Il Comune ha ordinato l’interruzione immediata di un’attività avviata come casa vacanze n forma non imprenditoriale, chiedendo di eliminare gli effetti dell’avvio e affidando alla Polizia Locale il compito di vigilare sul rispetto del divieto.
Il Comune di Velletri sancisce infatti con la determina n. 44 del 20/01/2026:
“il divieto immediato di prosecuzione dell’attività svolta e la rimozione di tutti gli eventuali effetti dannosi e lavori realizzati prodotti dalla S.C.I.A. telematica, presentata tramite il portale telematico impresainungiorno.gov.it, nonché la revoca dell’originario titolo autorizzativo, costituito dalla S.C.I.A. stessa, per lo svolgimento dell’attività di CASA VACANZE esercitata in FORMA NON IMPRENDITORIALE, con sede in Velletri”.
L’atto comunale impone inoltre
“la rimozione di tutti gli eventuali effetti dannosi e lavori realizzati”.
Le irregolarità della casa-vacanze di Velletri
Non si tratta di una grande attività alberghiera, siamo in pratica davanti a una “casa vacanze” con una
“capacità ricettiva di n. 2 posti letto collocati presso una camera di dimensione di 10 MQ”.
Le irregolarità riscontrate dal Comune di Velletri sono diverse.
Innanzitutto la planimetria dell’unità immobiliare non risulta essere redatta secondo quanto prescritto dalle norme.
Non risulta nemmeno essere stata presentata la
“relazione asseverata da un tecnico iscritto all’albo o all’ordine professionale attestante la conformità della struttura alla normativa vigente con particolare riferimento a quella in materia di igiene, edilizia, urbanistica , sicurezza energetica”.
Manca infine comunicazione formale all’amministrazione di condominio dell’attività che si intende svolgere: nel caso specifico si tratta un edificio composto da 8 o più unità immobiliari.
Davanti a questa serie di irregolarità il Comune è obbligato per legge ad intervenire entro 60 giorno. Il messaggio politico quindi è semplice: l’ospitalità è un’opportunità, ma non può diventare una zona franca dove ognuno fa come gli pare.
La nuova stagione dei controlli
Dietro il provvedimento non c’è una guerra ideologica al turismo, ma un problema di “sostanza”.
Secondo gli uffici comunali, con la conferma della Polizia Locale di Velletri, l’alloggio non avrebbe garantito alcuni requisiti minimi e la documentazione presentata, in un secondo momento dalla struttura, non sarebbe stata all’altezza di ciò che serve per offrire accoglienza in modo credibile.
In parole povere: spazi dichiarati sotto gli standard, carte tecniche incomplete, passaggi essenziali saltati. È qui che la politica entra in campo: perché qualità, sicurezza e trasparenza non sono burocrazia, ma fiducia nel territorio.
Questo non è un episodio isolato. Da tempo le amministrazioni, soprattutto nelle aree a forte pressione turistica, come i Castelli Romani, stanno alzando l’asticella dei controlli.
A Roma, tra marzo 2024 e marzo 2025, sono state chiuse circa 300 strutture ricettive risultate irregolari: un dato che racconta quanto sia diffuso il “fai da te” dell’ospitalità e quanto lo Stato stia provando a recuperare terreno.
Velletri, con il suo stop, si inserisce in questa tendenza: meglio prevenire oggi che inseguire domani tra contenziosi e proteste.
Turismo, case e consenso: il nodo politico
Sullo sfondo c’è la domanda più scomoda: che città vogliamo costruire?
L’ospitalità diffusa porta reddito, riempie i ristoranti, sostiene commerci e servizi. Ma se cresce senza regole rischia di generare un corto circuito: condomìni esasperati, concorrenza sleale verso chi investe e rispetta gli standard, pressione sul mercato delle case e sulla residenzialità.
Non a caso, una recente pronuncia della Corte costituzionale (sentenza 186/2025) ha riconosciuto che i Comuni, in contesti di alta densità turistica, possono individuare zone e criteri per governare il fenomeno.
Altri casi dei Castelli Romani
Non è il primo caso ai Castelli Romani. Basta ricordare i recenti casi di Rocca di Papa e ancora più di recente quello di Ciampino.
In molti Comuni dell’area romana infatti il tema degli affitti brevi è esploso soprattutto sul fronte fiscale: per tanti proprietari la percezione è quella di un sistema “leggero”, che consente entrate rapide con un’imposizione considerata conveniente.
È il motivo per cui il dibattito nazionale si è acceso sulla cedolare secca, tra ipotesi di aumento dal 21% al 26% e correttivi che, secondo diversi osservatori, rischiano di incidere meno di quanto sembri nella vita reale. A Velletri, invece, la storia finisce al contrario: non si discute di quanto si paga, ma del fatto che si chiude.
Un messaggio a tutto il territorio
La decisione del Comune di Velletri manda un avvertimento che vale per tutti: chi vuole fare accoglienza deve farla bene, con requisiti verificabili e regole rispettate.
Lo scopo non è “punire” il piccolo proprietario, ma evitare che pochi furbi trascinino nel fango un intero settore, danneggiando anche chi lavora correttamente.
La politica locale, oggi, ha una responsabilità enorme: trovare l’equilibrio tra economia del turismo e vivibilità quotidiana. Velletri, con questo stop, sembra voler tracciare una linea chiara: il turismo sì, ma non a qualsiasi prezzo.
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