L’avvio della difesa legale è stata avviata dal municipio lo scorso 19 gennaio 2026, quando l’amministrazione ha formalizzato il primo pagamento per la propria linea difensiva.
Una casa allagata, una comunità sotto pressione
La storia nasce, in realtà, a valle di un’altra causa giudiziaria al Tribunale Civile di Roma che ha ‘scaricato’ sul Tribunale delle acque un episodio di allagamento come quelli che i residenti dei Castelli Romani conoscono fin troppo bene.
L’acqua che arriva dove non dovrebbe arrivare, strade che si allagano, sistema fognario insufficiente a contenere le bombe d’acqua sempre più frequenti e violente.
Secondo quanto contestato in giudizio, l’abitazione sarebbe stata danneggiata durante l’evento calamitoso del 10 settembre 2017, una vera e propria bomba d’acqua che mise a dura prova tutto il territorio dei Castelli Romani, fino alla pianura.
Le conseguenze furono gravissime, con danni che il proprietario dell’immobile quantifica in circa 158.988 euro. Di fatto 160mila “per i danni, patrimoniali e non patrimoniali” subiti.
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Il punto, però, va oltre il conto: quando una famiglia vede la propria casa invasa dall’acqua e devastata, non chiede solo soldi. Chiede spiegazioni, responsabilità e soprattutto prevenzione.
Il fronte delle responsabilità: Comune, Astral e il “muro di gomma”
Nella nuova e seconda causa finiscono coinvolti tutti: Comune di Grottaferrata, Astral, ma anche Regione Lazio, Città Metropolitana e Agenzia del Demanio.
È il classico copione italiano delle competenze spezzettate, dove il cittadino si trova davanti un ginepraio di enti e sigle. L’unica soluzione che ha è denunciare tutti, provvederanno i giudici poi a districare il labirinto delle responsabilità.
Astral, che nel Lazio è un riferimento per le infrastrutture stradali, diventa un bersaglio naturale quando si parla di strade. Ma la domanda vera, quella che interessa un elettore prima ancora di un giudice, resta sempre la stessa: chi doveva intervenire prima con la prevenzione?
L’assicurazione del Comune di Velletri si ‘defila’
Il Comune di Velletri ha chiesto l’intervento dell’Assicurazione con il quale ha in corso una polizza di Responsabilità Civile verso Terzi.
L’assicurazione ha fatto sapere:
“L’evento del 10 settembre 2017, in assenza di denuncia agli assicuratori della RCT vigente al tempo, è del tutto prescritto per il contraente”.
specificando inoltre che
“in assenza di documenti fotografici, rilievi e perizie geo ingegneristiche non è neppure possibile stabilire in via di approssimazione a quale soggetto sia imputabile la responsabilità dell’accaduto, né, viceversa, se la forza del fenomeno atmosferico sia stata ex se sufficiente a interrompere il nesso di causalità tra l’evento e il danno”.
Dalla causa civile alla “giustizia delle acque”: quando il terreno diventa politico
Il contenzioso era partito, come accennato in precedenza, anni fa davanti al Tribunale Civile di Roma, ma poi è cambiato.
La controversia è confluita nel circuito della giustizia specializzata sulle acque, con il ricorso conclusosi a Roma poche settimane fa, con il giudice civile ha indicato un diverso perimetro di competenza, ‘scaricando’ la responsabilità al Tribunale Superiore delle Acque pubbliche.
Tradotto fuori dal burocratese: non si discute solo del danno, ma dell’impatto tra eventi atmosferici, opere pubbliche, gestione del territorio e presunte omissioni. Ed è qui che il caso smette di essere una pratica e diventa un tema di governo.
La falla che irrita i cittadini: assicurazioni, ritardi e costi pubblici
Nelle carte emerge anche un retroscena tipico: la pista assicurativa non sembra offrire un paracadute immediato.
Si parla di tempi lunghi, comunicazioni mancate, difficoltà a ricostruire con precisione responsabilità e cause.
E così l’amministrazione comunale, senza un ufficio legale interno strutturato, si muove con un avvocato esterno e comincia a pagare la difesa.
Ed è qui che la vicenda tocca un nervo scoperto: quando la protezione non scatta, il conto finisce indirettamente sui cittadini, tra spese legali e rischio di condanne.
Oltre i 160mila euro: clima estremo, manutenzione e fiducia istituzionale
Il punto non è soltanto stabilire chi pagherà, ma cosa racconta questa storia sul presente: piogge violente, territorio fragile, opere che spesso rincorrono l’emergenza invece di prevenirla.
E mentre in aula si discutono responsabilità, fuori si misura la distanza tra promesse e realtà. Perché un allagamento non è solo un danno materiale: è un colpo alla fiducia. E se un cittadino arriva fino ai tribunali delle acque contro Comune, Astral e altri enti pubblici, il messaggio politico è brutale: non si sente protetto da nessuno.
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