Il nuovo polo sorgerà in un lotto di terreno ampio oltre 23mila mq ( quasi quanto 5 campi da calcio di serie A) tra Viale Kennedy, via G. Spada e via Ovidio Franchi.
Non è ancora il permesso di costruire vero e proprio, ma un passaggio che conta: il Comune di Ciampino certifica che, per quell’area, esistono le condizioni per procedere con una modalità “semplificata” e approva lo schema di convenzione che stabilirà gli obblighi del privato verso l’interesse pubblico.
Tra Kennedy e Spada, l’ultima grande tessera libera
L’intervento riguarda una porzione significativa tra Viale Kennedy, via G. Spada e via Ovidio Franchi, dentro la sottozona G4 del Piano Regolatore.
Si tratta di una delle ultime superfici ancora disponibili in un quadrante che, negli anni, è stato progressivamente urbanizzato e cucito dentro un tessuto già consolidato.

In parole semplici, il progetto porta con sé un “pacchetto” di nuove costruzioni piuttosto grande, pari a circa 14 mila metri cubi complessivi.
La parte residenziale è molto limitata: circa 311 metri quadri in totale, con 7 appartamenti.
Il grosso dell’intervento invece riguarda negozi e attività.
Ci sarà un edificio commerciale principale da circa 2.300 metri quadri, un secondo fabbricato commerciale più piccolo da circa 760 metri quadri, e un terzo spazio molto ridotto (circa 113 metri quadri) pensato come supporto per l’area sportiva con 4 campi da padel. A completare il quadro ci saranno anche uffici/servizi per circa 170 metri quadri.
In sostanza: poche abitazioni e tanta parte commerciale, con l’area che si svilupperà soprattutto come polo di attività e servizi, più che come nuovo quartiere “di case”.

Il patto pubblico-privato: opere, standard e garanzie
Il cuore dell’operazione è il meccanismo della convenzione urbanistica. In cambio delle volumetrie, il privato si impegna a realizzare e cedere opere che il Comune di Ciampino considera strategiche per la collettività.
Un parcheggio pubblico, un parco urbano con arredi e alberature, un collegamento pedonale tra via Ovidio Franchi e via Spada, e l’ampliamento della stessa via Franchi per renderla più funzionale e sicura.
Non solo: è previsto anche un sistema di garanzie, con fideiussione a tutela dell’ente, nel caso in cui il Comune debba sostituirsi al soggetto attuatore per completare le opere.
La politica dietro le carte: “sviluppo” o “equilibrio”?
La narrazione amministrativa è lineare.
L’area viene descritta come già servita dalle principali urbanizzazioni, e quindi adatta a un intervento gestibile senza mettere in moto strumenti più complessi. Ma la domanda da porsi è meno tecnica e molto più concreta: Ciampino può permettersi altra edificazione?
Il tema non riguarda solo quante strutture nasceranno, ma quale città si sta costruendo.
Il rischio, per una comunità già compressa tra infrastrutture pesanti e carichi urbani elevati, è che ogni nuovo intervento sia percepito come un ulteriore “peso” più che come un’occasione di riequilibrio.
Poi, non ultimo, c’è il problema della crisi idrica che sta devastano l’area dei Castelli Romani e, in particolare, i laghi Albano e Nemi.
Verde promesso e traffico reale: il banco di prova sarà la strada
Nelle operazioni di questo tipo, lo scarto tra progetto e vita quotidiana è sempre il punto più delicato.
Le opere pubbliche e gli standard possono migliorare la qualità urbana. Ma l’impatto di un polo commerciale e di nuovi insediamenti si misura soprattutto su due fronti: traffico e accessibilità.
Viale Kennedy e via Spada sono già oggi assi sensibili. Se aumentano gli ingressi, i flussi e le manovre di carico-scarico, il tema diventa inevitabilmente la sicurezza, la scorrevolezza e la capacità delle strade di assorbire nuove pressioni senza trasformare un quadrante in una coda permanente.

Un’onda lunga di progetti: Ciampino e il nodo consumo di suolo
Il caso di via Kennedy non arriva isolato.
Negli ultimi mesi la città ha visto affacciarsi e consolidarsi altri interventi che, sommati, compongono un quadro più grande: trasformazioni urbanistiche, nuovi poli residenziali, comparti da completare.
In un contesto in cui il consumo di suolo è già un tema sensibile e fortemente divisivo, ogni nuovo tassello rischia di alimentare una frattura politica: da una parte chi chiede sviluppo e riordino, dall’altra chi teme un’accelerazione edilizia difficile da reggere.
La vera sfida, ora, sarà la trasparenza del processo e la coerenza tra promesse e risultati: perché il confine tra “rigenerare” e “occupare altro territorio” è spesso sottile, e a pagarlo – nel bene o nel male – è sempre la città reale.
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