Le segnalazioni arrivate dagli utenti
Alla base dell’iniziativa c’è il numero crescente di segnalazioni raccolte da Codici negli ultimi giorni.
Diversi utenti hanno riferito di aver ricevuto sul proprio telefono messaggi WhatsApp provenienti da società esterne ad Acqualatina, ma formulati in modo tale da richiamare esplicitamente il gestore del servizio idrico.
Il testo segnalato è sempre lo stesso:
“AT per ACQUALATINA: Gentile Cliente, Le chiediamo di contattarci al n. 0350051100 per comunicazioni amministrative che la riguardano”.
Una comunicazione che, secondo l’associazione, può creare confusione e generare timori, soprattutto tra i cittadini meno esperti nell’uso degli strumenti digitali.
Un contenuto che può trarre in inganno
Codici sottolinea come il contenuto del messaggio, per come è strutturato, possa essere interpretato in due modi opposti.
Da un lato può apparire veritiero, perché richiama il nome di Acqualatina e utilizza un linguaggio formale. Dall’altro può essere percepito come potenzialmente truffaldino, proprio perché invita a contattare un numero telefonico senza fornire ulteriori dettagli.
Un rischio amplificato dal contesto attuale, nel quale i cittadini vengono raggiunti ogni giorno da numerosi messaggi fraudolenti, spesso difficili da distinguere da comunicazioni ufficiali.
L’associazione scrive ad Acqualatina
L’associazione Codici ha dunque deciso di formalizzare le proprie preoccupazioni inviando una nota alla dottoressa Patrizia Vasta, amministratore delegato di Acqualatina.
Codici ha chiesto chiarimenti diretti, ritenendo la figura dell’AD la più qualificata per fare luce sulla natura di questi messaggi. In particolare, l’associazione ha domandato se tali comunicazioni siano state autorizzate dal gestore del servizio idrico e se possano essere considerate lesive per i destinatari, proprio per il rischio di essere confuse con tentativi di raggiro.
Le osservazioni dell’avvocato Bottoni
Anche nell’ipotesi in cui i messaggi non avessero finalità dannose, Codici evidenzia diverse criticità.
L’avvocato Stefano Bottoni, responsabile dell’associazione, ha messo in evidenza come non sia consentito inviare comunicazioni agli utenti del servizio idrico in forma non cartacea, che dovrebbe invece rappresentare la modalità ordinaria di contatto.
Secondo Bottoni, questo aspetto è già di per sé problematico, perché introduce una forma di comunicazione atipica che può disorientare l’utenza.

I dubbi del cittadino
Un altro punto centrale della lettera riguarda il rispetto delle disposizioni dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA).
Codici rileva che, anche qualora la società mittente fosse in possesso di una specifica autorizzazione da parte di Acqualatina, autorizzazione della quale è stata chiesta la conoscenza formale, l’utilizzo di messaggi WhatsApp non appare in linea con le indicazioni di ARERA.
Il cittadino, spiega l’associazione, può reagire in due modi entrambi problematici. Può decidere di ignorare il messaggio, temendo una truffa, e quindi non accedere a comunicazioni che potrebbero essere importanti. Oppure può essere indotto a chiamare il numero indicato, attivando una procedura che potrebbe comportare effetti patrimoniali negativi anche rilevanti.
Utenti bersagliati
Nella missiva inviata ad Acqualatina, Codici richiama un dato ormai evidente:
“È a tutti noto che anche più volte al giorno le persone vengono raggiunte da messaggi di contenuto certamente truffaldino, come si apprende quotidianamente dagli organi di informazione.”
Un passaggio che rafforza la richiesta di maggiore attenzione nella gestione delle comunicazioni verso l’utenza, soprattutto quando si tratta di servizi essenziali come quello idrico.
La richiesta ad Acqualatina
In conclusione, l’associazione chiede ad Acqualatina un intervento chiaro.
Se i messaggi non sono stati concordati con il gestore del servizio idrico, Codici sollecita la diffusione di una nota informativa che prenda ufficialmente le distanze da tali comunicazioni.
In alternativa, se vi fosse un coinvolgimento del gestore, viene chiesto di impartire precise disposizioni alla società mittente affinché non utilizzi più questo tipo di contatto, privilegiando esclusivamente le forme ordinarie di comunicazione cartacea e, se necessario, la raccomandata con ricevuta di ritorno.
Una richiesta che punta a prevenire possibili truffe e a rafforzare la tutela degli utenti nelle province di Roma e Latina.
Al momento non siamo a conoscenza di alcuna azione intrapresa da Acqualatina, né di un comunicato emesso in risposta alla sollecitazione di Codici.
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