Latina è uno dei luoghi chiave di una lunga vicenda giudiziaria che ha visto protagonisti quattro ufficiali del ruolo aeronavale della Guardia di Finanza, formatisi presso il 70° Stormo dell’Aeronautica Militare del capoluogo pontino per diventare piloti militari.
Dopo anni di attese e rinvii, il TAR del Lazio ha riconosciuto la responsabilità dell’amministrazione per il ritardo nella conclusione del percorso di addestramento. Tale ritardo non ha permesso loro di completare l’iter formativo necessario al conseguimento del brevetto di pilota militare.
Per la “perdita di chance” subita, il tribunale ha perciò condannato lo Stato a un risarcimento economico nei confronti degli ufficiali.
Il percorso di formazione per diventare piloti iniziato a Latina
La vicenda affonda le radici nel concorso bandito per l’anno accademico 2006-2007 per l’accesso all’Accademia della Guardia di Finanza con specializzazione da pilota militare.
Dopo l’ingresso in Accademia, gli aspiranti piloti militari della Guardia di Finanza avevano avviato il percorso addestrativo presso il 70° Stormo dell’Aeronautica Militare di Latina.
A Latina gli ufficiali avevano completato con successo le prime fasi del corso, conseguendo il brevetto di “Pilota di Aeroplano”.
Avevano anche superato la parte teorica avanzata della formazione, tenutasi presso la base di Pratica di Mare e presso quella di Latina.
Restava però da ultimare l’ultima fase pratica (circa 100 ore di volo) necessaria per ottenere il Brevetto di Pilota Militare, il titolo che consente di essere a tutti gli effetti piloti militari.
Ed è qui che il percorso si è interrotto. L’ultima fase pratica infatti non è mai stata portata a termine.
L’interruzione del corso e il cambio di formazione
Secondo quanto ricostruito nella sentenza, a interrompere il percorso formativo per ottenere il brevetto di pilota militare sono state criticità tecniche sugli aeromobili destinati all’addestramento su ala fissa.
Ai quattro ufficiali era stato quindi proposto un percorso alternativo: il passaggio temporaneo alla formazione su elicotteri, in attesa di poter riprendere la formazione su ala fissa. Una scelta accettata per senso di servizio, che ha portato al conseguimento del brevetto di pilota di elicottero.
Negli anni successivi, però, la conclusione dell’addestramento originario su ala fissa è rimasta sospesa. I militari sono stati più volte contattati con la promessa di una ripresa dell’addestramento, ma ogni volta il completamento della formazione è stato rinviato.
Il rinvio si è protratto per oltre un decennio, fino alla scadenza della ferma obbligatoria sedicennale.
La ferma scaduta e il no della Guardia di Finanza
Nel settembre 2024 è scaduta la ferma volontaria di sedici anni sottoscritta dagli ufficiali. A quel punto, ciascuno di loro ha chiesto di poter accedere alla ferma biennale prevista per i piloti militari, che dà diritto anche a specifici incentivi economici.
La risposta del Comando Generale della Guardia di Finanza è stata negativa. La motivazione era chiara: senza il Brevetto di Pilota Militare, quella possibilità non poteva essere riconosciuta. Da qui il ricorso al TAR.
Il ricorso al TAR per il mancato completamento dell’addestramento
Il Tribunale Amministrativo ha dato parzialmente ragione agli ufficiali e accolto in parte la domanda risarcitoria.
I giudici hanno sottolineato che l’Amministrazione, una volta avviato il percorso di specializzazione, aveva l’obbligo di metterli nelle condizioni di completarlo.
Le difficoltà tecniche sugli aeromobili, secondo il TAR, non sono state dimostrate in modo sufficiente per giustificare un ritardo così lungo.
Nella sentenza si legge che la Guardia di Finanza “non ha provato l’impossibilità della prestazione per causa a essa non imputabile”.
Secondo i giudici, non si è trattato di una mera difficoltà organizzativa, ma di un vero e proprio inadempimento.
Tanto più che, dagli atti depositati, emerge come la possibilità di completare l’addestramento sia stata individuata solo di recente e comunque non prima del 2031, quando per alcuni dei ricorrenti sarà ormai preclusa, per limiti di età, la possibilità di accedere alle ferme biennali incentivanti.
Migliaia di euro di risarcimento per la “perdita di chance”
Il TAR ha escluso che si potesse riconoscere automaticamente il diritto al brevetto, perché l’ultima fase del corso avrebbe comunque dovuto essere superata.
Ha però riconosciuto una “probabilità elevata” di successo, considerando che mancava solo l’ultimo segmento dell’addestramento e che i precedenti erano stati tutti superati con successo.
Da qui la decisione di liquidare un risarcimento per la “perdita di chance” legata ai premi economici che i militari avrebbero potuto percepire se avessero completato il corso nei tempi previsti.
Gli importi stabiliti sono di 22.310 euro ciascuno per due ufficiali e di 16.268 euro ciascuno per gli altri due.
Le richieste non accolte
Il Tribunale ha invece respinto le ulteriori richieste di risarcimento legate alla mancata possibilità di intraprendere una carriera di pilota civile.
Secondo i giudici, non è stata dimostrata l’esistenza dei requisiti necessari per convertire il brevetto militare in licenza civile.
Bocciata anche la domanda di danno non patrimoniale per lesione delle aspirazioni professionali, perché proposta tardivamente e priva di adeguata prova.
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