Protagonista dell’operazione, stavolta, è Cellnex Italia, che realizzerà l’infrastruttura su cui verrà installata una stazione radio Wind Tre.
Tradotto: un nuovo nodo della rete mobile, con apparati dichiarati oltre i 20 watt per singola antenna, e un iter chiuso senza “No” formali. Il via libera porta la data del 23 gennaio ed è firmato dal dirigente Marco Di Stefano.
Non è solo un palo d’acciaio: è una scelta di potere sul territorio
Dietro la parola “traliccio” non c’è soltanto tecnologia: c’è un pezzo di politica urbana.
Perché ogni nuova installazione riscrive equilibri, paesaggio e rapporti di forza tra istituzioni e comunità locali.
E quando a muoversi sono colossi come le tower company – che costruiscono infrastrutture e poi le affittano agli operatori – il Comune rischia di diventare un semplice snodo amministrativo di una partita più grande: quella tra copertura, business e velocità. In questa cornice, la domanda non è “serve o non serve”, ma chi decide tempi e modi.
Il paradosso: la rete corre, la città discute ancora le regole
La notizia pesa perché arriva in un momento già nervoso: Albano è reduce dalla stagione rovente di Valle Pozzo e, contemporaneamente, dalla discussione sul nuovo Piano Antenne, lo strumento che dovrebbe mettere ordine e imporre criteri chiari tra tutela e sviluppo, con la fase di consultazione pubblica che si è chiusa solo lo scorso 21 gennaio, e senza che il nuovo Piano sia stato ancora reso pubblico dal Comune di Albano a guida prefettizia.
In questo contesto, il rischio, però, è che il nuovo Piano resti un grande “contenitore” buono per i comunicati, mentre sul campo si procede a colpi di autorizzazioni. E così il messaggio percepito dai cittadini diventa esplosivo: si parla di regole future mentre il presente si riempie di decisioni già definitive.
Valle Pozzo come precedente: la ferita che non si è mai chiusa
È impossibile leggere l’impianto di via del Cimitero senza tornare a quello di via di Valle Pozzo, il caso che ha spaccato Albano.
Lì il maxi traliccio – 30 metri – approvato ancora prima della chiusura del Piano – è diventato una bandiera politica prima ancora che un impianto per antenne per telefonini.
Prima lo stop, poi il muro contro muro, poi la ripartenza improvvisa. A gennaio 2026, secondo la ricostruzione pubblica, il Comune di Albano ha di fatto rimesso in carreggiata l’avvio dei lavori, alimentando la sensazione di un’accelerazione che “scavalca” il clima cittadino e il nuovo Piano in corso di elaborazione.
È l’episodio che ha trasformato il tema antenne in una questione identitaria: chi vive qui conta davvero?
Consultazioni, osservazioni, opposizioni: il misterioso Piano antenne
Intanto, sul Piano Antenne, sono arrivate anche osservazioni e critiche politiche, con richieste di correzioni e maggiore chiarezza su mappe, dati e criteri.
Il punto non è fermare la rete, ma renderla compatibile con una città che non vuole sentirsi “zona di atterraggio” per decisioni prese altrove. Al momento, rispetto al nuovo Piano, non si capisce dove – di preciso – potranno nascere i nuovi tralicci.
E la sensazione che emerge – soprattutto tra i più attenti – è che Albano stia ‘rincorrendo la realtà’. Prima esplode il conflitto, poi si prova a scrivere le regole.
Ma nel frattempo le autorizzazioni continuano a materializzarsi con ‘dati di fatto’ di cui prendere atto, senza una vera discussione preliminare.
Due tralicci in pochi giorni: il rischio politico del “fatto compiuto”
Via del Cimitero, dopo Valle Pozzo, somiglia a un segnale: la stagione dei tralicci non aspetta la politica.
E questo apre tre scenari: il primo è il più semplice e il più divisivo, quello del fatto compiuto.
Il secondo è la riaccensione del conflitto, con ricorsi e nuove mobilitazioni dei cittadini.
Il terzo è il più delicato: una futura amministrazione eletta che si ritroverà a gestire scelte già incardinate, tra pressione dei gestori e aspettative di quartieri che chiedono rispetto. Perché alla fine, in questa storia, il tema vero non è l’antenna: è la credibilità di chi governa il territorio.
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