Questo si desume da una Determinazione comunale pubblicata nei giorni scorsi che fissa il costo di affitto: 90mila € per il solo 2025, più 180mila € per il 2026 e 180mila per il 2027.
Quello che doveva essere un ripiego per salvare l’avvio dell’anno scolastico 2025-2026 è destinato a trasformarsi in una permanenza medio-lunga: almeno fino a settembre 2028, salvo ulteriori slittamenti che, visto l’andamento dei cantieri pubblici e la complessità dell’intervento, appaiono tutt’altro che improbabili.
E nel frattempo la città paga: non solo in termini di disagi per famiglie e studenti, ma anche con un conto economico che cresce e si stratifica anno dopo anno: al momento, il conto per le casse comunali sarà pari quindi a 450mila €.
Quasi 500 ragazzi, una comunità spostata in blocco
La “De Rossi” non è una scuola qualsiasi: parliamo di quasi 500 studenti e di un tessuto di famiglie che, nel giro di poche settimane, si è ritrovato a gestire un cambio di sede totale.
La vicenda nasce da una diagnosi dura: criticità strutturali e sismiche, rischio per la sicurezza, chiusura immediata. Da lì, la decisione straordinaria: occupazione d’urgenza di un immobile privato per evitare il collasso del servizio scolastico.
Proprio per questo, allora, la linea politica fu netta: niente spezzatino, niente classi divise in più edifici, niente soluzioni a metà. Il “Ciambellone” di via Filippo Turati venne indicato come l’unico spazio in grado di ospitare l’intera comunità scolastica.
Il “Ciambellone” non è una sede concessa gratuitamente: al proprietario va riconosciuta una indennità per l’occupazione.
Tradotto in parole semplici: soldi pubblici che escono con regolarità, mentre la scuola originaria resta indisponibile.
Si allungano i tempi si alzano le spese
Una scelta che garantì continuità, ma che oggi mostra l’altra faccia: quando il provvisorio dura anni, ogni mese in più diventa una tassa collettiva.
La spesa, già importante, diventa esplosiva quando la durata si allunga: due anni possono sembrare gestibili, tre o più iniziano a incidere su scelte di bilancio, priorità e servizi. E a quel punto non è più solo un problema “scolastico”: diventa una questione di gestione della città.
Nel tempo, lo scenario infatti è cambiato: non si parla più di interventi rapidi o di aggiustamenti limitati, ma di lavori più profondi e complessi, con verifiche aggiuntive e criticità emerse strada facendo.
È la dinamica tipica dei cantieri pubblici quando entrano in gioco edifici datati e problemi strutturali: si parte con una previsione, poi la realtà impone indagini, varianti, passaggi amministrativi, tempi che si dilatano.
E ogni dilatazione allunga anche la permanenza al Ciambellone, spingendo il traguardo sempre più avanti.
Se l’orizzonte è davvero settembre 2028, Velletri merita chiarezza. Non bastano rassicurazioni generiche o aggiornamenti episodici: serve un cronoprogramma pubblico, verificabile, con tappe e responsabilità.
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