Dopo settimane di incertezze e un percorso amministrativo che definire tortuoso è quasi un eufemismo, è arrivato così l’atto di Regione Lazio e Città Metropolitana di Roma che permette di avviare alla conclusione i lavori.
Il grande Data Center targato TIM, uno dei più grandi d’Europa, ha infatti bisogno di installare nuovi impianti per l’approvvigionamento energetico in casi di emergenza. Se manca la corrente il danno è enorme, per quella che è la rete web nazionale.

L’operatore nazionale TIM integra i propri servizi con quelli cloud di Noovle. Il Campus di Pomezia è costituito da 3 Data Center (denominati PISP, DC1 ed Enterprise), realizzati su una superficie di 51.000 mq. e 13 Sale Sistemi. Il Data Center da 25 MW di TIM a Pomezia punta soprattutto sui contratti di cloud pubblico.
Una vicenda incredibile: prima l’ok, poi lo stop improvviso
Per capire perché oggi questa ri-autorizzazione fa tirare un sospiro di sollievo, bisogna tornare indietro.
A metà ottobre era arrivato un primo via libera: l’impianto era stato autorizzato con il consenso degli enti chiamati a esprimersi.
Un impianto che prevedeva due grandi gruppi elettrogeni e due DRUPS. I DRUPS sono sistema di continuità elettrica che combinano in un’unica macchina un gruppo di continuità (UPS) con un generatore diesel.
Sembrava l’ultimo miglio verso il cantiere e invece, nel giro di pochi giorni, tutto si era fermato.
Lo stop era arrivato come un fulmine a ciel sereno.
Il nodo del rumore e lo scontro tra sviluppo e vivibilità
A far saltare il banco era un tema che spesso nei territori accende micce politiche: il rumore generato dai nuovi impianti.
Il Comune di Pomezia aveva messo in discussione la compatibilità acustica, segnalando che c’erano ancora aspetti da chiarire e da risolvere.
Questo genere di impianti consuma grandi quantità di energia. Nel caso in cui la fornitura elettrica si interrompa, ha bisogno di impianti che consentano di sopperire, per non bloccare tutto il web. Per la grande richiesta di energia c’è dunque bisogno di grandi gruppi elettrogeni e di continuità. Tanto grandi quanto rumorosi.
Ora la zona in questione non è prettamente residenziale, ma il rumore in ballo è davvero notevole e comunque vanno tutelati anche gli stessi lavoratori di quella struttura.
Lo stop aveva quindi aperto una fase di rallentamenti e rimbalzi di documentazione. L’azienda aveva chiesto proroghe, integrando gli atti, provando a superare il dissenso e a ricucire lo strappo.
Il paradosso era evidente: un’infrastruttura pensata per garantire la gestione di dati e tecnologie avanzate si era arenata tra passaggi amministrativi e incertezze istituzionali.
Dicembre riapre i giochi, gennaio chiude la partita
La svolta era poi arrivata a dicembre, quando l’iter era ripartito formalmente.
Sono state affrontate le criticità, chiusi i nodi contestati e il procedimento è stato rimesso in carreggiata.
Il finale arriva ora, a fine gennaio, con l’approvazione definitiva che riabilita il progetto e ne sancisce la piena legittimità sul piano autorizzativo.
Da questo momento la questione esce dalla nebbia e torna ad avere un orizzonte concreto: quello del cantiere e della realizzazione.
Il grande Data Center di Pomezia con questi nuovi impianti sarà ora più sicuro.
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