratore speciale all’avvocato Francesco Paolo Cavalcanti, già coinvolto nel precedente giudizio.
Latina stavolta rischia grosso.




















