Botta e risposta tra privati e Comune di Monte Porzio
I ricorrenti avevano acquistato l’immobile (cantina compresa) nel giugno del 2022. Accortisi delle “infiltrazioni d’acqua provenienti dalla strada sovrastante” , avevano diffidato il Comune di Monte Porzio a porvi rimedio.
Il Comune non aveva messo in atto alcuna azione, pertanto la famiglia lo aveva portato davanti ai giudici del Tribunale di Velletri, ma la cosa si era rivoltata contro.
Un consulente tecnico nominato, infatti, aveva individuato come soluzione :
“il riempimento della parte di grotta sottostante con impasti di aggregato granulare e boiacca cementizia”.
Una soluzione che andava però a danno dei privati, i quali l’avevano dunque ignorata. Il Comune, dal canto suo, ne aveva approfittato, inviando una diffida ad adempiere entro 30 giorni a quanto stabilito dal consulente del Tribunale.
I privati avevano soltanto puntellato la cantina e come risposta avevano inviato all’ufficio tecnico del Comune la relazione di un tecnico che attribuiva le infiltrazioni all’impianto fognario comunale sovrastante.
Ma la posizione del Comune non era cambiata: confermata la diffida che disponeva:
“l’immediata messa in sicurezza mediante l’esecuzione di interventi finalizzati alla rimozione dello stato di pericolo generatosi, e far redigere alla fine degli stessi perizia giurata da parte di tecnico abilitato, che certifichi il cessato pericolo per la pubblica e privata incolumità, entro il termine di giorni 30 dalla ricezione della presente”
A questo punto i proprietari della cantina avevano presentato un ricorso al TAR contro la diffida comunale.
La (non) decisione del Tribunale
I giudici, senza entrare nel cuore del contenzioso, hanno archiviato il ricorso della famiglia proprietaria dell’immobile.
La decisione dei magistrati, in sostanza, non dice chi abbia ragione sulle cause delle infiltrazioni o su chi debba intervenire, tra privati e Comune, ma stabilisce che la “diffida” del Comune che impone alla famiglia proprietaria dell’immobile di intervenire per tamponare le infiltrazioni è un atto preliminare, un richiamo generale agli obblighi di sicurezza che gravano sui proprietari, ma non un atto che stabilisce le responsabilità definitive.
Naturalmente qualora il Comune di Monte Porzio Catone generasse un atto definitivo che impone l’intervento, i privati potrebbero ripresentare il ricorso al TAR, che stavolta sarebbe obbligato a decidere nel merito della questione.
Intanto i giudici hanno almeno deciso la compensazione delle spese, riconoscendo (implicitamente) che le argomentazioni del privato non erano proprio campate in aria.
Il sottosuolo dei Castelli: ricchezza storica, fragilità strutturale
Ai Castelli Romani, e in particolare nei centri storici come Monte Porzio Catone, Marino, Frascati e Lanuvio, il sottosuolo è una seconda città, e lo è sempre di più.
Cantine, grotte, locali scavati nella roccia, spesso collegati alla tradizione vinicola vengono utilizzati oggi, sempre più spesso, con scopi ricettivi ed enogastronomici. Spazi che per decenni hanno rappresentato un patrimonio culturale e produttivo e che oggi vengono “riscoperti” anche come luoghi da valorizzare per il turismo.
Ma questa stratificazione ha un prezzo: infiltrazioni, degrado, reti datate e cavità sotto la sede stradale trasformano ogni stagione di piogge in un test di tenuta per amministrazioni e cittadini.
Piogge e dissesti: quando la manutenzione diventa una questione politica
Non è solo un tema tecnico, è un tema di governo. Le piogge intense – sempre più rare, violente e imprevedibili – mettono sotto stress strade, condotte e terreni. E quando l’acqua si infiltra dove non dovrebbe, saltano i nervi scoperti. La percezione di insicurezza, il timore di cedimenti, la rabbia di chi si sente abbandonato.
In un contesto così, ogni intervento o mancato intervento diventa immediatamente politico, perché tocca il patto di fiducia tra istituzioni e comunità: “chi controlla, chi previene, chi risponde se qualcosa va storto?”.






















