Al centro c’è il serbatoio TK6: Eni è stata autorizzata alla manutenzione sulle tubazioni interrate collegate al bacino di contenimento, con apertura di due varchi sul lato ovest dell’argine.
L’operazione viene definita ordinaria, dal Comune di Pomezia e da Eni, ma implica movimentazioni pesanti e un cantiere immediato, in un’area già da anni sotto la lente per la presenza di iter ambientali a dir poco complessi.
Giova ricordare che I danni ambientali e l’inquinamento generato dalle perdite e dispersioni di carburante che hanno avuto luogo nel deposito Eni, in passato, hanno posto a rischio il campo pozzi Acea ‘Laurentina’, che rifornisce d’acqua potabile sia Pomezia che il vicino Comune di Ardea.
Leggi anche: Ci sono idrocarburi nell’acqua potabile di Ardea, Pomezia e Roma sud. Ma i cittadini sono informati?
Ordinaria manutenzione, ma con varchi da 10 metri e controlli ambientali
Nel dettaglio, i lavori prevedono due scavi (TK6-A e TK6-B) di circa 5 metri di larghezza, 10 di profondità e 5 di altezza, per intercettare due fasci di tubazioni a circa 5 metri dal colmo dell’argine.
Sono previsti controlli di qualità ambientale su pareti e fondo scavo, stoccaggio temporaneo del materiale rimosso, manutenzione delle linee e ripristino dell’argine.
Per la gestione delle terre si richiama il quadro normativo sulle terre e rocce da scavo: in un deposito carburanti, la corretta classificazione dei materiali e la tracciabilità dei conferimenti sono uno dei punti più sensibili.
ARPA e Città Metropolitana di Roma: nessuna interferenza con la bonifica
La chiave politica e tecnica del via libera è tutta nella parola interferenze. Secondo i pareri richiamati nella Determinazione, lo scavo avverrebbe in un’area priva di piezometri e quindi non toccherebbe la rete di monitoraggio.
Inoltre, per come viene rappresentata la zona su tavole tecniche, non andrebbe a sovrapporsi al perimetro operativo della bonifica già in corso.
Qualche mese fa, forse impropriamente, questi lavori erano stati associati ad una presunta bonifica, ma evidentemente non è così.
Risultato: il Comune di Pomezia conclude che, allo stato attuale, non emergono pregiudizi rispetto ai procedimenti ambientali collegati a questi lavori ordinari purché il cantiere rispetti rigorosamente le regole di sicurezza sul lavoro e le misure di prevenzione del rischio incendio ed emergenza.
La bonifica senza fine: procedimenti dal 2001 e nuovi episodi nel tempo
Solo dopo il cantiere, torna il retroscena che pesa da decenni: lo stesso atto comunale ricostruisce un procedimento storico nato dalle notifiche dell’inquinamento del sito in corso dal 2001, affiancato negli anni da ulteriori iter e da nuove segnalazioni.
Tra 2023 e 2024, per esempio, ancora si parla nei documenti di evidenze organolettiche in una porzione circoscritta di terreno dentro il bacino di contenimento del TK6, attribuite a un trasudamento di benzina da una tubazione in ingresso.
Con un progetto di bonifica approvato nel 2024 e indicato come in fase di esecuzione. Un progetto ancora non ultimato e certificato, da quanto a nostra conoscenza.
Una stratificazione di nebbie che alimenta una domanda inevitabile. Perché la bonifica della falde idriche sottostanti il deposito Eni resta un dossier che si allunga negli anni e decenni, mentre interventi operativi e cantieri continuano ad avanzare, senza che si riesca a chiudere definitivamente lo stato di inquinamento dell’area?

Tra falde e rischio industriale: un impianto sotto procedure di emergenza
A rendere il quadro ancora più delicato è il fatto che il deposito carburanti rientra nel perimetro del rischio industriale.
Qui non si parla solo di inquinamento storico, ma anche di prevenzione degli scenari incidentali e di gestione dell’emergenza.
Non a caso, nel provvedimento si richiama l’obbligo di adottare misure idonee a prevenire eventi che possano determinare contatti o inalazione di sostanze pericolose. E, soprattutto, rischi di incendio, con riferimento alle procedure di emergenza e al Piano di Emergenza Esterno.
Tradotto: il cantiere deve essere governato come un’operazione ad alto controllo, non come un normale scavo da edilizia ordinaria.
E c’è anche un’interrogazione parlamentare: il caso finisce a Roma
Il caso inquinamento generato dal deposito Eni non è rimasto confinato agli atti locali.
Su questa vicenda, infatti, esiste anche un passaggio parlamentare formale. Si tratta di un’interrogazione presentata in Senato che ha portato il tema del deposito di Santa Palomba e della contaminazione delle acque sotterranee all’attenzione del Governo.
Si chiedono al Governo verifiche e iniziative istituzionali.
Un segnale politico che, in controluce, rafforza la sensazione di un dossier mai davvero chiuso.
Mentre a Pomezia si sbloccano nuovi cantieri e si autorizzano scavi nell’argine del TK6, l’ombra lunga della bonifica iniziata più di vent’anni fa continua a pesare sul territorio.
Leggi anche: Pomezia, il centro Eni trasuda benzina: a rischio i pozzi Acea di Santa Palomba (che servono anche Ardea)





















