La casa popolare di Piazza Giuseppe Mazzini ad Ardea, occupata senza titolo sin dal 2014, sarà recuperata dalle autorità comunali tramite accesso forzoso entro i prossimi trenta giorni.
Una storia che intreccia diritti abitativi, lutto familiare e necessità di garantire la corretta gestione del patrimonio pubblico.
La casa popolare di Ardea lasciata “in eredità”
Il primo provvedimento di rilascio dell’alloggio popolare risale al 2015, quando il Tribunale di Velletri aveva confermato la legittimità del decreto emesso dall’ATER, l’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale della Provincia di Roma, respingendo il ricorso dell’allora occupante.
Da quel momento, però, l’alloggio non è mai stato restituito: la donna, deceduta nel corso degli anni, ha lasciato l’abitazione “in eredità” in uso alla figlia, che ha continuato a risiedervi senza alcun titolo legale.
L’ATER, sulla base dell’articolo 5 della legge regionale 12/1999, che affida all’ente la gestione tecnica, amministrativa ed economica degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ha dovuto avviare un nuovo procedimento per il recupero dell’immobile, considerata l’assenza di ulteriori residenti regolari e la necessità di evitare occupazioni abusive prolungate.
La casa popolare sarà sgomberata con accesso forzoso
La richiesta formale di restituzione della casa, inviata alla figlia nel mese di ottobre 2025, è rimasta senza esito, rendendo inevitabile l’adozione del provvedimento di accesso forzoso.
Il decreto stabilisce che eventuali masserizie presenti nell’alloggio saranno inventariate e, se necessario, depositate o smaltite a spese degli eredi del precedente occupante.
La decisione dell’ATER, sostenuta dal parere favorevole del Responsabile dell’Ufficio Gestione Alloggi, sottolinea la regolarità amministrativa e contabile dell’atto, ribadendo la centralità del principio secondo cui l’uso delle case popolari deve rispondere a criteri di emergenza abitativa e legalità, a tutela della collettività.
Insomma, da un lato la sofferenza familiare legata alla perdita della madre e alla continuità abitativa della figlia, dall’altro la necessità di garantire che le risorse abitative pubbliche siano assegnate correttamente e fruibili da chi ne ha diritto secondo le norme vigenti.
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