Con l’approvazione dello schema di disciplinare di gara e dei relativi allegati il 21 gennaio, la procedura entra nella sua fase più concreta.
Non più comunicati o intenzioni, nemmeno la messa in sicurezza del tetto, avviata le scorse settimane e ormai quasi ultimata, ma la costruzione operativa del percorso che porterà agli interventi sul campo, ossia la pulizia vera e propria del sito dismesso.
Prima l’amianto, poi la bonifica vera: cosa verrà rimosso
520 tonnellate di rifiuti tossici da smaltire sono una eredità pesante lasciata ai cittadini di Pomezia dai ‘soliti’ speculatori che avviano attività di lavorazione con prodotti pericolosi, incassano per decenni grandi utili e poi lasciano tutti i problemi ai posteri.
La vicenda dell’ex Kema è iniziata nel 2001 quando fu imposto al proprietario, ritenuto responsabile dell’inquinamento, di intervenire con immediate misure di messa in sicurezza dei rifiuti. Intervento mai avvenuto.

Il piano di ripristino ambientale prevede ora un approccio per fasi, perché non si tratta solo di pulire un’area, ma di renderla prima di tutto accessibile e sicura.
Il primo bersaglio è stato la presenza di coperture in cemento-amianto, una condizione che per anni ha reso l’area un punto delicatissimo anche solo per la gestione degli accessi. Questa fase è stata praticamente ultimata nei giorni scorsi.
Ora si entra nel capitolo più pesante: lo smaltimento dei materiali e dei residui industriali, con la rimozione di rifiuti considerati altamente pericolosi.
È qui che si misura la differenza tra un intervento “di facciata” e una bonifica vera: quella che elimina il problema, non quella che lo nasconde.
Quanto costerà davvero: i numeri
La domanda centrale, inevitabile, è: quanto costa chiudere la partita ex Kema?
Il quadro economico complessivo ruota attorno a un finanziamento pubblico stimato nell’ordine dei 2,5 milioni di euro, costruito per coprire l’intero pacchetto degli interventi necessari.
All’interno di questa cifra, una parte è destinata alle opere materiali, un’altra a sicurezza, progettazione, gestione del cantiere, analisi e imprevisti: perché una bonifica non è un lavoro standard, è un’operazione che si adatta a ciò che emerge man mano.
La sola rimozione del tetto in amianto è costata 615mila euro, mentre il resto riguarda la bonifica più ampia. E il punto politico è chiaro: qui il costo non è soltanto economico, ma reputazionale. Ogni euro speso dovrà tradursi in risultati visibili.
Tempi: la sfida della credibilità
La partita si gioca anche sul tempo, perché Pomezia ha imparato a diffidare dei calendari troppo ottimisti. L’approvazione degli atti di gara è l’avvio del percorso, ma non è ancora il traguardo.
Da qui in avanti tutto dipende dalla capacità del Comune di Pomezia e della stazione appaltante di portare la procedura a compimento senza rallentamenti, tra verifiche, aggiudicazione e avvio effettivo dei lavori.
La prospettiva è quella di vedere la bonifica entrare realmente nel vivo entro la fine della primavera del 2026, questo si vocifera in Comune, ma il dato politico è che siamo davanti a un test di affidabilità.
Perché l’ex Kema non è solo un “ecomostro”: è il simbolo di ciò che accade quando l’abbandono diventa sistema. Adesso, finalmente, Pomezia prova a voltare pagina sul serio.
Una ferita lunga decenni: tra inerzie e rimpalli istituzionali
L’ex stabilimento ha rappresentato per troppo tempo una ferita urbana e politica. Un luogo rimasto sospeso tra sequestri, attese, passaggi di competenza, tentativi di intervento e promesse cicliche.
E ogni anno perso ha lasciato sul territorio lo stesso messaggio: che certe emergenze, quando non esplodono in modo spettacolare, finiscono per diventare “normali”.
Ma l’ex Kema non è mai stata normale. È stata una zona grigia, un simbolo di fragilità amministrativa e di un modello industriale che, una volta consumato, lascia dietro di sé solo costi, rischi e paura.
Ora, però, la cornice cambia: la città pretende che si smetta di rincorrere e si cominci a risolvere.
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