L’intervento sarà “in danno”, cioè i costi destinati a ricadere sui responsabili delle concessioni degli stabilimenti balneari.
Insomma, a Torvaianica il confronto tra amministrazione e operatori del litorale entra in una fase molto calda: quella in cui la politica smette di parlare per atti “di carta” e si prepara a intervenire direttamente.
Con una Determinazione dirigenziale di inizio 2026, il Comune di Pomezia ha compiuto un passaggio che, dietro il linguaggio amministrativo, suona come un messaggio netto: l’operazione di rimozione delle opere contestate e il ripristino della spiaggia di Campo Ascolano non resteranno appesi all’inerzia dei destinatari.
Gli stabilimenti balneari di Torvaianica coinvolti
Nel mirino finiscono tre realtà che sul territorio hanno un peso simbolico e, in alcuni casi, anche mediatico: Cuba Libre, Oasi Beach e Paloma.
Il Comune di Pomezia richiama le Ordinanze di demolizione e ripristino emesse il 29 agosto 2025, segno che la vicenda viene da lontano e che la linea non nasce oggi.
Queste le opere contestate dal Comune di Pomezia nelle ordinanze di demolizione:
Area ex Pom.4 – Cuba Libre
• punti di prelievo e di erogazione di acqua funzionanti, con impianto di distribuzione interrato e sparso;
• impianto elettrico ovvero cavi in parte fuori terra e in parte interrati;
• impianto di fognatura con pozzi di raccolta e tubazioni interrate;
• punti di stoccaggio del materiale rimosso, sia adiacente l’area demaniale che in area privata;
• insegna pubblicitaria nei pressi della strada Provinciale.
Area ex Pom. 15 Oasi Beach
• impianto di fognatura con pozzo di raccolta e tubazioni interrate;
• impianto elettrico;
• cartello Pubblicitario nei Pressi della Strada Provinciale.
Area ex Pom.37 bis Paloma
• impianto di fognatura con pozzo di raccolta e tubazioni interrate;
• impianto elettrico.
Il Comune rigirerà i costi di demolizione
La formula che alza la temperatura è una: esecuzione in danno.
Non è uno slogan, ma un dispositivo amministrativo con un effetto politico immediato. Significa che, se chi è chiamato a rimuovere non lo fa, il Comune procede tramite una ditta incaricata e poi punta a recuperare i costi dai responsabili.
In altre parole: non solo “si smonta”, ma si ribalta l’onere economico su chi non ha ottemperato. Per un’amministrazione è anche una mossa di credibilità: dimostrare che le ordinanze non sono un foglio destinato a finire in un cassetto.
L’urgenza e il nodo operativo: la macchina si mette in moto
La determina mette in fila anche un elemento che spesso racconta meglio la realtà del palazzo: l’urgenza.
L’intervento viene presentato come necessario e non rinviabile, tanto da procedere con un affidamento diretto. La ditta individuata è una piccola impresa locale, scelta per eseguire lavori di rimozione e ripristino.
Sullo sfondo emergono anche intoppi burocratici legati ai sistemi di accreditamento, che però non hanno fermato l’operazione. Il Comune, anzi, chiude il cerchio: assegna il codice identificativo e blinda la tracciabilità dei pagamenti.
Una partita politica: demanio, consenso e anni di “zona grigia”
Campo Ascolano non è solo una località balneare: è una frontiera politica.
Sul litorale la domanda di regole si intreccia con il tema dell’economia balneare, delle concessioni, dei confini spesso sfumati tra strutture temporanee e permanenti, tra tolleranze di fatto e norme.
Per molti residenti il ripristino è una promessa di spiaggia restituita e accesso al mare; per alcuni operatori è il timore di un precedente che rende più rigida ogni interpretazione. In mezzo c’è l’amministrazione, che con questa mossa sembra voler archiviare la stagione delle mediazioni infinite.
Perché quando si parla di “rimozione forzata” non si discute soltanto di manufatti, bensì di potere, controllo dello spazio pubblico e reputazione politica.
La scelta di procedere “in danno” è un segnale forte: a Torvaianica la linea diventa quella del fatto compiuto. E, per chi governa, è un test: o funziona e diventa modello, o apre un fronte che può durare mesi.
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