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Tra questi, c’è chi non ha accettato di buon grado l’imposizione, contestando l’atto impositivo nei tribunali amministrativi.
Il Consiglio di Stato ha però respinto l’appello presentato da una cittadina proprietaria di un fondo agricolo interessato dall’esproprio legato al progetto di raddoppio della linea ferroviaria Roma‑Nettuno, nel tratto tra Campoleone e Aprilia.

I giudici amministrativi hanno rigettato le censure nei confronti della Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e delle autorità statali, ribadendo la correttezza dell’iter autorizzativo e la prevalenza dell’interesse pubblico sull’eventuale sacrificio di diritti privati.
L’esproprio nel tratto Aprilia-Campoleone
Al centro della controversia c’era il decreto di occupazione d’urgenza preordinata all’espropriazione notificato nel novembre del 2023, e la conseguente dichiarazione di pubblica utilità del progetto di potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria.
La ricorrente sosteneva una serie di vizi procedurali e violazioni normative, tra cui:
- mancata comunicazione diretta di atti fondamentali del procedimento,
- presunta sproporzione dell’esproprio rispetto alle esigenze di tutela del proprio fondo,
- il modo in cui erano state affrontate questioni ambientali e di impatto paesaggistico.
I giudici del Tar prima e poi quelli del Consiglio di Stato hanno però accolto le argomentazioni difensive di RFI, del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, della Presidenza del Consiglio e del Comune di Aprilia. Il Tribunale ha ritenuto che RFI ha rispettao tutte le garanzie procedurali previste dalla legge.
Richieste dei privati “impraticabili”
In particolare, la Corte ha sottolineato che la comunicazione della dichiarazione di pubblica utilità — atto che incide in concreto sugli interessi della proprietà — è stata regolarmente effettuata tramite raccomandata, seguita dalla pubblicazione degli avvisi di avvio del procedimento su quotidiani nazionali e locali secondo quanto previsto dal decreto espropriativo.
I giudici hanno inoltre escluso profili di illogicità o irragionevolezza nelle scelte progettuali e nella determinazione dell’area da acquisire, ritenendo che le riduzioni richieste dalla parte privata fossero impraticabili e che la configurazione dell’opera fosse necessaria per garantire sicurezza ed efficienza della circolazione ferroviaria.
Doppio binario per 6 chilometri della Roma-Nettuno
Il cuore dell’opera riguarda il raddoppio della tratta Campoleone‑Aprilia, un tratto di circa 6 chilometri di linea ferroviaria oggi a semplice binario e caratterizzato da un traffico pendolare intenso.

Il progetto, finanziato anche con risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, prevede la posa di un secondo binario, l’adeguamento degli impianti di segnalamento, l’elettrificazione e il potenziamento degli apparati per la circolazione e l’informazione al pubblico nelle stazioni interessate.
L’intervento rientra in un più ampio programma di potenziamento infrastrutturale della relazione Roma‑Nettuno, con l’obiettivo di aumentare la capacità della linea, migliorare la regolarità del servizio e ridurre i tempi di attesa e congestione tipici delle linee a binario unico.
Una volta completato anche questo segmento, la linea potrà gestire un numero maggiore di treni all’ora in entrambe le direzioni, superando le attuali limitazioni dovute alla sola presenza di un binario.
Prevale l’interesse pubblico
Per RFI e le istituzioni, questo tipo di infrastruttura non è un semplice potenziamento locale, ma un tassello strategico per migliorare la mobilità della vasta area sud di Roma e dei comuni pontini.
I giudici amministrativi, nel respingere il ricorso, hanno ribadito che tali pubblici interessi, debitamente tutelati e bilanciati con garanzie procedurali, prevalgono sulla situazione particolare di un singolo proprietario, anche se di rilievo.
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