Con la Determinazione Dirigenziale n.18 del 9 gennaio 2026, il Comune di Pomezia ha affidato un incarico mirato per indagini non invasive.
L’obiettivo è semplice e politico insieme: partire senza inciampare, ridurre i rischi e blindare l’avvio dei lavori su un’infrastruttura che, per la città, è molto più di un ponte.
Perché serve il georadar: il rischio “invisibile” che può bloccare i lavori
A far accelerare questa scelta è stata Acea, il gestore del servizio idrico, che durante i sopralluoghi ha evidenziato l’urgenza di verificare eventuali interferenze nel sottosuolo.
Tradotto: sotto quel tratto di strada potrebbero passare condotte, reti, attraversamenti non perfettamente censiti o aggiornati.
E in un cantiere di questo tipo, l’imprevisto non è solo tecnico: è tempo che salta, costo che lievita, responsabilità che si incastrano.
Il georadar serve proprio a questo: mappare prima, per non spaccare dopo. È una scelta da “buona amministrazione”, perché riduce la probabilità di stop improvvisi e varianti che spesso diventano la tomba di opere nate con ambizione.
Come funziona il georadar
Il georadar, noto anche come GPR (Ground Penetrating Radar), è uno strumento di indagine non invasivo utilizzato per “leggere” ciò che si trova sotto la superficie del terreno senza effettuare scavi.

Il suo funzionamento si basa sull’emissione di impulsi elettromagnetici ad alta frequenza che penetrano nel suolo e vengono riflessi quando incontrano materiali diversi, come strati di terreno, rocce, vuoti, tubazioni o zone con diversa umidità.
Le onde riflesse vengono poi raccolte da un’antenna e trasformate in immagini e profili del sottosuolo, consentendo ai tecnici di individuare eventuali criticità e di valutare la stratigrafia dell’area.
Nel caso delle indagini previste per la realizzazione del ponte sul fosso Crocetta, a Torvaianica, il georadar permetterà di ottenere informazioni fondamentali sulla stabilità e sulla composizione del terreno, ma anche condotte, reti, attraversamenti non perfettamente censiti o aggiornati.
Ciò riduce i rischi in fase di progettazione e garantisce una maggiore sicurezza dell’opera.
Un ponte che vale più di un’opera: la partita PNRR e la credibilità dell’ente
Questo intervento si gioca dentro una cornice che non consente margini di leggerezza: il PNRR.
Il ponte “Crocetta” rientra nel Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare, dentro la Missione dedicata a rigenerazione e infrastrutture sociali.
Il senso è politico: migliorare connessioni, accessibilità e sicurezza, e farlo con una logica di ricucitura urbana.
Per Torvaianica, significa smettere di vivere certe strade come colli di bottiglia permanenti e trasformare un tratto fragile in un punto di scorrimento stabile.
Ma significa anche un’altra cosa: dimostrare che i fondi europei non sono solo un timbro, bensì una responsabilità con scadenze e obblighi.
Un incarico da 1.098 euro, ma dal significato enorme
La cifra è modesta: 900 euro più IVA, per un totale di 1.098 euro, affidati alla società IDEA ST S.r.l. tramite procedura diretta.
Eppure, in politica amministrativa spesso sono proprio questi passaggi “minori” a fare la differenza tra un’opera che procede e una che si impantana. Perché spendere poco, bene, al momento giusto, può salvare milioni dopo.
L’operazione diventa così un segnale: il Comune di Pomezia sceglie di mettere in sicurezza il terreno – letteralmente – prima di entrare nella fase più visibile.
È il contrario della gestione spettacolare: meno foto, più prevenzione. E in tempi di PNRR, la prevenzione è una forma di efficienza.
Il messaggio ai residenti: più controllo sul campo
Per Torvaianica, abituata a promesse e tempi spesso dilatati, questa determinazione racconta una scelta di metodo: evitare l’ennesimo cantiere “a sorpresa”, quello che parte bene e poi si ferma per un problema invisibile sotto la strada.
Il ponte Crocetta, insieme al gemello sul fosso di Pratica di Mare, può diventare un’infrastruttura decisiva per traffico, sicurezza e collegamenti quotidiani.
Ma la vera posta in gioco è la fiducia: perché oggi non basta aprire un’opera, serve portarla fino in fondo rispettando tempi, vincoli e obiettivi.
E in questa stagione, anche un georadar da mille euro può valere più di un comunicato: è un pezzo di serietà istituzionale messo nero su bianco.
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