La Giunta, guidata dal sindaco, Mirko Di Bernardo, ha deciso nei giorni scorsi, proprio in relazione a questo nuovo traliccio, di costituirsi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, contro il ricorso presentato da Iliad per tentare di osteggiare il ‘No’ alla nuova installazione che ha deciso il Comune.
E la terza volta, in pochi mesi, che la città si ritrova a discutere di dove mettere un altro traliccio della stessa compagnia telefonica.
In Municipio il ragionamento che circolerebbe nei corridoi comunali è semplice: la rete serve, tutti utilizziamo i telefonini, tablet e pc, ma questo non può valere come lasciapassare assoluto.
Se è vero che tutti chiediamo copertura e dati veloci, è altrettanto vero che una comunità ha diritto a stabilire dei limiti di civiltà e di contesto, con una pianificazione razionale degli impianti.
Il precedente che brucia: il traliccio di 30 metri e l’abbazia di san Nilo
A rendere più aspra la nuova guerra ci sono due precedenti recenti.
Quello del traliccio di 30 metri, nell’area di via Rocca di Papa. Il timore, per questo caso – denunciato da cittadini e associazioni – è di un impatto sul paesaggio che ruota attorno all’Abbazia di San Nilo, uno dei luoghi più identitari dei Castelli Romani, vicino anche all’area fieristica.
Qui la partita è diventata perfino societaria: una delle ragioni dei rinvii è stata la necessità di chiarire chi sia, oggi, titolare del “palo porta-antenne” e del rapporto legato al terreno, tra fusioni, incorporazioni, cessioni e soggetti che cambiano nome o perimetro.
Risultato: si attende la decisione di merito, con la relativa pubblicazione della sentenza, ma intanto la percezione resta quella di una città appesa ai calendari del tribunale.
Via della Cartiera: l’ombra dell’aeroporto di Ciampino e dei vincoli archeologici
Poi c’è l’altro traliccio di via della Cartiera. Con il via libera del TAR (confermato, ma solo temporaneamente dal Consiglio di Stato, secondo grado della Giustizia Amministrativa) a un’antenna 5G.
Dopo un contenzioso lungo e pieno di stop-and-go, relativo a un ‘area archeologica situata nel cono di volo dell’aeroporto di Ciampino. In quella vicenda il dossier è passato attraverso pareri e autorizzazioni a catena, con un percorso tortuoso tra prescrizioni, integrazioni e verifiche.
Il Comune di Grottaferrata aveva provato a fermare l’intervento sostenendo la decadenza dei titoli, ma i giudici hanno fatto prevalere l’impianto autorizzativo formatosi in precedenza. Un precedente che pesa perché racconta una linea: quando i Comuni provano a “confinare” le antenne, spesso vengono bloccati nelle aule giudiziarie.
La partita vera: non “pro” o “contro” il 5G, ma governo del territorio
Il punto politico, oggi, è evitare la caricatura: Grottaferrata non può essere “anti-tecnologia”, ma non può nemmeno diventare una scacchiera dove decide solo chi investe.
Perché il tema locale non è l’elettromagnetismo come slogan: è la qualità del paesaggio, il valore dei simboli, la credibilità delle istituzioni quando un sito finisce “oscurato” nelle carte.
Qui si misura la maturità amministrativa: pianificazione, siti preferenziali, condivisione degli impianti e trasparenza totale. Senza questi strumenti, ogni antenna diventa un caso politico. E ogni caso politico diventa una nuova udienza.
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