ll Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha accolto il ricorso presentato dal signor D. C. contro il Comune di Pomezia e ha imposto all’amministrazione di eseguire entro 120 giorni quanto già ordinato con una precedente sentenza di inizio 2025: chiudere la pratica di quei terreni, decidendo
“se restituire al ricorrente le aree occupate sine titulo, ovvero se “acquisirle” al proprio patrimonio indisponibile, corrispondendo le somme ivi previste”.
Il Tribunale aveva infatti già ordinato all’amministrazione di Pomezia di pagare il proprietario dei terreni situati nei pressi di via Spoleto su cui il Comune ha costruito, 26 anni fa, due palazzi, strade e marciapiedi.

Il proprietario dei terreni chiede appunto oggi di essere subito pagato o, in alternativa, di riavere indietro i terreni espropriati.
L’“ottemperanza” e la nomina del Commissario
“Ottemperanza” è una parola da tribunali, ma il concetto è molto concreto: significa far rispettare una sentenza quando la Pubblica Amministrazione non la esegue.
In pratica, non è un nuovo processo per ridiscutere chi ha ragione: è un’azione “di spinta” per ottenere risultati reali.
Se un Comune – come quello di Pomezia – dopo una sentenza del Tribunale resta fermo, prende tempo o rinvia, il cittadino può tornare dal giudice e dire: “Avete già deciso, ora fateli agire”.
Il Tribunale amministrativo allora impone scadenze, controlla l’esecuzione e può nominare qualcuno che faccia materialmente ciò che il Comune non fa.
E infatti è stato ora nominato un Commissario ad Acta che interverrà qualora il Comune non chiuda velocemente questa pratica vecchia 26 anni.
Il nodo: un esproprio dell’anno 2000
Qui la vicenda nasce da lontano. Un decreto di esproprio del Comune di Pomezia del 2000 che, secondo il giudice, avrebbe dovuto essere registrato correttamente, aggiornando registri immobiliari e catasto con tanto di indennizzo a favore del privato.
Ma tra passaggi di amministrazioni, problematiche burocratiche e inerzie, l’operazione si è trascinata e non è stata conclusa.
Nel frattempo, quelle aree sono diventate pezzi di urbanità: strade, due palazzi, porzioni funzionali alla vita pubblica.
Le difese del Comune di Pomezia: “impossibile eseguire”
Nella sua linea difensiva il Comune di Pomezia sostiene di aver trovato ostacoli “oggettivi”: notifiche da rifare perché il destinatario originario era deceduto da decenni, successioni mai formalizzate, quote di proprietà non chiarissime, particelle cambiate nel tempo e porzioni finite su mappali diversi.
Insomma, una fotografia di caos amministrativo in cui, secondo l’ente, sarebbe necessaria perfino la collaborazione dei privati per frazionamenti e firme tecniche.
Ma questa ricostruzione, osserva il TAR, è arrivata tardi ed è comunque un problema da risolvere, non un alibi per non decidere.
Restituire o acquisire: la scelta obbligata
La sentenza pone quindi il Comune di Pomezia davanti a un bivio che ha riflessi politici e di bilancio: restituire le aree oppure acquisirle al patrimonio pubblico.
La prima opzione è certamente inapplicabile, perché significherebbe rimuovere palazzi e strade già costruiti.
L’unica via è completare l’esproprio attraverso gli strumenti previsti, con i relativi pagamenti. Ma la vera difficoltà non è tanto trovare i soldi, quanto districarsi tra il groviglio di carte catastali di una situazione davvero intricata.

Il “commissario” e il segnale a Palazzo: quando Roma entra nelle pratiche del Comune
I giudici del TAR hanno concesso ulteriori 120 giorni al Comune di Pomezia per mettere tutto a posto.
In caso di ulteriore inerzia, subentrerà un Commissario ad Acta che è già stato nominato nella persona del Capo del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno.
Il commissariamento del Comune di Pomezia su questa vicenda comporterebbe però anche un effetto gravissimo. Poiché infatti il Commissario ad Acta deve essere retribuito, i giudici del TAR specificano che scatterebbe automaticamente un’accusa di “danno erariale“:
“Si precisa, a quest’ultimo proposito, che costituisce danno erariale patrimoniale il compenso che la P.A. corrisponde al Commissario ad acta nominato dal Giudice amministrativo per effetto dell’inerzia dei soggetti preposti all’attuazione delle decisioni giudiziali”.
Nessun nuovo passaggio in Tribunale, quindi: o il Comune di Pomezia risolve la questione (in pratica mette a posto le carte e paga l’esproprio) o qualcuno dell’amministrazione dovrà rimetterci bei soldi di tasca propria.
Intanto, come ‘antipasto’, il Comune di Pomezia è stato già condannato:
“al pagamento in favore della parte ricorrente delle spese del presente giudizio di ottemperanza, liquidate in € 2.000,00 (Duemila/00), oltre gli accessori di legge”.
Siamo davanti ad una pratica burocratica oggettivamente complessa, ma 26 anni sono davvero tanti, per il Comune è difficile giustificare la mancata risoluzione.
Ora, in un modo o nell’altro, dovrà risolvere tutto nel termine massimo di 120 giorni.






















