Un diritto costituzionale
La recente modifica dell’articolo 33 della Costituzione ha sancito l’ingresso dello sport tra i valori fondanti della Repubblica, riconoscendone il ruolo educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico.
Un nuovo comma attribuisce allo Stato il compito di promuovere la cultura fisica e sportiva in collaborazione con la scuola e le associazioni, ponendo anche l’accento sulla prevenzione della violenza.
Un passaggio storico, che eleva l’attività sportiva a diritto di cittadinanza.
Eppure, ad Aprilia, questo diritto sembra essersi fermato davanti alle maglie strette della burocrazia.
Il Comune, sciolto per infiltrazioni mafiose, è oggi sottoposto a un regime di commissariamento che impone procedure rigorose e controlli antimafia stringenti su ogni attività. Un principio sacrosanto, che tuttavia – denuncia Ciuferri – finisce per produrre effetti distorsivi quando viene applicato senza distinzione, colpendo anche iniziative che nulla hanno a che fare con interessi illeciti.
Saltato il progetto di sport per disabili
Il progetto “Lo sport che vogliamo”, costruito in oltre un decennio di lavoro con le realtà del territorio, ha come obiettivo l’integrazione totale tra atleti normodotati e persone con disabilità.
Grazie a un protocollo d’intesa con il Comune, soggetti fragili venivano indirizzati all’associazione per praticare attività sportive gratuitamente.
Un modello riconosciuto e apprezzato, che ha portato il nome di Aprilia in tutta Italia attraverso manifestazioni e iniziative di carattere nazionale.
Oggi, però, tutto è fermo. In assenza di risposte da parte dell’amministrazione commissariale e in attesa dei pareri previsti dalla normativa antimafia, l’associazione è stata costretta a sospendere ogni attività. Compreso il C.A.S.P. – Centro di Avviamento allo Sport Paralimpico – un titolo conferito dal Comitato Italiano Paralimpico che per anni ha visto la Pallavolando come unica realtà del Lazio a poterne fregiare.
Bloccati anche altri progetti realizzati in collaborazione con l’US Acli.
Una sospensione che pesa soprattutto sulle famiglie e sui ragazzi coinvolti.
Che criminalità ci può essere nell’inclusione per i disabili?
«Non siamo un costo per il Comune, ma un servizio per la comunità», sottolinea Ciuferri. L’associazione, infatti, si è sempre fatta carico delle spese per le ore di attività svolte gratuitamente dai soggetti inviati dai servizi sociali.
Lo sport, in questo contesto, non è solo movimento, ma socializzazione, inclusione, normalità restituita a chi troppo spesso ne è escluso.
La domanda resta aperta e inevitabile: come può un progetto di sport inclusivo rappresentare un interesse per la criminalità organizzata?
E soprattutto, è accettabile che, nel nome di una prassi amministrativa, si finisca per negare a persone fragili un diritto riconosciuto dalla Costituzione?
Il silenzio delle istituzioni, conclude amaramente il presidente dell’associazione, rischia di trasformare una tutela necessaria in una colpa ingiusta. E di lasciare ancora una volta lo sport, e chi ne ha più bisogno, fuori dal campo.























