Basta aprire Google Earth, scorrere la barra degli anni e mettere a confronto il 2023 con il 2025 per avere la prova provata di quanto affermato.
Il cambiamento è quasi brutale. Dove prima l’acqua arrivava a ridosso della sponda, dopo soli 2 anni (2023 vs 2025) oggi si vede una fascia chiara e nuda, una spiaggia più lunga e inquietante.


La ricostruzione dei cittadini che hanno confrontato le immagini parla di un arretramento che arriva fino ai 44 metri circa: in due anni, la linea del lago avrebbe “camminato” all’indietro come se qualcuno avesse tirato il tappo.
Nemi, il bacino piccolo che rischia l’effetto collasso
Nemi non è un’eccezione, ma una ulteriore spia.
A pochi chilometri, anche il Lago Albano di Castel Gandolfo è al centro di un allarme persistente: ritiro visibile, costa che cambia, spiaggia molto allungata.

Il punto è che Albano però ha un volume più grande di acqua pari a circa 462 milioni di metri cubi, contro i soli 32 milioni circa del lago di Nemi, quindi Albano è 14,5 volte più grande.
In un “lago piccolo – così ci raccontano tecnici del settore idrico con lunga esperienza – ogni centimetro pesa, e il punto di non ritorno è più facile da raggiungere e in meno tempo”.
I numeri che circolano sul territorio danno la sensazione di una discesa rapida e drammatica, non di una normale oscillazione stagionale.
Tra l’8 agosto e fine novembre, misurazioni manuali effettuate sul lago di Nemi hanno registrato un calo fino a 28 centimetri, con un recupero solo parziale dopo le piogge autunnali.
C’è poi un dato che colpisce ancora di più perché parla di “struttura” e non di superficie: la profondità massima del lago di Nemi, un tempo indicata intorno ai 30 metri, oggi sarebbe scesa verso i 24 metri. Tradotto: meno riserva, meno margine, estrema fragilità.
Il punto politico: cinque pozzi e l’acqua che sparisce sotto traccia
Secondo le associazioni che seguono la vicenda, il problema principale sarebbe legato a Acea, per il lago di Nemi esattamente come per quello Albano. La municipalizzata dell’acqua di Roma attinge anche dal lago di Nemi con cinque pozzi (non si sa quanti ne siano attivi in questo momento).

Un problema a cui si aggiunge il cambiamento climatico, le temperature sempre più alte, d’inverno e d’estate, le poche, pochissime piogge, e le nevi divenute ormai ‘merce’ sempre più rara nel Lazio e nel centro Italia.
La contestazione dei cittadini nei confronti di Acea sul lago di Nemi (come anche per Albano) non è però legata solo ai volumi prelevati, ma anche sul metodo: si parla di prelievi “H24”, 365 giorni all’anno, di controlli pubblici inesistenti e dell’assenza di strumenti di monitoraggio trasparenti e continuativi, accessibili anche ai cittadini.
È qui che la questione ambientale diventa una questione di potere: chi decide quanta acqua si può togliere e con quali verifiche pubbliche?
Chi controlla Acea?
Dal cratere al rubinetto: l’idea di portare l’acqua fino ad Ardea e Pomezia
Il tema diventa esplosivo quando entra in gioco lo scenario del trasferimento dell’acqua. Al momento, l’acqua prelevata dalla falda a cui sono collegati i laghi Albano e Nemi (h-24, 365 giorni all’anno) viene inviata ad almeno 11 Comuni del circondario.
Ma c’è un progetto per far arrivare l’acqua dei bacini dei Castelli anche verso Ardea e Pomezia.
Il quadro descritto nelle ricostruzioni circolate in questi mesi è quello di un cambio di strategia: ridurre il ruolo del campo pozzi Laurentino situato sul territorio di Ardea, che Acea vuole dismettere, e aumentare la dipendenza da un sistema già in sofferenza.
Per i territori dei Castelli Romani, è un cortocircuito: si chiede a due laghi di arretrare per “salvare” un’area più vasta. Un’operazione che, agli occhi di molti, somiglia a spostare la sete da una parte all’altra.
E, poi, sempre secondo il piano di Acea, questa stessa falda dovrebbe fornire acqua per anche per raffreddare il maxi Inceneritore Acea di Santa Palomba che insisterebbe con i suoi quattro pozzi proprio sulla falda idrica dei Colli Albani dei Laghi Albano e Nemi.

La querela in Procura: “prelievi eccessivi e senza controlli”
Nel frattempo, lo scorso 31 dicembre quattro associazioni (Salute Ambiente Albano, Pavona per la Tutela della Salute, Latium Vetus e il comitato di Quartiere Santa Palomba) hanno depositato una querela alla Procura di Roma contro vari soggetti istituzionali e societari, sostenendo che la gestione dei prelievi da parte di Acea sui laghi Albano e Nemi sarebbe eccessiva, continuativa e priva di controlli pubblici adeguati.
Il cuore dell’esposto, nella sintesi resa pubblica, punta su un’idea semplice: si starebbe togliendo acqua da una falda in sofferenza per alimentare i rubinetti dei comuni dei Castelli e, in prospettiva, anche quelli di Ardea e Pomezia.
L’obiettivo dichiarato non è solo fermare un’emergenza, ma costringere le istituzioni a mettere nero su bianco limiti, verifiche e responsabilità.
























