- Genzano di Roma (con Ariccia) 6.930 euro,
- Marino (con Nemi) 8.000 euro,
- Monte Porzio Catone (con Frascati e Grottaferrata) 8.000 euro,
- Grottaferrata 7.200 euro,
- Colonna 2.970 euro.
Con una determinazione dirigenziale firmata a fine 2025 è stata approvata la graduatoria del bando della Città Metropolitana di Roma Capitale per iniziative capaci di far crescere il Turismo lento con le conseguenti ricadute economiche nei Comuni (Roma esclusa) dell’ex provincia.
Parliamo dell’iniziativa “Di Borgo in Borgo”. Ma il punto politico è un altro: non sarebbero “regali” a pioggia. Il contributo viene erogato in un’unica soluzione solo a progetto concluso, dopo comunicazione e rendicontazione: chi non porta a casa il risultato, non incassa.
Il contesto: “Di Borgo in Borgo” come metodo politico, non solo come titolo
Dietro questo progetto c’è – almeno sul piano teorico – una filosofia che sta prendendo spazio: fare turismo non come somma di feste comunali, ma come sistema di borghi e percorsi. È l’idea “Di Borgo in Borgo”: cammini, anelli escursionistici, guide, segnaletica, eventi diffusi, aree di sosta.
La partita, nei Castelli Romani, è tutta qui: usare micro-fondi come test di governance. Perché i soldi arrivano solo alla fine, e “alla fine” ci arrivi solo se sai programmare, coordinare e rendicontare.
8.000 euro per l’equinozio di primavera di Marino e Nemi
Marino porta a casa 8.000 euro puntando su un progetto dichiaratamente intercomunale con Nemi: “Marino e Nemi in movimento – turismo, sport, territori, equinozio di primavera”, in programma tra il 21 e il 22 marzo 2026.
Qui il messaggio è politico e chiaro: il turismo lento non è solo sentieri e borghi-cartolina, ma anche eventi sportivi e mobilità attiva capaci di mettere in rete due destinazioni complementari e spingere presenze in un momento strategico, a cavallo dell’inizio primavera.
Il quadro economico racconta anche il livello di “scommessa” delle amministrazioni: spesa complessiva 10.000 euro, di cui 8.000 coperti dal contributo e 2.000 euro di cofinanziamento totale a carico dei Comuni.
In pratica, Marino prova a usare la leva pubblica per costruire un appuntamento riconoscibile, replicabile e soprattutto spendibile come racconto territoriale: un weekend che unisce paesaggio, movimento e promozione, con l’ambizione di trasformare l’equinozio da data simbolica a occasione stabile di attrazione.
Genzano: 6.930 euro su Villa degli Antonini
Nel caso di Genzano, i 6.930 euro non vanno letti come un semplice contributo “turistico”, ma come una mossa culturale con ambizione politica.
Il progetto ruota attorno alla Villa degli Antonini, dentro un disegno condiviso con Ariccia che mette insieme due luoghi-simbolo delle villae romane del territorio.
Il titolo è già un manifesto – “Da Vitellio agli Antonini: storia, archeologia e filosofia” – e punta a un formato concreto: un convegno divulgativo in sala consiliare, con tre panel (storia, archeologia e fruibilità, filosofia imperiale) e un coinvolgimento diretto delle scuole.
È qui che il turismo lento cambia passo: non solo “visita”, ma racconto competente, accessibile, registrato e destinato a lasciare traccia con la pubblicazione degli atti.
In altre parole: Genzano prova a fare della Villa degli Antonini non un reperto silenzioso, ma una piattaforma di identità e reputazione, capace di portare pubblico qualificato, destagionalizzare e agganciare anche chi cerca contenuti, non soltanto eventi.
Monte Porzio Catone: 8.000 euro per il polo tuscolano
Monte Porzio Catone incassa 8.000 euro e li investe in un progetto molto più concreto (e più politico) di quanto dica il titolo: “Tra anfore e calici”, un itinerario integrato tra archeologia, viticoltura e olivicoltura costruito in rete con Frascati e Grottaferrata.
L’idea è dichiarata: basta promozioni a pezzi, si prova a creare un polo tuscolano unitario mettendo in fila tre “luoghi narranti” – Museo del Vino (Monte Porzio), Scuderie Aldobrandini/Museo Tuscolano (Frascati) e Museo dell’Olio di Villa Cavalletti (Grottaferrata) – trasformando il reperto (l’anfora) nel racconto vivo del prodotto (vino e olio).
Il debutto è fissato in bassa stagione, 21–22 febbraio 2026, con gruppi chiusi da 30 persone a turno e una logistica pensata per ridurre traffico e caos: hub a Villa Cavalletti e navetta dedicata tra le tappe.
La regia comunicativa e il booking vengono affidati alla DMO Residenze Tuscolane, con campagne mirate e prenotazioni online, per dare standard “da destinazione” a un’operazione che ambisce a diventare progetto pilota.
Budget complessivo 8.889 euro, con 889 euro di cofinanziamento comunale (navette e hostess): il resto copre promozione, biglietti, guide e degustazioni. In sintesi: Monte Porzio prova a dimostrare che il turismo lento, qui, non è solo cammino—è anche esperienza sensoriale, rete istituzionale e identità del territorio.
Grottaferrata: 7.200 euro per ‘gemellaggio’ con Amman
Grottaferrata porta a casa 7.200 euro e, più che un evento in piazza, finanzia un’operazione di relazioni esterne costruita con una logica quasi da “politica estera locale”.
Il progetto mette a bilancio una trasferta strutturata (circa 8.000 euro complessivi, con 800 euro di cofinanziamento comunale) fatta di voli Amman–Roma–Amman per tre persone (2.700 euro), hotel (1.300), assicurazioni (300) e un pacchetto robusto di materiali e comunicazione (1.600) tra brochure, programmi, gadget, foto e video professionali.
A completare la cornice ci sono spedizioni di materiali informativi e gadget (700) ed eventi di accoglienza con interprete o traduttore (600). In sostanza: Grottaferrata investe su reputazione, storytelling e networking, puntando a trasformare un gemellaggio in una leva di visibilità e scambi, più che in una cerimonia di rito.
Colonna: 3.000 euro per “Colonna–La Planche”
Colonna gioca la partita più lineare – e per certi versi più “pulita” – dell’intera tornata: circa 3.000 euro per un’iniziativa dal titolo esplicito e simbolico, “Colonna–La Planche, un legame che raggiunge la maggiore età”, in calendario dal 28 febbraio al 7 marzo 2026.
La particolarità è che qui non c’è un budget gonfiato o un cofinanziamento da inseguire: la spesa complessiva presunta è di 3.000 euro, cioè esattamente la dimensione del contributo richiesto.
In sostanza, Colonna punta su un format di gemellaggio, con il comune francese della zona della Loira, che prova a uscire dalla ritualità e a diventare racconto pubblico: una settimana di incontri e accoglienza che, se ben comunicata, può trasformare la “piccola taglia” del borgo in un vantaggio competitivo.
Perché nel turismo lento la differenza la fa spesso l’autenticità: pochi numeri, ma relazioni vere, identità riconoscibile e un calendario capace di portare gente quando normalmente non arriva.
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