Le associazioni sportive coinvolte hanno infatti deciso di impugnare la decisione di primo grado, aprendo un nuovo capitolo giudiziario su una questione che continua a tenere banco nel mondo sportivo cittadino.
Primo grado: si è deciso di non decidere
Il tema del contendere è descritto nella stessa sentenza impugnata dalle associazioni:
“Le Associazioni sportive Società Antares Nuoto e Pallanuoto Latina, A.s.d. Latina Nuoto, Polisportiva Hyperion Onlus A.s.d. e Latina Aquateam A.s.d. hanno impugnato, chiedendone l’annullamento previa sospensione, le deliberazioni del Consiglio e della Giunta del Comune di Latina, il Contratto di concessione rep. n. 65233/2006 stipulato l’8 maggio 2006 dallo stesso Comune con la Nuoto 2000 Società Sportiva Dilettantistica avente ad oggetto la concessione della progettazione definitiva ed esecutiva e della costruzione di una piscina scoperta e delle opere accessorie, nonché della gestione delle predette opere, comprensive della piscina coperta esistente”.
Il pronunciamento del Tar del Lazio aveva chiuso il giudizio senza entrare nel merito delle contestazioni sollevate, ritenendo il ricorso inammissibile per una serie di profili procedurali: dalla violazione dei principi di chiarezza e sinteticità degli atti, fino alla mancata impugnazione di alcuni provvedimenti ritenuti centrali, oltre al difetto di giurisdizione su talune domande, come quella risarcitoria fondata sul codice del consumo.
Una decisione netta, che aveva portato anche alla condanna delle ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio.
Ora, però, le società sportive non intendono fermarsi e hanno scelto di rivolgersi al Consiglio di Stato, chiedendo una nuova valutazione della vicenda.
Un passaggio che riaccende il confronto istituzionale e giuridico su concessioni, gestione degli impianti e rapporti tra amministrazione comunale, concessionari e utenti sportivi.
Il Comune di Latina sarà presente
Di fronte al nuovo ricorso, il Comune di Latina ha deciso di costituirsi anche nel giudizio di secondo grado. Significa che l’ente ha deciso di rispondere colpo su colpo davanti ai giudici
L’ente ha infatti formalizzato la scelta di difendersi nominando un proprio legale, confermando così la linea già seguita davanti al Tar del Lazio e ribadendo la correttezza dell’operato amministrativo che aveva portato all’approvazione delle delibere contestate.
La partita, dunque, è tutt’altro che chiusa. Sarà ora il Consiglio di Stato a pronunciarsi, chiamato a valutare se le doglianze delle società sportive possano superare i rilievi procedurali che avevano portato allo stop in primo grado.
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