Con una Determinazione del 12 gennaio 2026, il Comune di Albano chiude con esito negativo il procedimento per revocare in autotutela l’autorizzazione all’installazione.
In pratica, niente stop, richiesto dal Consiglio comunale nei mesi scorsi. Anzi, il Comune di Albano – guidato dal Commissario prefettizio Filippo Santarelli – concede il via libera lampo all’avvio dei lavori. Una sterzata che riaccende tensione soprattutto in quella parte della cittadinanza che si era opposta fortemente durante il primo tentativo di installazione.
Il paradosso politico: si riparte mentre il Piano antenne è ancora aperto ai cittadini
La mossa pesa ancora di più perché arriva mentre in città è in pieno svolgimento la fase pubblica del nuovo Piano antenne, con cittadini e operatori chiamati a inviare osservazioni fino al 20 gennaio 2026.
Tradotto: da una parte il Comune, guidato dal Commissario, invita la popolazione a “dire la propria” sulle regole future, dall’altra, sul caso più esplosivo di tutti – Valle Pozzo – imprime un’accelerazione che sembra non aspettare nessuno. Ed è qui che si crea la frattura tra amministrazione e cittadini.
Valle Pozzo, il traliccio che ha spaccato Albano (e non solo il quartiere)
Quel progetto non è mai stato una questione “tecnica”, è diventato un simbolo politico.
Da un lato le esigenze di rete, dall’altro la percezione di un territorio trattato come periferia sacrificabile.
L’immagine è rimasta impressa: camion all’alba, residenti in allarme, paura di un colosso d’acciaio a ridosso delle case. Tanto che il 20 giugno 2025, dopo poche ore di cantiere, il Comune firmò uno stop urgente.

Da quel momento, ogni passaggio ha avuto il sapore dello scontro tra istituzioni e comunità locale.
L’iter “impossibile”: autorizzazione, proteste, stop, TAR
Il percorso è stato un labirinto.
Prima la richiesta di INWIT (per Vodafone) nel giugno 2024, poi la Conferenza dei servizi chiusa positivamente nell’ottobre 2024. In mezzo, anche la pubblicizzazione formale dell’istanza che consentiva osservazioni entro dicembre 2024.
A seguire, nel giugno 2025, lo stop imposto dal Comune dopo il caso politico e il Consiglio comunale straordinario.
Da lì la reazione di INWIT: ricorso contro la sospensione e una partita che si è spostata in Tribunale, con udienza indicata per 13 gennaio 2026, ma la cui sentenza non è stata ancora pubblicata.
Perizie “contro perizie”: la svolta che ha riaperto la strada al traliccio
Il punto più delicato è questo: il Comune di Albano aveva provato a costruire un argine tecnico, affidando verifiche esterne. Ma una relazione arrivata a settembre 2025 avrebbe evidenziato criticità pesanti (siti alternativi possibili, ridondanze, contraddizioni sugli obiettivi di rete).
La nuova consulenza tecnico-legale successiva avrebbe demolito quella base: conclusioni giudicate incomplete e non scientificamente verificabili, oltre alla sottolineatura del parere favorevole di ARPA Lazio e dell’assenza di sforamenti.
Risultato: una sospensione attraverso una atto comunale di autotutela, oggi, non reggerebbe più, almeno secondo gli uffici tecnici dell’amministrazione guidata dal Commissario. E il traliccio riprende quota.
La suspense adesso: può ancora saltare tutto? Lo spettro dei risarcimenti
Il Comune di Albano ha davvero “salvato” il progetto, o ha solo spostato più avanti il rischio?
Perché l’attuale via libera non chiude il conflitto: apre una nuova fase, dove i residenti possono tentare altre strade, anche giudiziarie.
E Albano rischia di ritrovarsi intrappolata nella logica più pericolosa: quella dei risarcimenti e dei danni, se le carte non reggono o se la politica cambia linea.
Sul fondo, c’è anche la pressione nazionale sul potenziamento delle reti: una corsa che, per definizione, non ama ritardi.
Tre scenari possibili: fatto compiuto, nuova battaglia o resa dei conti
Ora Albano è davanti a un bivio politico prima ancora che amministrativo.
Primo scenario: il cantiere riparte davvero e il traliccio diventa un fatto compiuto, rendendo quasi simbolica la consultazione sul Piano antenne.
Secondo scenario: un nuovo fronte di ricorsi e contro-ricorsi riaccende lo scontro, con la città trascinata ancora davanti ai giudici.
Terzo scenario: la prossima amministrazione eletta – quando finirà la fase commissariale – potrebbe rimettere mano all’intera strategia, ma dovendo mettere in conto un prezzo altissimo in credibilità o rischio condanne. Perché Valle Pozzo, ormai, è molto più di un traliccio: è una prova di forza sulla pelle di Albano.





















