Intanto l’ultimo atto amministrativo, firmato a fine anno, ha spinto il progetto fuori dalla palude delle intenzioni e lo ha portato nella fase operativa.
Un professionista esterno è stato incaricato di redigere la progettazione esecutiva e seguire la direzione dei lavori per la nuova sede con una scadenza lampo: 30 giorni per consegnare il progetto, quindi entro gennaio.
Tempi stretti e decisioni rapide, tipiche di una gestione commissariale che punta a chiudere dossier rimasti aperti troppo a lungo.
Ricordiamo che l’ex sindaco Massimiliano Borelli è decaduto a metà ottobre, ora il Comune è guidato dal Commissario prefettizio Filippo Santarelli.
Da bene confiscato a presidio pubblico
L’edificio destinato a ospitare il Comando di Polizia Locale di Albano Laziale è un bene confiscato e acquisito al patrimonio comunale.
Il progetto prevede un doppio utilizzo: da un lato gli uffici e le attività della Polizia Locale. Dall’altro uno spazio legato al sostegno delle vittime di violenza di genere e alla diffusione della cultura della legalità.
Un’operazione immaginata dall’ex sindaco Borelli che punta a trasformare un luogo segnato da un passato “ombra” in un simbolo pubblico che il Commissario intende realizzare alla velocità della luce.
Il conto economico: mutuo lungo e spese di progettazione
La spinta politica, inevitabilmente, passa anche dai numeri.
Il Comune di Albano ha già scelto la leva più impegnativa: un mutuo da circa 329mila euro per ristrutturare l’immobile e renderlo idoneo alle nuove funzioni, con un orizzonte lungo che vincola anche le amministrazioni future.
A questo si aggiunge la voce progettazione e direzione lavori: 36.160,80 euro complessivi per trasformare la fattibilità in un progetto pronto per andare in cantiere.
Nella narrazione pubblica è “l’investimento sulla legalità”; nella lettura politica è un impegno economico che chiede risultati verificabili e tempi certi, senza sorprese.
La questione antisismica: la domanda dell’opposizione
Ed è qui che si concentra una delle contestazioni più insistenti dell’opposizione politica di centrodestra: un Comando di Polizia non è un ufficio qualsiasi.
Per funzione e ruolo, è una struttura che deve restare operativa anche in situazioni di emergenza. Da mesi, in Consiglio e nel dibattito pubblico, viene sollevato un punto preciso: la sede del Comando rientra tra gli edifici strategici, quelli che — proprio perché indispensabili — devono avere standard di sicurezza più severi, soprattutto sul piano sismico.
Dunque la domanda è semplice e politica prima ancora che tecnica: l’intervento in via Trilussa porterà a un vero adeguamento antisismico dell’edificio?
Sarà un edificio davvero “di classe A” sul fronte della sicurezza, o si rischia una ristrutturazione che migliora gli spazi senza risolvere fino in fondo la questione strutturale?
Via Trilussa: strada giusta per un Comando?
C’è poi l’obiezione più concreta, da città vissuta: la location. Via Trilussa non sembra, almeno a prima vista, ideale per il via vai che accompagna un Comando: pattuglie in uscita, rientri frequenti, accessi del pubblico, sosta, esigenze operative che richiedono fluidità.

Un presidio pensato per essere efficiente può diventare complicato se inserito in un contesto viario poco adatto.
La questione, quindi, non è solo “dove” ma “come”: accessibilità, parcheggi, sicurezza stradale e impatto sul quartiere. Elementi che, se sottovalutati, rischiano di trasformare un progetto simbolico in un problema quotidiano.
E la sede attuale? Il dubbio che resta aperto
La sede di oggi, in via Gaetano Donizetti, è già inserita in un contesto istituzionale riconoscibile e funzionale.
Da qui l’interrogativo che torna ciclicamente: non era meglio lasciare il Comando dov’è oggi, rafforzandolo e adeguandolo, invece di aprire un fronte nuovo fatto di lavori, trasloco, adattamenti e incognite?
Il Commissario imprime velocità, ma la partita vera — per chi sta all’opposizione e per chi guarda da cittadino — è questa: Albano avrà un Comando più sicuro e più funzionale, o soltanto più nuovo e più “spostato”?
Il parere ‘tecnico’
Permettete infine un po’ di goliardia: l’immagine che viene in mente è quella di uno dei più famosi meme che ha invaso il web.
Protagonista una monumentale Sora Lella che si pone il problema esistenziale dell’adeguadezza di una determinata azione da compiere o quantomeno completare, usando una tipica espressione romanesca:
La risposta, almeno sulla carta, dovrebbe arrivare presto: quel progetto promesso entro 30 giorni è chiamato a chiarire soprattutto due parole chiave, che valgono più di ogni slogan: sicurezza e funzionalità.
Le parole di Roberto Cuccioletta, coordinatore FdI Albano e ingegnere
“La decisione di trasferire il Comando della Polizia Locale di Albano Laziale nell’immobile confiscato di via Trilussa – sostiene Roberto Cuccioletta, di professione ingegnere, coordinatore di Fratelli D’Italia di Albano – è stata fin dall’inizio accompagnata da una narrazione che ha posto l’accento sul valore simbolico dell’operazione. Un simbolo certamente rilevante, ma che non può e non deve prevalere sugli aspetti sostanziali di sicurezza, funzionalità e conformità normativa, soprattutto quando si parla di una struttura destinata a svolgere funzioni essenziali per la collettività. Le mie perplessità non nascono oggi, né sono dettate da pregiudizi politici.
Al contrario, esse affondano le radici in una valutazione tecnica e istituzionale che, nel tempo, ho ritenuto doveroso portare all’attenzione dell’Amministrazione e del Consiglio comunale attraverso atti formali, interrogazioni e richieste di chiarimento. Occorre partire da un punto fermo: una sede della Polizia Locale non è un edificio qualsiasi. Si tratta di una struttura strategica, chiamata a rimanere pienamente operativa anche in condizioni di emergenza, inclusi eventi sismici. La normativa tecnica e di protezione civile è chiara nel qualificare tali edifici come appartenenti alla Classe d’Uso IV, con conseguenti requisiti stringenti in termini di sicurezza strutturale, affidabilità e continuità operativa. Albano Laziale ricade in zona sismica 2B. Questo dato, noto e oggettivo, impone che ogni scelta riguardante edifici strategici sia preceduta, non seguita, da valutazioni approfondite di vulnerabilità sismica e da un’analisi rigorosa della capacità della struttura di rispondere alle azioni previste dalle Norme Tecniche per le Costruzioni. È su questo piano che, sin dall’inizio, ho chiesto chiarezza: esistono valutazioni di vulnerabilità sismica dell’immobile di via Trilussa?
Con quali risultati?
E, soprattutto, tali risultati sono compatibili con la destinazione funzionale che si intende attribuire all’edificio?
A queste domande si aggiunge un ulteriore livello di responsabilità: qualora l’edificio non risulti conforme ai requisiti richiesti per una struttura strategica, quali interventi di adeguamento si intendono realizzare? Con quali tempi, con quali costi e con quali coperture finanziarie? Non si tratta di dettagli secondari, ma di elementi centrali per valutare la sostenibilità tecnica ed economica dell’operazione.
Un altro aspetto che ho ritenuto imprescindibile riguarda il metodo. Un progetto di questo tipo non può essere affrontato per accelerazioni improvvise o per semplificazioni eccessive. Serve trasparenza documentale, serve il coinvolgimento pieno degli uffici tecnici, servono pareri espliciti e verificabili, serve un confronto pubblico in Consiglio comunale fondato su dati tecnici e non su slogan. La sicurezza di operatori e cittadini non è un terreno sul quale si possa procedere per approssimazioni.
Infine, ho più volte sollecitato una valutazione comparativa seria e non ideologica: è realmente più conveniente sotto il profilo tecnico, economico e funzionale, adeguare un immobile esistente, nato con altre finalità, oppure progettare una sede ex novo, concepita fin dall’origine per rispondere ai requisiti di un comando di Polizia Locale moderno e resiliente? Anche questa è una domanda legittima, che merita risposte motivate. Le recenti accelerazioni procedurali, con tempi estremamente compressi per la progettazione e l’avvio degli interventi, rendono queste questioni ancora più attuali. Non per rallentare, ma per evitare che la fretta produca scelte difficilmente reversibili e potenzialmente critiche sul piano della sicurezza. Il mio auspicio, oggi come all’inizio, è che su un tema così delicato prevalgano il rigore tecnico, il rispetto delle norme e il senso di responsabilità istituzionale. Un presidio di legalità non si misura solo dal luogo in cui è collocato, ma dalla solidità, anche strutturale, delle decisioni che lo riguardano”.

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