Con la Determinazione del 15 gennaio 2026, l’amministrazione a guida commissariale riapre ufficialmente la procedura per affidare in concessione le due farmacie pubbliche.
Questa volta, però, si punta su una leva chiara: un ulteriore taglio del 20% di canone rispetto alla base precedente e un taglio del 50% della sua durata.
Due punti vendita strategici: ecco dove sono le farmacie “Albalonga”
Ora la palla passa al mercato. La gara viaggia su piattaforma telematica e la scadenza è fissata entro fine febbraio 2026, con termine indicato alle ore 18 (negli atti si colloca tra il 27 e il 28 febbraio).
Dopo la scadenza, verrà nominata la Commissione e si capirà se il “maxi sconto” sarà bastato per attirare offerte.
Il bando riguarda due farmacie comunali che, nel tessuto cittadino, rappresentano più di un semplice servizio commerciale: sono presìdi sanitari di prossimità.
Le sedi indicate negli atti sono
entrambe ad Albano Laziale.
Non si tratta di un “pacchetto” spezzettato: lotto unico, un’unica gestione, un unico concessionario. Un elemento che pesa politicamente, perché la scelta non riguarda solo un contratto, ma la direzione del servizio pubblico: continuità, accessibilità, capacità di rispondere a bisogni quotidiani e non rinviabili.
Quanto vale davvero la concessione: nuova base d’asta e canoni
Il cuore economico della gara è quello che ha già fatto inciampare i bandi precedenti.
La documentazione allegata indica un importo gara pari a 2,6 milioni di euro come base d’asta, con un valore complessivo stimato della concessione che arriva anche a 3,25 milioni in base alle componenti previste.
Il modello è quello tipico delle concessioni: un canone fisso annuale (indicativamente 102.400 euro, rateizzato mensilmente) e una componente variabile legata al Margine Operativo Lordo, con una soglia minima fissata al 5%. La gara, in sostanza, premia chi “rilancia” di più.
Un anticipo sostanzioso
C’è poi un punto che può spiegare molte cose: l’assetto economico richiede anche un canone iniziale anticipato di 409.600 euro, da versare alla firma e poi recuperabile nel tempo attraverso un meccanismo di restituzione pluriennale.
È uno schema che può apparire tecnico, ma è politicamente decisivo: perché restringe il campo a operatori solidi, capaci di pianificare sul lungo periodo, e al tempo stesso interroga il Comune di Albano su una domanda semplice: quanto conviene spingere sul “massimo rialzo” se poi il mercato resta alla finestra?
In altre parole, il prezzo non è solo un numero: è una scelta di strategia pubblica.
Tutela del personale e nuove quote “green”
Nel nuovo bando resta centrale la clausola sociale: chi subentra dovrà garantire la stabilità occupazionale e assorbire prioritariamente il personale già impiegato.
I documenti indicano i profili presenti, tra farmacisti e magazzinieri, con contratti sia a tempo indeterminato che determinato.
Non solo: in caso di nuove assunzioni, è esplicito l’impegno a rispettare due quote simbolicamente rilevanti: 30% occupazione giovanile (under 36) e 30% femminile.
È il segnale che la concessione non viene letta solo come gestione economica, ma come leva di policy locale, dentro un settore che incrocia welfare, lavoro e coesione sociale.
Due gare deserte e una società in liquidazione
Il punto politico, però, è a monte: perché nessuno si è fatto avanti finora?
Nel 2025 la procedura è stata dichiarata deserta due volte, e l’operazione ruota attorno ad Albalonga Srl in liquidazione, con l’amministrazione oggi guidata da un Commissario Straordinario che ha autorizzato il nuovo tentativo e il secondo ribasso.
Non è un dettaglio. È la fotografia di una fase delicata, in cui il Comune di Albano cerca di rimettere ordine nella gestione di un servizio pubblico essenziale mentre la macchina amministrativa prova a renderlo appetibile senza svenderlo.
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