Il Comune di Albano Laziale, guidato dal Commissario prefettizio Filippo Santarelli, ha messo nero su bianco un’autorizzazione paesaggistica per la realizzazione di quattro ville bifamiliari in via dei Pini, una strada che è proprio in primissimo piano nella veduta panoramica di Villa Doria.
L’autorizzazione, sulla carta, apre le porte a un intervento immobiliare significativo in un’area che – a leggere l’atto, firmato dall’architetto Alberto Gemma – sarebbe addirittura sottoposta a vincolo paesaggistico.
Il problema è che, fin dalle prime righe, questo provvedimento sembra contenere un’incertezza che rischia di trasformarsi in un caso politico.
Via dei Pini ed ex ISFOL
Via dei Pini non è una via qualsiasi. È una laterale che incrocia e accompagna un pezzo delicato del territorio: la zona che, all’altezza del Villaggio Doria, noto centro sportivo, si lega alla direttrice di via Olivella, collegamento naturale tra il centro storico di Albano e la frazione di Pavona.
Ed è anche la strada che conduce verso l’area dell’ex ISFOL, un complesso edilizio finito anni fa dentro un intreccio di attenzioni e discussioni legate al mercato immobiliare e alle sue “promesse” di divenire una nuova scuola privata al servizio del centro città.
Il punto vero: ville sotto Villa Doria… o vicino all’area artigianale?
Fin qui tutto sembrerebbe portare a una conclusione quasi automatica: le ville nasceranno a ridosso di Villa Doria e a ridosso (se non al posto) dell’ex ISFOL, quindi in una zona sensibile, dove ogni passaggio urbanistico diventa una questione di equilibrio tra tutela e trasformazione.
Non si capisce bene dove dovrebbero nascere queste ville, perché, leggendo i dettagli dell’autorizzazione, spunta una contraddizione che spiazza.

L’atto comunale indica sì “via dei Pini”, ma quando scende nei riferimenti catastali si parla di un’altra zona, ovvero siamo davanti a una
“istanza, corredata del relativo progetto, per la “Realizzazione di n. 4 ville bifamiliari su lotto sito in Via dei Pini – Albano Laziale” – distinto in catasto al Foglio n. 7 – particelle n. 123-124-125 in area sottoposta a vincolo”.
Andiamo a vedere sui fogli catastali le particelle indicate e troviamo che indicano tutta un’altra zona, vicino via Quarto Grotte.

Via dei Pini, indicata in testa all’atto di Autorizzazione paesaggistica è da un’altra parte, lontana più di 600 metri in linea d’aria dalla zona indicata dalle particelle catastali.

Un atto pubblico con due mappe diverse: cosa sta succedendo?
Qui non siamo davanti a una sfumatura burocratica: è il cuore dell’intera operazione.
Perché se davvero l’intervento ricade in un’area vincolata (come l’atto afferma, richiamando un vincolo paesaggistico e le tutele del Codice dei beni culturali), allora il tema è enorme: si costruisce in una fascia che richiede massima prudenza, trasparenza e coerenza amministrativa.
Ma se invece le particelle catastali rimandano altrove, allora la domanda diventa ancora più inquietante: com’è possibile che un’autorizzazione paesaggistica indichi un luogo e nei fatti ne “descriva” un altro?
Forse c’è una spiegazione tecnica, che però al momento noi non riusciamo proprio a capire.
Il silenzio della Soprintendenza: la responsabilità è tutta del Commissario
Nell’autorizzazione c’è anche un altro elemento che merita attenzione.
Il Comune di Albano Laziale scrive che sono trascorsi 60 giorni senza parere vincolante della Soprintendenza, e quindi l’ente deve comunque provvedere.
Una dinamica prevista dalla legge, certo, ma che politicamente pesa: perché quando mancano risposte dall’organo di tutela, la responsabilità ricade ancora più nettamente su chi firma.
E qui la firma non scioglie il nodo, non chiarisce la localizzazione reale, non mette in sicurezza l’interpretazione. Risultato: una comunità lasciata nel dubbio su cosa stia davvero per sorgere e dove.
La domanda finale (che vale più di quattro ville)
Quattro bifamiliari possono essere un intervento edilizio, ma possono anche diventare un simbolo.
Il simbolo di un modello: quello in cui il territorio si decide “a carte”, con atti che dovrebbero essere inattaccabili e invece sollevano perplessità immediate.
Compiuto, per di più, in fase commissariale, nel corso della quale ogni cosa dovrebbe essere eseguita in modalità doppiamente controllata.
Se le ville sono davvero previste sotto Villa Doria, allora Albano sta autorizzando una trasformazione a ridosso di una zona super delicata. Impatterà certamente su quella che è considerata la migliore visuale panoramica di Albano, la terrazza di Villa Doria. E ci sono problemi anche con autorizzazioni archeologiche
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Se invece l’area è un’altra, allora siamo davanti a un problema che dovrebbe allarmare chiunque: un documento pubblico può permettersi un errore del genere senza che nessuno lo corregga?
Errare è umano, certo, ma non su area vincolata a ridosso di villa Doria, simbolo verde di Albano.
Attendiamo, insieme ai cittadini di Albano, chiarimenti su questa preoccupante vicenda.
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