La decisione è scritta nero su bianco nello schema del nuovo piano triennale delle opere pubbliche, adottato il 26 gennaio 2026 dalla Giunta comunale guidata dal sindaco Carlo Zoccolotti.
L’intervento riguarda il restyling del tratto centrale di viale Vittorio Veneto, indicato come “secondo stralcio funzionale”, spinto in fondo al triennio, lontano dalle urgenze quotidiane che i cittadini vedono e vivono.
Negli ultimi anni l’intervento sull’Olmata è stato promesso, riprogrammato, rimesso in fila. Nei documenti di pianificazione era indicato prima nel 2026, poi nel 2027, ora nel 2028.
Probabilmente ci sono altre opere o interventi che vengono valutati più urgenti. Difficilmente il Comune ha la possibilità di finanziarli tutti e subito.
Olmata a Genzano: quanto fatto e quanto da fare
Olmata, comunque, non è un unico intervento, difatti. Ma un viale “spezzato” in due storie diverse.
Una parte è già stata risistemata dall’Amministrazione Gabbarini tra il 2006 e il 2011. Parliamo del tratto che va da Palazzo Sforza Cesarini a Piazza Dante, poi verso i Cappuccini, quindi lungo Viale Piave fino a Piazzale Brennero — compresa la sistemazione a giardino all’ingresso di Genzano.
Oggi, invece, al centro della “maxi ristrutturazione” resta il tratto centrale, quello storico di viale Vittorio Veneto: la porzione “in piano”, da Giotto alla catena. Ed è proprio questo secondo stralcio che, pur restando in programma e con una cifra pesante (500mila euro), non partirebbe prima del 2028.
Il punto non è soltanto “quando”, ma il segnale che manda quel rinvio.
Tradotto: il progetto resta vivo, ma continua a scivolare in avanti, come se fosse sempre importante… però mai abbastanza da diventare “la prossima cosa” da fare. Perché qui non si parla di una strada qualunque
Radici lunghe, memoria quotidiana: la breve storia dell’Olmata
Chiamarla “strada alberata” è riduttivo. L’Olmata è una firma urbana: nasce nel Seicento, quando Giuliano III Cesarini ridisegna la città di Genzano con i grandi viali “a tridente”, pensati come scenografia verde e asse di connessione tra i luoghi chiave del centro.
È un’idea di città che parla ancora oggi: passeggiate, ombra d’estate, prospettive lunghe, identità. Un patrimonio che non vive nei musei, ma nella routine: nel passo lento, nella corsa, nel ritorno a casa.
Nel piano l’opera è classificata nell’area dei beni culturali: non è un semplice rattoppo, ma una riqualificazione che, per portata economica, promette un salto di qualità.
E mezzo milione di euro, su un luogo così, non è solo manutenzione: è la possibilità di restituire ordine e dignità a un pezzo di paesaggio urbano che fa da spina dorsale emotiva alla comunità.
L’Olmata non è nata per caso. È figlia di una precisa idea di città “moderna” per l’epoca: un viale scenografico, ordinato, capace di unire bellezza e funzione pubblica.
Nel tempo è diventata il corridoio verde di Genzano, il luogo dove la comunità si riconosce senza bisogno di cerimonie: ci si passa per andare a scuola, si rallenta per una passeggiata, ci si incontra prima di una festa, ci si siede all’ombra nelle estati più dure.
Quegli alberi — e l’asse di viale Vittorio Veneto — hanno accompagnato generazioni, facendo da sfondo alle trasformazioni del paese: cambi di amministrazioni, stagioni turistiche, eventi, piccoli riti quotidiani.
Per questo ogni rinvio non è solo un dato di calendario: è un pezzo di storia vissuta che chiede di essere custodita.
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