La Corte di Cassazione ha però dichiarato inammissibile il ricorso dell’uomo contro il sequestro preventivo della sua azienda, confermando così l’ordinanza del Tribunale di Roma. Confermato anche il sequestro dei mezzi meccanici utilizzati per le attività agricole.
Per la Cassazione in quel terreno di Ardea l’imprenditore aveva raccolto sfalci di potature e ramaglie varie trasformandolo in una vera e propria discarica con evidente degrado dell’area.
La scoperta del fondo agricolo trasformato in discarica ad Ardea e il sequestro
Il caso risale ad aprile 2025.
A seguito delle segnalazioni dei residenti, allarmati da movimenti sospetti e odori insoliti, i carabinieri del N.O.E. di Roma, avevano scoperto una presunta discarica abusiva all’interno di un fondo agricolo lungo via della Caffarella, al confine tra l’area agricola e il consorzio residenziale di Colle Romito. All’operazione avevano partecipato anche personale del Ministero dell’Ambiente e della Polizia Locale di Ardea coordinata dal maggiore Marzia Sgrò.
La zona era stata immediatamente posta sotto sequestro per consentire i campionamenti del terreno e le analisi dei materiali ritrovati, tra cui potature, erba e altri scarti vegetali potenzialmente non conformi alla normativa ambientale.
La difesa dell’imprenditore: gli sfalci servivano per produrre compost
L’imprenditore si era difeso sostenendo di utilizzare gli sfalci e le ramaglie per produrre compost destinato alle coltivazioni della propria azienda agricola. Aveva sostenuto inoltre che una parte del materiale veniva conferita regolarmente in un centro autorizzato ad Aprilia.
La difesa aveva inoltre richiamato norme nazionali e direttive comunitarie sui rifiuti agricoli non pericolosi, sostenendo che la condotta non potesse configurare una discarica abusiva.
La Cassazione, però, ha ritenuto infondate le motivazioni addotte dalla difesa.
La Cassazione: quel fondo era una discarica abusiva
Secondo i giudici di Cassazione, il Tribunale aveva correttamente accertato che i materiali erano sistematicamente depositati, triturati e sparsi sul terreno senza alcuna reale prospettiva di riutilizzo, determinando un evidente degrado dell’area.
La condotta è stata considerata continuativa e organizzata, con l’uso di mezzi meccanici e personale dedicato, elementi sufficienti a qualificare la situazione come discarica abusiva.
I giudici hanno inoltre confermato il sequestro dei mezzi utilizzati per il trasporto e la gestione dei rifiuti, considerati strumenti funzionali alla realizzazione del reato.
Alla luce di queste decisioni, l’imprenditore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare 3.000 euro alla Cassa delle Ammende, a titolo di sanzione accessoria per la causa di inammissibilità del ricorso.
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