Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) Lazio ha respinto il ricorso con cui l’interessato chiedeva di rientrare nelle aree operative dell’aeroporto.
In pratica: niente badge, niente varchi, stop all’accesso.
Si tratta, per lui, di un taglio secco sulla quotidianità di lavoro, sulla continuità professionale e – come emerge dagli atti – persino sul rapporto con il datore di lavoro, la compagnia per cui lavora.
La sentenza porta la data del 22 gennaio: il pilota, in ogni caso, ha facoltà di ricorrere al Consiglio di Stato, secondo grado della Giustizia amministrativa, contro tale sentenza di primo grado.
Il caso esplode mesi dopo: “L’ho saputo solo a dicembre”
La vicenda nasce da un provvedimento che, secondo la ricostruzione giudiziaria, Enac ha adottato il 9 ottobre 2024, disponendo la disabilitazione immediata del badge per Ciampino.
Ma il pilota sostiene di averne avuto notizia soltanto il 3 dicembre 2024, quando la misura era già pienamente operativa.
Da lì parte la corsa: richieste di accesso agli atti, PEC, domande formali per capire cosa fosse accaduto davvero.
Il punto di svolta emerge nelle carte giudiziarie: Enac disattiva il TIA perché la Polaria (Polizia di Frontiera Aerea) revoca il precedente parere favorevole, a seguito dei controlli periodici sui precedenti personali, il cosiddetto Recurrent Background Check.
Il nodo Polaria (la Polizia di Stato aeroportuale): il controllo “rafforzato” e lo stop automatico
Secondo quanto riportato nella sentenza, la Polaria (la Polizia di Stato aeroportuale) comunica che il parere viene ritirato “con effetto immediato” proprio per l’esito negativo del background check.
E quando, il 19 dicembre 2024, fornisce ulteriori chiarimenti, mette nero su bianco una regola destinata a fare scuola.
L’esito è negativo anche senza una condanna, se la persona risulta sottoposta a procedimento penale per specifici reati indicati dal Programma Nazionale per la Sicurezza dell’Aviazione Civile (PNS).
Tra questi figurano terrorismo, immigrazione clandestina e soprattutto associazione per delinquere. È su quella categoria che si chiude la partita.
La difesa “spiazzante”: “Non c’entra Ciampino, sono solo orologi”
Ed è qui che il caso assume i contorni più controversi.
La linea del pilota, infatti, ruota attorno a un’idea semplice: le contestazioni penali non sarebbero collegate all’aeroporto, né alle sue funzioni operative.
Secondo la ricostruzione riportata in sentenza, si parlerebbe di condotte legate a un commercio clandestino di orologi di lusso, inquadrato però in una dimensione associativa.
Tradotto: una vicenda seria, ma – per il ricorrente – estranea alla safety e alla security aeroportuale. Da qui l’attacco: revoca sproporzionata, motivazioni generiche, istruttoria carente, perfino mancata comunicazione di avvio del procedimento.
Il TAR chiude ogni spiraglio: “Conta il reato, non il contesto”
Il TAR del Lazio non concede sconti interpretativi. Anzi, ribadisce un principio cruciale per tutto il sistema aeroportuale: non serve dimostrare che il presunto reato sia avvenuto “in aeroporto” o “per l’aeroporto”, conta il fatto che la persona sia sottoposta a procedimento penale per una delle fattispecie considerate ostative.
E nel caso in questione, i giudici rilevano che il pilota risulta appunto imputato per associazione per delinquere (art. 416 c.p.), con finalità legate anche a reati come riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Elementi ritenuti sufficienti per far scattare il background check negativo e, di conseguenza, la perdita del badge.
“Provvedimento vincolato”: Enac non decide, esegue
Il cuore della sentenza è tecnico, ma chiarissimo: per il TAR, l’atto Enac è vincolato al parere Polaria.
Se la Polaria non ritira il via libera, Enac non ha margini per “mediare”, né per bilanciare interessi personali e conseguenze lavorative.
Anche le contestazioni sulla motivazione vengono respinte: il rinvio agli atti della Polaria è ritenuto legittimo, soprattutto perché il pilota, tramite accesso agli atti, ha potuto conoscere le ragioni del ‘No’. Risultato: ricorso respinto, badge disattivato confermato.
Il finale: ricorso respinto e 2.000 euro di spese
La sentenza chiude definitivamente il contenzioso davanti al TAR: il pilota resta fuori dalle aree operative di Ciampino e viene condannato a 2.000 euro di spese legali in favore di Enac (nulla per Aeroporti di Roma, costituitasi solo formalmente).
Un epilogo che lascia un messaggio forte ai lavoratori dello scalo: a Ciampino, la regola è una sola. La security viene prima di tutto. Anche quando la difesa prova a ridurre tutto a “solo orologi”.






















