Dopo anni di carte e attese, il giudizio si chiude a fine 2025 con un verdetto che, di fatto, “gela” chi chiedeva un perimetro ufficiale e dà copertura alla linea del Comune di grottaferrata: niente perimetrazione, niente scorciatoie, niente riconoscimento urbanistico automatico.
Una battaglia lunga: decisioni nel 2019, ricorso nel 2020, chiusura nel 2025
Il cuore della storia nasce da scelte compiute dal Comune di grottaferrata nel 2019.
L’amministrazione prese atto di uno studio preliminare e arrivò a una conclusione netta, sostenendo che non c’erano le condizioni per procedere con la perimetrazione dei nuclei edili sorti spontaneamente (il tema è legato alla disciplina regionale sui “nuclei” e al loro eventuale recupero).
Da lì, nel 2020 è poi parte l’azione giudiziaria dei cittadini e la vicenda si è trascinata fino a oggi.
Perché la perimetrazione fa gola
La parola “perimetrazione” sembra tecnica, ma la posta in gioco è concreta.
Quando un’area entra dentro un perimetro riconosciuto, per molti significa sperare in strade sistemate, illuminazione, fogne, trasporti, insomma servizi che in quartieri nati fuori regola spesso arrivano tardi o non arrivano affatto.
E c’è anche un altro effetto, meno detto ma reale: il perimetro può far aumentare valore e “peso politico” di un’area, perché diventa più difficile far finta che non esista.
Il Comune non è obbligato a “dire sì”
Il passaggio decisivo, in questi contenziosi, è semplice da capire: il giudice può controllare la correttezza e la coerenza degli atti, ma non può trasformarsi nel “secondo urbanista” del Comune.
In altre parole: se l’amministrazione decide di non perimetrare perché sostiene che mancano i presupposti, il Tribunale può bocciare la decisione solo se è illogica, contraddittoria o fatta male. Se invece è motivata e rientra nelle scelte di pianificazione, il ricorso cade.
“Premiare l’abuso” o riconoscere un pezzo di città? La frattura resta aperta
Qui sta la ferita politica. Da un lato chi vive lì e chiede dignità e servizi (“paghiamo, esistiamo, non possiamo restare invisibili”). Dall’altro chi teme l’effetto messaggio: se perimetri, poi arrivano opere e investimenti, e alla fine passa l’idea che costruire fuori regola convenga.
Il Comune di Grottaferrata — almeno secondo l’impianto delle scelte del 2019 — ha tenuto il punto: non basta che un quartiere esista di fatto perché diventi automaticamente “regolare” sulla carta.
Cosa aspettarsi in futuro
Dopo un “no”, ora, restano due strade: la via giudiziaria (se ci saranno impugnative al Consiglio di Stato) e soprattutto quella via politica, l’unica che davvero può cambiare gli equilibri. Perché la verità è che questi quartieri non spariscono: restano lì, con famiglie a viverci e problemi veri a complicare la loro vita.
Ma la sentenza manda un segnale chiaro: la perimetrazione non è un diritto automatico e non può diventare il grimaldello per ottenere una legittimazione indiretta.
La partita, adesso, torna dove era partita: nelle scelte — e nelle responsabilità — della politica locale.
Leggi anche: Grottaferrata, mamma batte Polizia locale: può avere i video dell’incidente del figlio (+ le spese)






















