Circa un anno fa, anche il Tar del Lazio aveva respinto le stesse richieste.
In sostanza, la richiesta da oltre 600mila euro non è passata.
Il Comune di Velletri è ritenuto responsabile di un danno, ma resta in piedi solo il ristoro minimo già stabilito di 1.500 euro, ovvero la cifra persa per la caparra per l’acquisto del bancone non più effettuato.
Un epilogo che evita dunque un possibile salasso per le casse comunali, ma non cancella l’ombra politica: i giudici continuano comunque a leggere una responsabilità dell’amministrazione nel modo in cui la vicenda è stata gestita.
Dalla concessione al risarcimento
La storia non nasce oggi.
La vicenda parte nel 2017, quando la società B.S.J. ottiene l’aggiudicazione della concessione per il bar nel parco di Santa Maria dell’Orto (provvisoria il 6 febbraio 2017 e definitiva il 7 aprile 2017). Ma il contratto non viene firmato.
Nel 2018 il Comune di Velletri concede una proroga al precedente gestore (29 marzo 2018), prolungando di fatto lo stallo.
Dopo anni di solleciti e contenziosi, si arriva alla firma della concessione solo nel 2021 (27 maggio 2021). Un ritardo di più di 4 anni attribuito alla pendenza di un contenzioso avviato dal precedente gestore.
Sul piano giudiziario, il TAR del Lazio nel 2024 riconosce la responsabilità del Comune di Velletri, ma liquida un risarcimento minimo.
Ora il Consiglio di Stato, con sentenza pubblicata l’8 gennaio 2026 (decisione del 18 dicembre 2025), respinge l’appello e conferma sostanzialmente l’esito: niente maxi-risarcimento, pur confermando le responsabilità del Comune di Velletri:
“Le spese di giudizio devono essere integralmente compensate, stante la riconosciuta responsabilità del Comune”.
La società aveva puntato tutto sul secondo grado per ribaltare la partita.
Ma il Consiglio di Stato, ora, ha confermato l’impostazione, contestando i calcoli proposti dal ricorrente:
“la quantificazione dell’asserito lucro cessante, da parte della ricorrente, è inesatta”.
Il Comune di Velletri non ci fa comunque una bella figura
Al di là dei tecnicismi, il messaggio è politico: una pubblica amministrazione può risultare “in torto” sul piano della condotta, ma questo non significa automaticamente che debba pagare cifre astronomiche.
È un punto che pesa nel rapporto – spesso fragile – tra istituzioni locali e imprese.
Se partecipi a un bando, investi, aspetti, e poi resti fermo per anni, la fiducia nel “patto pubblico” si logora.
E quando la giustizia chiude la porta al maxi-risarcimento, la frattura si sposta sul piano dell’opinione pubblica: chi risponde dei ritardi? chi mette in sicurezza i processi decisionali?
Chioschi nelle aree verdi: regole chiare
Il paradosso è evidente: mentre la vicenda del bar di Santa Maria dell’Orto continua a produrre strascichi, la città prova a potenziare i servizi nei parchi con nuove concessioni.
Negli ultimi anni, a livello politico-amministrativo, è cresciuta l’attenzione verso punti ristoro e attività leggere dentro le aree verdi: un modo per aumentare sicurezza percepita, presidio, attrattività e socialità.
Ma proprio per questo, il “caso chiosco” diventa un promemoria: senza regole chiare e tempi certi, anche le idee migliori rischiano di trasformarsi in contenziosi, con un costo reputazionale che pesa più di qualsiasi capitolo di bilancio.
Santa Maria dell’Orto, un luogo simbolo e una lunga scia di contese
Santa Maria dell’Orto non è un giardino qualunque: è uno dei poli verdi più conosciuti, con funzioni di aggregazione e una presenza storica di servizi di ristoro.
È anche un contesto dove, negli anni, si sono stratificate aspettative e conflitti: tra esigenze di tutela del bene pubblico, interessi economici legittimi e la necessità di garantire continuità di servizio.
Non sorprende, quindi, che intorno al bar si siano accumulati contenziosi e attriti, fino a trasformare una concessione in un caso cittadino, capace di attraversare mandati amministrativi e stagioni politiche diverse.
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