Infine, gli stessi proprietari dell’immobile dovranno anche abbattere le opere costruite senza autorizzazione.
Il Consiglio di Stato, secondo e ultimo grado della Giustizia Amministrativa, con una sentenza del 5 gennaio, ha confermato anche l’altro punto politicamente più pesante, cioè che non si può “sanare” di fatto un abuso tentando poi di comprare l’area, messa in vendita dal Comune negli anni passati, ex post.
L’aggiudicazione provvisoria dell’asta è stata revocata: il lotto non è dei proprietari della villa ma del Comune. Ma ricostruiamo brevemente l’intera vicenda.
Grottaferrata, da cessione urbanistica a “terra contesa”
La storia parte da lontano. Negli anni ’70 una società (C. s.r.l.) ottiene il via libera per costruire un villino, impegnandosi a cedere al Comune di Grottaferrata circa 200 metri quadri di terreno.

La cessione viene formalizzata con atto pubblico nel 1981: quel pezzo di terreno diventa un’area comunale.
Nel tempo l’immobile passa ad A. A., che sollecita più volte il Comune per ottenere la cessione di quell’area.
Ma, secondo quanto ricostruito in sentenza, non arriva mai un riscontro conclusivo. Eppure l’area viene ugualmente occupata, rimuovendo il confine preesistente.
Il muro “nuovo” e l’ordinanza mai contestata
Il punto di svolta è l’intervento edilizio giudicato abusivo: viene demolita una recinzione in un contesto vicino a spazi pubblici, tra cui l’area parcheggio della palestra comunale, e
“realizzando al suo posto un nuovo muro di cinta della lunghezza di 36 mt. con altezza complessiva di mt. 2,80, di cui 1,60 di muro e 1,20 di ringhiera”.
Nel novembre 2014 il Comune di Grottaferrata ordina
“la demolizione del nuovo muro ricadente interamente sulla proprietà pubblica, ma anche la ricostruzione dell’altro precedentemente esistente ai confini tra la proprietà privata e quella pubblica, abusivamente demolito”.
Quell’ordinanza non viene impugnata: ed è qui che la partita, anni dopo, risulta già indirizzata. Per i giudici, l’abusività accertata allora non può essere rimessa in discussione a posteriori.
Il tentativo di “mettere a posto” l’abuso
Nel frattempo vengono cercate autorizzazioni in sede regionale: un nulla-osta paesaggistico arriva (2018), mentre la sanatoria legata ai profili sismici viene respinta (2017) per non conformità. Ma soprattutto – è un passaggio decisivo – non risulta un percorso regolare completato davanti al Comune per la parte edilizia.
Quando nel 2019 Grottaferrata avvia un’asta per alienare alcuni fondi comunali, tra cui proprio quello “conteso”, la coppia proprietaria della villa partecipa e ottiene un’aggiudicazione provvisoria.
Poi però i controlli accertano che le opere abusive sono ancora lì: scatta la sanzione e il Comune stoppa l’assegnazione definitiva.
I proprietari del villino ricorrono al Tribunale Amministrativo del Lazio per opporsi sia alla sanzione che all’indennità di occupazione richiesta.
Il verdetto finale: niente premi per chi forza la mano
Nell’aprile 2025 è arrivato Il No del Tar che ha dichiarato il ricorso in parte inammissibile e in parte respinto.
L’ultimo capitolo si è concluso l’11 dicembre 2025. Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello e confermato tutto, anche la sanzione massima: l’area coinvolta (circa 190 mq) non è “modesta”, e la multa è stata considerata proporzionata.
E sulla revoca dell’asta la linea è netta: l’aggiudicazione era provvisoria, non c’è mai stato contratto, e il Comune non può far circolare un bene “macchiato” da un abuso.
Tradotto: prima si ripristina la legalità, poi – eventualmente – si parla di acquisti. Non il contrario.
Le opere abusive dovranno essere rimosse, in caso contrario il Comune di Grottaferrata potrebbe acquisirle al patrimonio pubblico.
Dura lex, sed lex
Certo se vogliamo vederla dal punto di vista dei proprietari del villino, la questione è paradossale:
questi ora dovrebbero demolire il muretto considerato abusivo, pagare sanzioni e canoni, riuscire a entrare in possesso del terreno comunale tramite assegnazione con asta pubblica e a quel punto ricostruire lo stesso muretto poco prima demolito.
Un ‘giro’ un po’ assurdo!






















