Nuovi pontili e passerelle
La Federazione Italiana Canoa Kayak (FICK) ha richiesto di ampliare la concessione di uso esclusivo di beni del demanio idrico con nuove strutture di collegamento e per l’alaggio (messa in acqua e recupero) delle imbarcazioni.
In pratica: più camminamenti in legno, più pontili, più spazio riservato a un utilizzo “dedicato” dentro uno dei luoghi più amati d’Italia.
Del resto se il lago si ritira, bisogna “inseguire” il suo punto d’approdo.
I numeri, quelli che interessano davvero, parlano chiaro: 422 metri quadrati di percorsi pedonali in legno (passerelle poggiate a terra e raccordi verso i pontili) e 304 metri quadrati di pontili galleggianti per l’alaggio delle barche.
A completare l’assetto ci sono 16 ancoraggi (i “corpi morti”) per tenere fermi i pontili. L’uso esclusivo viene richiesto per attività e manifestazioni sportive, con una concessione che resta agganciata alla scadenza già in essere: 2033.
Via i piloni che spuntano dall’acqua
Insieme a questa crescita di passerelle e pontili, arriva anche un’altra faccia nella storia del Lago Albano il cui livello si sta abbassando molto velocemente.
Con una determina recente, l’amministrazione di Castel Gandolfo ha affidato lavori per rimuovere due strutture in cemento armato (piloni del vecchio pontile) riemerse proprio a causa del calo dell’acqua: un problema di sicurezza e anche ambientale.
La spesa indicata è 8.000 euro + IVA (totale 9.760 euro), con intervento programmato in inverno per non impattare sul turismo.
Il punto vero è che non si tratta solo di lavori e pontili: la crisi idrica è diventata una ferita visibile.
Secondo monitoraggi ufficiali e privati, il livello del lago continua a scendere e la tendenza è difficile da invertire.
Più di 120 metri di terre merse
E pensare che molti politici, imprenditori, ma anche cittadini, continuano a ignorare il problema, come non esistesse o addirittura fosse frutto di speculazioni giornalistiche.
Tutti costoro possono andare sul sito di Google Earth e confrontare le mappe che vi riportiamo qui di seguito.
Quello che svelano le immagini è impressionante. Tra il 2001 e oggi, nel punto campione preso in considerazione, la terra emersa (o spiaggia) si è allungata di più di 120 metri.


Dalle 2 immagini satellitari di Google Earth è chiaro come dalla fine del 2001 (non abbiamo immagini precedenti) il lago si sia ritirato notevolmente, generando in quel punto una spiaggia lunga 163 metri.
Nel dibattito locale, una parte delle accuse chiama in causa anche i prelievi idrici destinati al territorio: un tema che infiamma comitati e cittadini, tra richieste di controlli e stop alle “emergenze permanenti”.
E nelle ultime settimane si parla di misure e finanziamenti per provare a cambiare rotta, puntando anche a ridurre i prelievi più impattanti.
Non esiste un quadro di intervento coordinato
Messa insieme, la fotografia è potente: mentre il lago arretra, la riva si riempie di strutture e si inseguono interventi tampone.
La politica locale è davanti a una scelta: continuare a gestire il Lago Albano “a pezzi”, tra concessioni e piccoli cantieri, oppure impostare una linea chiara su tutela e risorsa idrica.
Sul tavolo ci sono anche piani più ampi, come interventi per recuperare acque piovane e aiutare il bacino a respirare (chissà che fine hanno fatto!).
Regione Lazio, Autorità di Bacino, Ente Castelli Romani, Acea, Comuni interessati,…. persino Governo e Parlamento: sembrano tutti muoversi in maniera confusa e scoordinata. Non si vede, in realtà, una volontà di danneggiare il lago Albano, ma nemmeno quella di risolverne i problemi.
E la vera notizia, sotto tutte le altre, resta questa: il Lago Albano non è infinito.
E ogni decisione — passerelle comprese — dovrebbe partire da lì.
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