Il costo indicato per questa componente è 17.500 euro più IVA. Una scelta dal valore simbolico alto, perché prova a trasformare un patrimonio botanico in una “infrastruttura” autonoma dal punto di vista idrico, non più affidata alla rete Acea o a pozzi.
Castelli Romani, acqua fragile, la crisi idrica ‘morde’ tutta Roma sud
La crisi idrica dei Castelli Romani non è un’astrazione: basta guardare i laghi Albano e Nemi, da anni in sofferenza e oggi al centro di un’azione istituzionale che parla di monitoraggi e di un “Piano Salva Laghi” con 15 interventi prioritari e decine di milioni di investimenti, puntando a recuperare risorsa idrica riducendo prelievi e perdite.
In questo quadro, la vasca d’accumulo per il Camelieto di Velletri si legge come una scelta di ‘adattamento’ locale: mettere al riparo il verde identitario dalle oscillazioni della rete e, dove tecnicamente possibile, alleggerire la pressione sul sistema idrico complessivo che alimenta anche i bacini dei Colli Albani.
Il Camelieto come “marca” cittadina: identità, turismo e reputazione
Velletri non tratta le camelie come semplice arredo urbano. Dal 1995 la città si identifica pubblicamente come “Città delle Camelie”, spinta anche da condizioni pedoclimatiche favorevoli e da una festa che negli anni è diventata richiamo turistico.
Nel 2025, ad esempio, il Camelieto di Parco Muratori è stato inserito nel programma della Festa con iniziative dedicate e fruizione “esperienziale” del sito.
È qui che la politica locale gioca una partita reputazionale: se si perde il Camelieto, non si perde solo un’area verde simbolo di Velletri, ma rischia di incrinarsi anche un pezzo di racconto pubblico della città.
Dalla festa alla sofferenza delle piante: l’irrigazione che mancava (e i danni già fatti)
Il punto più delicato, emerso nelle carte comunali, è quasi un’ammissione. La perdurante assenza di un impianto di irrigazione avrebbe causato sofferenza alle nuove varietà e persino la perdita definitiva di diversi esemplari.
Non a caso il piano parla di intervento “organico”. Ripristinare le varietà scomparse, arricchire la collezione e portare la dotazione complessiva verso 60 esemplari, con nuove introduzioni e manutenzione pluriennale.
Una traiettoria che, letta oggi, suona come una risposta al clima: preservare biodiversità ornamentale e valore culturale, ma con strumenti adeguati.
Un piccolo investimento che riapre il dibattito: verde pubblico sì, ma con quale acqua?
Qui entra in scena la parte più politica: finanziare un serbatoio dedicato mentre l’area vive stress idrico significa scegliere una linea.
La vasca d’accumulo viene letta come tentativo di rendere l’irrigazione più autonoma e programmabile. Potenzialmente riducendo la dipendenza dai momenti critici della rete e valorizzando anche il contributo delle acque meteoriche.
E la cifra (17.500 euro + IVA) diventa argomento: per alcuni è manutenzione intelligente. Per altri sarà inevitabilmente una cartina di tornasole su priorità e gestione delle risorse.
Cosa succede adesso: uffici, progetto e trasparenza degli atti
La delibera affida al Settore competente gli atti conseguenti e individua il Responsabile Unico del Progetto nell’ingegnera Valentina Carmesini. Passaggio chiave perché, da qui in poi, la partita si sposta su progettazione esecutiva, affidamenti e tempi reali.
In altre parole: il Comune di Velletri ha alzato l’asticella, ora la città — e i Castelli Romani — misureranno se l’operazione “salva-camelie” sarà un modello di adattamento talmente efficiente da venire copiato da tutti gli altri comuni anche per altre aree verdi o solo un annuncio politico ben confezionato.
Leggi anche: Casa per anziani nelle campagne di Velletri: il Comune ordina la chiusura, il Tribunale la “riapre”






















